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09/12/2018
HomeCulturaArte“Alla ricerca del mito perduto”: nuovi spunti di ricerca tra gli studi classici

“Alla ricerca del mito perduto”: nuovi spunti di ricerca tra gli studi classici

Con la giornata di ieri si è concluso il Congresso Internazionale di Studi Classici, organizzato dal Prof. Simone Beta (docente presso il nostro Ateneo), dal Prof. Francesco Carpanelli (docente dell’Università degli Studi di Torino)  e dal Dott. Luca Austa (dottorando di ricerca dell’Università di Siena).
Il Congresso ha visto protagonista il teatro antico ed in particolare la produzione giuntaci frammentaria: il lavoro di ricerca che è stato messo in evidenza è infatti incentrato sulla possibilità di dare voce a contenuti e protagonisti di un mito spesso condizionato da una tradizione frammentaria, in un prolifico dialogo tra Antichità e Modernità. Le conferenze che si sono susseguite hanno infatti voluto enfatizzare anche il costante e attivo confronto con il mito classico che, di secolo in secolo, interessa l’universo artistico non solo letterario, ma anche figurativo. Sembra possibile, allora, individuare dei veri e propri percorsi artistici che affondano le radici proprio nella dimensione del dramma antico e restituiscono i volti senza età dei suoi eroi.

Di una figura come Andromeda (protagonista di una tragedia perduta di Euripide) – racconta la professoressa Cavallini dell’Università di Bologna – subì il fascino Ludovico Ariosto, quando plasmò il meraviglioso personaggio di Angelica, eroina dell’Orlando Furioso.

Il professor Braccini, dell’ateneo torinese, principale promotore dell’iniziativa insieme all’Università di Siena, ha posto in evidenza i possibili punti di contatto tra il mito e la folktale, dunque il racconto popolare, che può restituire archetipi narrativi vicini al mondo mitico, attraverso la conservazione di un analogo elemento fiabesco, poi modulato in contesti differenti.

Più tecnici, invece, gli interventi di professori come Carpanelli (Università di Torino), che ha fornito una breve ed incisiva panoramica sulla complessità del lavoro di ricostruzione dei frammenti di Eschilo, e Montemurro (attualmente docente di un liceo pugliese), capace di dare nuova dignità ad un’eroina euripidea, Melanippe, portatrice di un’insolita abilità nel dominare la parola e la sapienza.

Alcuni spunti affascinanti sono poi emersi dall’analisi condotta da Francesco Puccio (attualmente assegnista di ricerca presso l’Università di Padova) su un oggetto scenico, l’arco, appartenuto all’eroe Filottete. Un altro elemento di unicità che ci restituisce il teatro antico, infatti, è la possibilità di rendere anche l’inanimato parte integrante della trama tragica (“l’arco è percepito come vivo, anche se non vivente”).

Nonostante la natura differente degli interventi (alcuni riservati ad un pubblico forse più esperto ed interno al settore, altri senz’altro più coinvolgenti anche per le menti ancora in erba), è stato spesso sottolineato come gli stimoli lanciati fossero rivolti soprattutto ai più giovani, presenti sia nel pubblico che tra i relatori. È senz’altro un messaggio positivo e stimolante che vuole rendere conto di quanto inesauribile possa essere l’attività di ricerca anche nell’ambito umanistico, una ricerca che trova concretizzazione nello studio del testo e nel costante tentativo di ricostruzione delle origini della cultura classica.

Se siamo stati in grado di accendere la curiosità di voi lettori, vi ricordiamo che questo progetto nasce in collaborazione con l’Università di Torino ed il Centro Studi sul Teatro Classico (http://www.teatroclassico.unito.it/). Al link fornito è anche possibile consultare il programma del Secondo Congresso Internazionale sul Dramma Antico Frammentario, che si svolgerà a Torino tra il 28 ed il 30 novembre 2018.

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