14/10/2019
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Approda al Polo Mattioli la mostra di Amnesty: “Da oltre 40 anni contro la tortura”

Terzo appuntamento per Amnesty International Siena sul tema della tortura. Nei corridoi del Polo Mattioli sono esposti – da sabato 14 Ottobre – fotografie, poster e illustrazioni riguardanti il delicato argomento su cui a lungo si è dibattuto fuori e dentro il Parlamento italiano che recentemente ha approvato una (dubbia) legge che condanna il reato in questione.

“Non plus de la torture” recita la prima delle immagini, situata sulla sinistra, che ritrae il volto di un uomo cancellato, in senso lato, da una grande X rossa, accanto a quella che raffigura un altro essere umano – è sempre bene ricordarlo – vittima di torture fisiche che si dimena e prova ad urlare.

Niente più tortura, si dice. Niente più dolore, ingiustizia, basta con la svalorizzazione della vita umana. Niente più silenzio, soprattutto. “Fate rumore per quelli che non possono essere sentiti” è il messaggio più forte che arriva guardando le raffigurazioni di uomini incarcerati che non possono far sentire la loro voce. Urlate, indignatevi, agite, non restate indifferenti, non chiudete gli occhi, non voltate il viso dall’altra parte.

Fotografie dell’epoca, quasi grigie, come quella sulla Turchia, o immagini su sfondo nero macchiato di rosso (facile pensare al sangue) si succedono sulle pareti del Dipartimento, intervallate ad un certo punto da uno spiraglio di colore: una tavola celeste e gialla in cui figura la famosa Paloma di Picasso, cioè una colomba, celebre simbolo di pace ma prima di tutto di salvezza. La salvezza e la giustizia che si auspica per tutte le vittime di tortura – fisica e non, reiterata o meno – e che non cade dall’alto, ma proviene dal basso, dal nostro impegno, dalla parte ove decidiamo di sederci, ora e in futuro. Difatti, Amnesty International si occupa del tema dal 1973, anno nel quale molto spesso si è ricorsi a violenze prima ed esecuzioni poi, e l’associazione Amnesty Siena chiude questo ciclo sul tema della tortura, che prende il nome di “Nelle Mani dello Stato”, dopo i due appuntamenti precedenti che hanno visto la discussione delle violenze di Genova e dei casi Aldrovandi, Cucchi, Magherini, Uva e tanti altri con la testimonianza di Lorenzo Guadagnucci, implicato nel caso Diaz e la proiezione del film “Diaz – Don’t Clean Up This Blood”. La tortura non è qualcosa lontano da noi, dai nostri giorni, ma è ancora uno strumento nelle mani dello Stato, appunto, e le fotografie della mostra ne sono una veritiera testimonianza oltre che un sordo grido di verità.

Annalisa Falcone

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