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20/02/2018
HomeSvagoAngolo dell'OdioIl buco nero della burocrazia

Il buco nero della burocrazia

 

È una storia di rabbia, di rancore, di ingiustizia e di silenzi.
È una storia in cui siamo tutti coinvolti, per cui tutti abbassiamo gli occhi, ma per cui tutti soffriamo dentro.
È la storia della burocrazia universitaria.

È ora di dire basta. È ora di denunciare, di alzare la voce, di urlare al mondo che LA BUROCRAZIA È UNA MONTAGNA DI MERDA.

Solo nel 2017 fino ad ora ci sono stati 59 casi di studenti morti per attacco cardiaco e 147 feriti gravemente in seguito a lotte armate con le segretarie negli uffici. Ogni giorno almeno uno studente su due, di solito matricola, laureando o in partenza per un periodo all’estero, viene colto da attacchi di panico o crisi epilettiche o malattie mentali di vario genere perché non sa più dove sbattere la testa per far firmare uno stramaledetto documento perfettamente fine a se stesso.

Di norma le cose vanno così: imbottito di valeriana e camomilla e armato di tutta la pazienza del mondo lo studente lascia la sua abitazione alle nove del mattino. Sa a cosa va incontro, ma si sente forte. “Non mi farò mettere i piedi in testa, non oggi”. Quindi si reca al primo ufficio, sperando di cavarsela in una mezz’ora tra attesa e colloquio. Ahahah, povero illuso.
Arriva alle nove e mezza al primo ufficio, che apre alle dieci. Si prende un caffè, fa due passi, mantiene la calma. Quando torna all’ufficio c’è una fila che va da Siena a Firenze. Respirone, si mette in fondo ad aspettare.
Verso le undici e mezza finalmente è il suo turno. Spiega tutta la situazione mentre la segretaria pensa alla crociera che farà 8 mesi dopo, risposta: “ah ma non è questo l’ufficio a cui rivolgersi”. “Quale allora?” “E’ tutto indicato sul sito, dia un’occhiata”. Ovviamente il sito è quel buco nero dell’internet dove non si capisce assolutamente un cazzo. Quindi completamente alla cieca il nostro studente X prova a recarsi in un altro ufficio con un nome identico al primo se non per qualche parolone in più o in meno. Si ripete la stessa identica scena. Lo studente salta le lezioni del pomeriggio per questo dannato documento, mentre Bukowski gli fa un inchino perché neanche lui ha mai utilizzato tanti francesismi tutti insieme.

Mancano poche ore, la scadenza per la consegna è il giorno dopo, e ovviamente X l’ha scoperto la mattina stessa mentre, bevendo il primo caffè appena sveglio, per noia e disperazione, controllava la posta indesiderata. Dove ovviamente c’era quella mail importantissima con le scadenze e le informazioni.

Ma torniamo a noi. Comincia a fare buio, lo studente pare una trottolina di disperazione nella nebbia dentro e fuori di sé.  Solo et pensoso i più deserti campi va mesurando.
Dopo svariate ore il risultato è il seguente: ritrovamenti: Santo Graal e tempo perduto; perdite: peso, felicità e voglia di vivere, più 25 euro tra caffè e sigarette; incontri fortuiti: tutti gli/le ex e le persone che in generale spera di non incontrare, figuriamoci quel giorno.

Dell’ufficio neanche l’ombra. Si ferma a pensare mentre qualcuno vedendo le sue condizioni gli lancia una monetina per pietà. Illuminazione: quell’ultimo ufficio dimenticato da Dio dove una volta era capitato per caso. Forse è quello giusto. X corre, ride, salta, deve essere proprio quello, mi sapranno aiutare, danza, arriva davanti alla porta con un triplo salto mortale carpiato e ricolmo di ottimismo e speranza.
È chiuso. Per ferie. Senza un motivo.

Questa è una storia sbagliata. Perché noi poveri martiri dobbiamo fare tutto da soli? Perché il sistema ci deride mentre spendiamo energie preziose su documenti in aramaico antico? È qualcosa su cui riflettere.

Ma la rivoluzione è vicina.

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