28/10/2020
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    Il Buongiornismo: analisi di un fenomeno sfuggito di mano

    Prima di iniziare, credo sia d’obbligo una piccola premessa: chi scrive è un ventiquattrenne che non si sente affatto nel giusto, che non crede minimamente di affrontare i social nella maniera corretta e che non vuole insegnare nulla al prossimo in merito.

    Bisogna però ammettere che con il tempo si sono venuti a creare dei canoni all’interno dei social: i like “tattici” sotto il post con il video musicale il meno mainstream possibile pubblicato dalla gnocca di turno, i non-like altrettanto tattici alla foto mezza nuda della stessa ragazza, per non apparire “mortidifiga”, l’immagine di copertina tratta da una scena dell’ultimo film di Lars von Trier (possono andare bene anche le inquadrature simmetriche di Wes Anderson o qualche dipinto a caso di Schiele), gli stati brevi e simpatici al punto giusto, il post pubblicato dopo pranzo “perché quella è l’ora di massima affluenza”, ogni tanto un selfie dai tremila filtri e così via.

    Questa breve introduzione vuole essere una critica a chi avverte l’irrefrenabile esigenza di apparire in un determinato modo, a chi conta segretamente ogni mi piace, a tutti quelli, insomma, che si sono lasciati fregare dal fenomeno social.

    È però doveroso analizzare con occhio critico e sociologico una categoria particolare, al di sopra di questo triste e squallido sistema: la categoria dei quarantenni.

    Il quarantenne (e uso questo termine per indicare l’utente medio nella fascia d’età degli “-anta”) si muove sui social spavaldo, non ha bisogno di un canone, non si preoccupa di rispettare le regole grammaticali, né di ostentare cultura. E, ai limiti del senso del pudore, circondato da altri quarantenni, condivide immagini oggettivamente trash create ad hoc da gruppi e pagine altrettanto trash: si viene così a creare quello che noi giovani percepiamo come un anti-canone, una sorta di “deep-facebook” fatto di “buongiornissimi”, “kaffèèè”, gattini e tanti, troppi puntini di sospensione.

    Facciamocene una ragione, il Buongiornismo è ormai un fenomeno che non si può ignorare; e infatti la platea di Facebook, quella che rispetta il canone, lo ha preso particolarmente di mira negli ultimi tempi, trasformando in tormentone ogni frase o emoticon di dubbio gusto.

    Una domanda, però, sorge spontanea agli occhi dei più giovani: perché tutto questo? Ci si interroga sulla effettiva validità dei titoli di studio dei nostri parenti e, soprattutto, ci si chiede come sia possibile ridicolizzarsi a tal punto di fronte ai propri cyber-spettatori.

    A mio avviso, sono molteplici le cause che conducono a questo scempio d’estetica: in primis, a quarant’anni il bisogno di apparire dovrebbe essere scemato da un pezzo, rimpiazzato da mutui, assicurazioni RC auto e pargoli che vanno scarrozzati dal calcetto al catechismo. Questa tesi non è valida per i cinquantenni in crisi di mezza età, che per l’occasione rispolvereranno il buon gusto e proveranno ad allinearsi al canone giovanile.

    In secundis, bisogna constatare che il quarantenne si scopre a gestire un fenomeno non propriamente suo: si trovava perfettamente a suo agio con flipper e Space Invaders, ha vacillato alla comparsa del primo Commodore Vic-20, ha appena imparato ad usare le playlist di youtube, non possiamo mica pretendere che già sappia scolpire al meglio la propria immagine social! A questo punto, però, va spezzata una lancia in favore dello stesso quarantenne, che negli anni si è battuto affinché la nuova generazione imparasse fin dalla scuola elementare ad utilizzare correttamente il PC.

    In ultimo luogo, possiamo notare come il Buongiornismo non sia altro che una riproposizione digitale del modo in cui un quarantenne socializza nella vita reale: mentre noi giovani tendiamo ad allestire la nostra pagina Facebook come una vetrina, commentando e lasciando like ad altri con il contagocce, i più grandi hanno interpretato la parola “social” nel vero senso del termine; come al supermercato, scambiano brevi battute con chiunque incontrino, senza timore di manifestare troppo affetto; allo stesso modo, si ritrovano a dare troppo peso al significato digitale di amicizia, minacciando chiunque non si mostri simpatico con loro di perfidissime “pulizie kontattiii”.

    È probabile che a un dato punto i quarantenni si uniformeranno al canone, così come la generazione che ha visto nascere Facebook ha smesso nel giro di un paio d’anni di ricoprire la propria bacheca con qualsiasi stronzata vedesse sulla home. Oppure, dall’alto della loro maturità, continueranno a condividere gattini e selfie sgranati, ben consci di quella che è la vita reale.

    Ci rivediamo fra vent’anni, sperando nel frattempo di non perdere la capacità di autoironia di fronte agli insulti dei nostri sfrontati figli adolescenti.

    Domenico Iacobellis

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