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09/12/2018
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Combattere l’AIDS per non averne paura

130 mila casi in Italia, circa 4 mila nuove diagnosi ogni anno. 3,9 milioni nel mondo di cui 1,8 milioni sono bambini. Questi i numeri emersi nel 2017 e che mostrano come il virus HIV sia un nemico diffuso e silenzioso.

Perchè di AIDS non si guarisce

Ciò che rende l’AIDS (Sindrome da ImmunoDeficenza Acquisita) una patologia infame risiede nella natura retrovirale del virus che la scatena. Una volta contratto e penetrato nelle cellule del Sistema Immunitario dell’individuo, questo attiva un enzima chiamato Trascrittasi inversa, che è in grado di trasferire l’intero corredo genomico del virus da un singolo filamento di RNA (di cui tutti i virus dispongono) a una doppia elica di DNA (di cui dispone solo il mondo animale, uomo compreso). Il trasferimento da RNA a DNA lo rende così perfettamente integrato nel materiale genetico dell’organismo ospite, eludendo di conseguenza il Sistema Immunitario che non lo riconosce come agente estraneo. Una volta determinata l’infezione, il virus entra in uno stato di quiescenza, anche più comunemente nota col nome di Sieropositività. In questa fase (che può durare da pochi mesi a qualche anno), il patogeno non dà segnali d’attacco, pertanto, se non sottoposto a specifica analisi diagnostica, l’ammalato ne è totalmente inconsapevole. Tuttavia, in sèguito a un abbassamento delle difese immunitarie, il virus si riattiva, si riproduce a velocità elevata e inizia a distruggere Linfociti T, dispositivi biologici deputati alla difesa delle cellule sane di cui dispone il nostro organismo. L’individuo, così, passa da una condizione di sieropositività a malattia conclamata, subendo un pericoloso crollo delle difese immunitarie. Ciò lo espone a ogni genere di infezione virale e/o batterica che, in assenza di un numero sufficiente di linfociti T in grado di contrastarne la diffusione, può risultare fatale. Sangue, sperma, secrezioni vaginali e latte materno sono il veicolo di contagio: in questi liquidi organici, infatti, è presente una quantità tale di virioni da rendere facilmente trasmissibile l’infezione una volta venuti a contatto.

L’importanza della terapia farmacologica

I farmaci antiretrovirali sviluppati negli ultimi 20 anni hanno migliorato la qualità di vita dei malati di AIDS, i quali, grazie a uno stile di vita sano e all’ausilio di un’accurata e costante terapia farmacologica, hanno acquistato ottime prospettive di sopravvivenza. I trattamenti attuali prevedono un’associazione di farmaci in grado di insediarsi nel processo di replicazione virale e bloccare l’attività degli enzimi responsabili della riproduzione del virus. Di conseguenza, sono in grado di ridurre esponenzialmente la quantità di virioni presenti in circolo, determinando una ripresa rapida e stabile del Sistema Immunitario.

Cosa succede quando le terapie falliscono?

Esiste infatti una percentuale di malati che, per motivazioni legate ad anomalie del Sistema Immunitario, non rispondono positivamente ad alcuna terapia farmacologica. In questi pazienti il virus tende a mutare molto frequentemente sezioni del proprio codice genetico la cui replicazione, di conseguenza, non può più essere bloccata dal farmaco. Rappresentano quella popolazione di pazienti clinicamente chiamata HTE (Heavely Treatment Experienced).

Nel biennio 2017-2018 il colosso inglese Glaxo Smith Kline (GSK) in collaborazione con ViiV Healthcare, azienda globale specializzata nel trattamento anti-HIV, ha sperimentato una nuova molecola dal nome Fostemsavir. Questa, rispetto ai farmaci della stessa categoria, agisce nella fase dell’attachment, ovvero il primo stadio dell’infezione: si lega irreversibilmente a una particolare proteina presente sulla superficie del virus, la disattiva e ne impedisce l’ingresso all’interno della cellula sana.

Durante i trial di sperimentazione clinica, la sua assunzione è risultata altamente efficace su un vasto campione di malati sottoposti al trattamento. Il farmaco è stato approvato e a partire dal 12 ottobre 2018 viene prodotto nel nuovo stabilimento GSK (unica struttura al mondo dedicata alla sola produzione di Fostemsavir) di San Polo di Torrile (Parma).

Silvia Fanelli

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