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20/02/2018
HomeCulturaArteCommovente umana materia: un viaggio alla scoperta di Ambrogio Lorenzetti

Commovente umana materia: un viaggio alla scoperta di Ambrogio Lorenzetti

Nei locali del complesso museale del Santa Maria della Scala ha preso vita un progetto espositivo che mette sotto la giusta luce la figura di Ambrogio Lorenzetti, rivoluzionario pittore attivo nella prima metà del XIV secolo, purtroppo sconosciuto ai più a causa della sua marginalizzazione nel quadrante regionale toscano. A collaborare alla cura della mostra figure di spicco nello scenario della storia dell’arte, come il prof. Alessandro Bagnoli, il prof. Roberto Bartalini e il direttore del Kunsthistorisches Institut di Firenze Max Seidel, con il supporto di un fiorente comitato di consulenza e di un brillante team di architetti e progettisti.

Ad accogliere il visitatore vi sono una essenziale cronologia dei lavori dell’artista, una puntuale esplicazione dell’obiettivo della mostra ed una proiezione video dei particolari più caratterizzanti delle opere di Ambrogio. Da qui, si può ben riscontrare come non si venga subito proiettati nel raggio di azione dell’artista in questione, ma si venga delicatamente introdotti nel quadro temporale ed artistico di riferimento, attraverso un assaggio del contesto in cui avviene la formazione di Ambrogio. Prende così forma il confronto tra la vecchia e la nuova generazione artistica, tra Duccio di Buoninsegna, già al suo zenit, e l’astro nascente Pietro Lorenzetti. Solo dopo questo indispensabile passaggio, prende avvio l’esperienza di Ambrogio.

Punto saliente delle opere di Ambrogio è il sentimentalismo narrativo delle scene e dei soggetti rappresentati. I corpi dialogano tra loro in uno spazio che li avvolge pienamente e che ha il coraggio di mettere da parte quel timore, finora esistente, nelle articolazioni dei volumi.

Si passeggia, non solo tra opere permanenti e costituenti il codice genetico della storia senese, ma anche tra opere in prestito, perlopiù provenienti dal Louvre, dalla National Gallery, dalla Galleria degli Uffizi. Una meravigliosa sensazione di riacquisizione del tempo passato si percepisce dinnanzi alla ricostruzione dei supporti architettonici (lunette e volte) su cui si riconoscono, fedelmente applicati, i superstiti frammenti di affresco provenienti dalla cappella di San Galgano a Montesiepi. A facilitare la comprensione della configurazione originaria del sito accorre l’aiuto-guida del rendering e della visualizzazione progettuale animata in 3D.

Nulla da biasimare circa il progetto illuminotecnico: si rivela ben ponderato sia l’utilizzo della luce radente sia quello del wallwasher, indispensabili tecniche che esaltano in modo uniforme e attento al dettaglio le opere appena restaurate; o ancora,  le illuminazioni d’accento (spotlights o proiettori su binario) finalizzate ad aggiungere profondità e a completare la resa luministica generale senza entrare in conflitto con essa. L’atmosfera che si viene a creare, calda ed accogliente, invoglia sicuramente ad una più serena permanenza nei locali adibiti alla mostra.

Il viaggio alla scoperta ed alla riscoperta di Ambrogio Lorenzetti è lineare, ben ordinato e suggestivo, atto a fornire un’ottima panoramica sull’evoluzione del tratto dell’artista, sul lessico da lui prediletto e sul ruolo da lui assunto nel corso degli anni. Si arriva, pertanto, a trovarsi di fronte ad un artista che oscilla coscienziosamente tra il sacro ed il laico, tra il mistico e l’allegorico, fino a comprenderne la monopolizzazione esercitata sull’intera committenza dei Nove e l’assimilazione del ruolo civico da parte della sua pittura.

Secondo uno schema circolare, così come era iniziata, la mostra si conclude, ma, questa volta, invece di creare una zona di passaggio che incentiva il movimento, accompagnando l’incedere del visitatore con una proiezione videofilmata, si è pensato di allestire una ampia sala di riproduzione dotata di panche, finalizzata, dunque, alla sosta, all’osservazione pacata, al raccoglimento. Tema di quest’ultima tappa non poteva non essere L’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo. Passo dopo passo, in una sequenza di riquadri, sovrapposizioni ed alternanze, coadiuvato dalle note di un crescendo musicale che preannuncia l’incalzante desiderio di comprendere il significato ultimo della poetica artistica di Ambrogio, il ciclo si svela nella sua totalità, ponendo l’accento su quel particolarismo descrittivo che fa di Ambrogio un attento indagatore della realtà, dell’umanità intera e del tempo mondano, nel diverso e nel molteplice.

Gaia Colasanti

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