23/05/2019
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Il coraggio della complessità: Saviano al Festival Internazionale del Giornalismo

Al Festival Internazionale del Giornalismo tenutosi a Perugia la settimana scorsa ho avuto l’occasione di assistere ad un intervento di Roberto Saviano. La sua percezione dei fatti e il suo modo di raccontare la nostra realtà sono stati un ottimo spunto di riflessione che vorrei condividere con voi.

Saviano parla di tempo, del modo in cui lo sottovalutiamo ma soprattutto del modo in cui lo sprechiamo. Il tempo è l’unità di misura per l’importanza delle nostre scelte: più ne usi per il raggiungimento di un fine, più quel traguardo raggiunto avrà un valore. Il tempo permette di approfondire, di conoscere, di definire.

In un’epoca in cui siamo abituati all’immediatezza, il valore del tempo è stato quasi annullato e ci ritroviamo a prestare attenzione solo a ciò che è subito visibile, a ciò che non richiede sforzo. Dobbiamo però ricordare che il binomio “minimo sforzo-massimo risultato” non è sempre valido. Basti pensare alle piccole cose con cui ci interfacciamo ogni giorno, alla pseudo-realtà dei social, in cui è importante solamente apparire e avere sempre più follower. Il Dan Bilzerian o la Kim Kardashian di turno sono sicuramente gli esempi più evidenti di questa superficialità dilagante che mi spaventa, perché sembra ormai normalità, perché c’è chi aspira ad essere come loro, perché c’è chi crede che non sacrificando il proprio tempo per una giusta causa possa comunque ottenere tutto e anche di più rispetto a chi un lavoro vero (e insieme ad esso una dignità) ce l’ha. E quelli come loro sono i più popolari sui social, collezionano milioni di click ed i loro profili instagram contano milioni di follower e like. Perché?  Perché non importa ciò che fanno veramente, importa ciò che rappresentano: soldi facili, donne idem, armi, yacht e ville superlusso, un perfetto scenario da GTA, insomma. Nel loro pubblico scatta il meccanismo dell’invidia: “Lui / lei è partito/a da zero, posso farcela anch’io, posso essere tutto questo anch’io”. A questo punto la domanda successiva sarebbe: “puoi essere o puoi avere?” perché a me sembra che si stia facendo un po’ di confusione, eppure sono i primi due verbi che ci insegnano alle elementari, dovremmo perlomeno sapere il loro significato.

Piccole realtà come quelle di Bilzerian e Kardashian hanno momentaneamente influenza soltanto a livello sociale ma il (dis)valore dell’immediatezza è stato introiettato anche dal mondo della stampa e della politica, che dovrebbero essere alimentate e a loro volta dovrebbero alimentare la diffusione di contenuti tutt’altro che superficiali. Sempre più spesso il giornalismo si volta dall’altra parte, non riuscendo a dare al lettore elementi di verità ma fornendo solo una visione parziale delle questioni. Gli articoli (o forse dovrei parlare di titoli) che diventano virali sul web sono scarni e privi di contenuti, fanno rumore, si fermano in superficie, così i cittadini possono quasi sentirsi giustificati nella loro perdita di fiducia nella firma del giornalista. “Tanto ci raccontano solo bufale”: chi di voi non ha mai sentito questa frase? E così, mentre aumentano gli utenti di internet, diminuiscono i lettori, diminuiscono coloro che pretendono di più, che capiscono che solo il tempo può sconfiggere la viralità, che solo interessandosi e non negando l’esistenza di realtà difficili come quella di Scampia o Secondigliano possiamo sconfiggere il pregiudizio mafioso, solo tramite l’approfondimento e la conoscenza possiamo apportare un reale e (si spera) duraturo cambiamento.
Il compito del lettore è uguale a quello dello scrittore: dedicare tempo alla costruzione e alla fruizione dei contenuti per non galleggiare in superficie ma esplorare il fondo, che è ci riserva sempre le migliori sorprese. Ci è richiesta attenzione ma soprattutto consapevolezza. Come dice Saviano: “Avere il coraggio della complessità l’unico modo per tenere in mano la tua dignità”.

Giuliana Brullo

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