21/08/2019
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Cosa sono i disturbi alimentari?

Il 15 Marzo nel nostro Paese è la giornata dedicata alla sensibilizzazione nei confronti dei DCA– disturbi del comportamento alimentare, ridefiniti nella quinta e ultima edizione del DSM (il manuale diagnostico delle patologie mentali valido a livello internazionale) come disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Nata dopo la morte di una ragazza di Genova, Giulia, morta a 17 anni di bulimia, ha lo scopo di far conoscere queste condizioni, tanto comuni che probabilmente ognuno di noi conosce qualcuno che ne soffre o ne ha sofferto, eppure ancora in larga parte sconosciute: anoressia e bulimia, infatti, sono soltanto la punta dell’iceberg di questo complesso mondo che oggi vorremmo aiutarvi a scoprire, rispondendo ad alcune domande frequenti.

  1. Cosa sono i disturbi dell’alimentazione?

Si tratta di un insieme di patologie psichiatriche che colpiscono una delle funzioni più antiche, essenziali e universali della specie umana, ovvero l’atto dell’alimentarsi. Nel DSM V (la più recente edizione del manuale diagnostico delle malattie mentali, uscita nel 2013) hanno ottenuto un capitolo a loro interamente dedicato – “disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”- comprendente:

  • Anoressia nervosa: forse il più noto dei disturbi dell’alimentazione, caratterizzato da una restrizione estrema delle calorie assunte e da una forte paura di prendere peso, evento dal quale spesso il paziente fa dipendere la propria autostima. L’alimentazione alterata causa gravissime alterazioni del pH e degli elettroliti, delle cellule del sangue, degli ormoni (con la scomparsa, ad esempio, del ciclo mestruale) e dell’apparato cardiovascolare che mettono a repentaglio la vita di chi ne soffre;
  • Bulimia nervosa: altrettanto nota, si caratterizza perché chi ne soffre alterna grandi abbuffate di cibo a comportamenti (“condotte di eliminazione”) che servono a compensarle e prevenire l’aumento di peso come vomitare, assumere diuretici o lassativi. Anche in questo caso l’equilibrio dell’organismo è seriamente compromesso: il vomito ripetuto, oltre a danneggiare stomaco, esofago e perfino smalto dentario, porta anche in questo caso ad alterazioni ormonali e soprattutto elettrolitiche, che a loro volta si ripercuotono sulla “salute” del cuore;
  • Binge eating disorder: esistente come disturbo a sé soltanto a partire dal DSM V, potrebbe trattarsi in realtà del più comune tra i DCA (si stima che circa il 50% degli obesi potrebbe essere affetto da BED). E’ caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffata che però, a differenza di quanto accade nella bulimia, non sono seguiti da condotte di eliminazione e hanno una diversa caratterizzazione emotiva: il paziente con binge eating disorder ha difficoltà a riferire e distinguere le proprie emozioni, che identifica indistintamente con un immotivato e diffuso senso di fame;
  • Picacismo: ne sono affette quelle persone che ingeriscono spesso sostanze non alimentari. Quasi mai si tratta di un disturbo isolato, più spesso è in associazione ad altre patologie mentali come la schizofrenia;
  • Disturbo da ruminazione: rigurgito di cibo che può essere rimasticato, inghiottito o espulso, non associato a bulimia o anoressia nervosa;
  • Disturbo restrittivo/evitante dell’alimentazione: anche noto come ortoressia, è un disturbo nei confronti del quale c’è una crescente attenzione. Chi ne è affetto “restringe” la propria alimentazione ad una gamma limitata di alimenti, evitando gli altri sulla base di presunti effetti collaterali, intolleranze o adducendo motivazioni relative alla propria salute o alle proprie necessità fisiche, arrivando a perdere peso in maniera significativa, a sviluppare carenze o dipendere dagli integratori alimentari;
  • Disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati.

I primi tre disturbi, i più frequenti, sono accomunati dalla distorsione dell’immagine corporea, ovvero l’incapacità da parte della persona affetta di percepire realisticamente la forma, le dimensioni e l’aspetto del proprio corpo.

  1. Queste malattie colpiscono soltanto il sesso femminile?

No, esistono e sono in crescita anche nella popolazione maschile, soprattutto per quanto riguarda l’anoressia nervosa. Anzi, il considerare anoressia e bulimia come problematiche esclusivamente femminili non è altro che uno degli stereotipi di genere da cui neppure la medicina è immune, e che non soltanto condizionano la ricerca e le conoscenze in ambito diagnostico e terapeutico ma anche il riconoscimento precoce di queste condizioni, aumentando inoltre la difficoltà dei ragazzi che ne sono affetti a chiedere aiuto.

  1. Quanto sono frequenti?

Attualmente, si stima che in Italia ci siano almeno 8 nuovi casi di anoressia nervosa per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi.
Per quanto riguarda la bulimia ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi tra gli uomini. Sui disturbi di più recente definizione come il binge eating disorder non ci sono ancora statistiche definitive, ma si stima che interessi il 2-6% della popolazione adulta.
Altri numeri? Solo il 30% degli affetti da anoressia nervosa guarisce, il 50% avrà dei sintomi residui e la mortalità e del 20%. Di contro, la bulimia ha una mortalità del 3% e fino al 75% dei soggetti guarisce, perché più spesso arrivano a chiedere aiuto. Anche per questo è importante riconoscere i campanelli d’allarme di tali patologie.

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