15/07/2019
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Di guerrieri, cavalli e centauri. L’umanità di Paolo Staccioli

Fino al 23 aprile 2019, i Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico ospitano l’esposizione di Paolo Staccioli “Guerrieri, Cavalli e Centauri”, visitabile tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00.

Fiorentino d’origine, Paolo, negli anni Novanta, si incuriosisce dell’arte della ceramica e decide di svolgere a Faenza un periodo di apprendistato, nella bottega di Umberto Santandrea. Apprende, così, la tecnica della ceramica invetriata e della cottura a riduzione, diventando abilissimo nell’ottenere straordinari effetti decorativi di luminescenza e iridescenza. All’esperienza maturata da Paolo si aggiunge poi un’intuizione demiurgica: perché non unire la tecnica ceramica a quella della fusione in bronzo? Ecco che ne nasce un’arte poetica, un repertorio strabiliante tra la più concreta realtà e la più immaginifica dimensione metafisica.

 

I protagonisti dell’esposizione sono uomini, donne, bambini, ma allo stesso tempo sono cavalieri, centauri, guerrieri e ancora, sono viaggiatori di storie, sono stirpi, sono famiglie: è l’umanità raccolta in cerchio. I nostri protagonisti invadono lo spazio espositivo senza chiederci permesso, perché sono noi stessi, nella contingenza del tempo.

Quest’umanità è spesso fecondamente nuda, dal ventre in giù, con corpi snelli, allungati, ma staticamente fissi, al contrario delle piccole teste, rese inafferrabili e sfuggenti per la continua sollecitazione del movimento della vita. Il busto delle sculture è, invece, coperto e rappresenta un’occasione per un’altra galoppante progressione; sulle maglie o sulle corazze di ceramica invetriata, storie di cavalli e cavalieri si inseguono con quella stessa potenza narrativa con cui si scioglievano le storie antiche dello scudo di Achille.

 

 

“Ha dato una scossa al proprio caleidoscopio della vita, si è ricordato …” – si legge su una corazza – “… Si è ricordato di essere un figlio della terra … la terra del campo”.

In questa dimensione, Staccioli si cala benissimo nel contesto cittadino senese, in questa piazza del Palio che tutti accomuna e in questa “terra” della campagna toscana che a tutti appartiene.  Quando quei cavalli bronzei rimangono “corpi a metà”, lasciando intravedere la cavità profonda del loro ventre, immediatamente fanno da cassa di risonanza al fragore della comunità affollata in piazza, ma al contempo, nella loro disposizione circolare, ricordano il carousel dei giardini della Fortezza, ricordano il proprio passato familiare e la propria storia di appartenenza.

 

 

È un materiale, questo bronzo forgiato da Paolo, che spesso imita altra materia, mimetizzando, da un lato, il modellato dell’argilla, emulando, dall’altro, la cottura rivelatrice della ceramica.

 

Al piano inferiore dello spazio espositivo, poi, c’è una nebulare esplosione di globi, quasi mai perfettamente sferici, anzi, talvolta ammaccati, come se avessero subito una brusca caduta, dei duri colpi … ma sono lì, insieme agli altri, sono anch’essi parte dell’equilibrio. Ancora una volta sono queste forme che rimandano al passato, ai palloni con cui si gioca durante l’infanzia, o ancora, ai barberi, le biglie dei bimbi senesi.

 

 

 

 

L’arte di Paolo Staccioli, come si vede, dunque, è un linguaggio universale, etereo, che con la sua purezza essenziale, ha il grande pregio di adattarsi ad ogni luogo e contesto, raccontando, soavemente, quella mitologia di un’umanità sempre attuale.

 

Gaia Colasanti

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