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21/08/2018
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Il punto sul diritto allo studio- intervista a Cravos

Ieri, 17 Luglio, è stato approvato il nuovo bando per i servizi che verranno erogati dal DSU; l’Azienda per il Diritto allo Studio toscana viene da un paio d’anni non propriamente facili, tra la nuova suddivisione in fasce di reddito per ottenerne i servizi e la richiesta, da parte dell’Agenzia delle Entrate, di pagamento dell’IVA sui beni acquistati.
Proprio a causa di quest’ultima problematica, in seguito parzialmente risolta ma che aveva fatto prospettare anche la chiusura del DSU, erano iniziati tagli considerevoli a quota monetaria della borsa di studio, borse erasmus, nonché il contestato aumento dei prezzi a mensa, avvenuto prima ma probabilmente proprio in previsione della necessità di aumentare i fondi dell’azienda.

A partire da queste premesse, ma soprattutto dal raggiungimento da parte del DSU di un utile di 8 milioni di euro che avrebbero potuto essere reinvestiti nei servizi agli studenti, le associazioni universitarie hanno fatto sentire la propria voce per ottenere dei miglioramenti in tal senso. Abbiamo incontrato e intervistato Francesco Sciortino di Cravos per capire quali passi siano stati compiuti.

Come vi siete mossi per ottenere il raggiungimento dei vostri obiettivi?
Il momento più importante è stato sicuramente l’incontro con Monica Barni, vicepresidente della Giunta Regionale e assessore alla cultura, con la quale abbiamo discusso le nostre richieste: prima tra tutte, quella di reinvestire questo utile di otto milioni nel diritto allo studio. In secondo luogo abbiamo richiesto una precisa presa di posizione sulla necessità di intervenire sulle strutture migliorando i servizi offerti da residenze e mense, nonché discusso altri aspetti relativi alle necessità degli studenti degli atenei toscani.

Quali obiettivi sono stati ottenuti?
Un obiettivo che secondo noi rappresenta un traguardo importante, anche se ancora migliorabile, è quello di aver ottenuto l’aumento della soglia per avere la borsa di studio da 22.000 a 23.000 euro di ISEE e da 45.000 a 50.000 di ISPE: può sembrare poco, ma una piccola differenza come questa può consentire a moltissimi studenti in più di rientrare all’interno della fascia. La fasciazione stessa è stata cambiata: le nuove fasce vanno da 0 a 9.000 euro, da 9.000 a 14.000 euro, e da 14 a 23.000 euro: questo significa che molti più studenti potranno rientrare nella seconda anziché nella terza fascia, con la garanzia di qualche agevolazione in più.

Avevamo inoltre avanzato delle richieste sul ripristino della quota monetaria della borsa di studio, che era stata ridotta da due anni a questa parte. In tal senso abbiamo raggiunto il nostro scopo per quanto riguarda gli studenti pendolari o in sede, mentre per i fuorisede siamo riusciti ad ottenere soltanto un aumento di 50-60 euro: è un risultato parziale che speriamo di poter ampliare con il tempo.

Infine una nostra fondamentale proposta era quella di dare agli studenti una proroga per la presentazione dei crediti necessari al mantenimento della borsa di studio dal 10 Agosto al 30 Settembre, in modo da limitare i danni provocati dallo sciopero dei docenti durante la sessione estiva. A tal proposito è stato deliberato che la proroga verrà garantita a quegli studenti che sono stati effettivamente danneggiati dallo sciopero; il bando purtroppo non è chiaro in questo senso e verranno definiti nel prossimo futuro i criteri per decidere chi potrà ottenere la proroga e chi no.

Quali sono gli obiettivi per il futuro?
A medio-lungo termine ci terremo in contatto con l’assessore Barni, probabilmente con nuovi incontri a Settembre-Ottobre, per lavorare sulle altre proposte che abbiamo avanzato: innanzitutto quella di rivedere le tariffe a mensa per i non borsisti. L’aumento del costo dei pasti ha fatto sì che molti studenti rinunciassero alla mensa perché non più conveniente: così si rischia di creare una “mensa per poveri” che gli studenti non borsisti non possono più permettersi. La mensa non è un ristorante o un mero luogo dove consumare un pranzo: è un luogo di socialità e aggregazione la cui fruizione dev’essere garantita a tutti i giovani.
Un’altra nostra importante richiesta è quella di allungare da 11 a 12 mesi il periodo di durata della borsa di studio e della permanenza in residenza; ad oggi gli studenti che vogliono mantenere la stanza anche per il mese di Agosto possono farlo soltanto dietro pagamento di una quota e previo avviso. Riteniamo che questo sia un grosso disagio soprattutto per gli studenti provenienti da altri Paesi, che incontrano delle difficoltà oggettive nel lasciare la residenza per un intero mese.

Vorremmo anche riportare l’attenzione sulla residenza Tolomei ad Acquacalda, chiusa da più di quattro anni, la cui riapertura metterebbe a disposizione un maggior numero di posti letto e garantirebbe un più rapido scorrimento delle graduatorie per l’attribuzione degli alloggi.

Quali sono gli spunti da trarre dalla vostra esperienza?
Sicuramente ciò su cui vorremmo portare maggiormente l’attenzione è che nessuna delle cose che abbiamo ottenuto è stata un regalo: si tratta di conquiste che sono state possibili grazie ad un assiduo dialogo con le istituzioni e alla collaborazione con altre realtà studentesche di Pisa e Firenze. Due anni di manifestazioni, incontri, proposte che hanno dato i loro frutti. La strada però è ancora lunga e consideriamo parziali i nostri risultati: abbiamo imparato però che farsi sentire e reclamare i propri diritti non è fine a se stesso. Questo è sicuramente uno sprono per il futuro.

 

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