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22/04/2019
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Incontro con Rosella Postorino, vincitrice del Premio Campiello 2018

Rosella Postorino ha ancora la naturalezza di una giovane donna, nonostante la conferenza che la vede protagonista sia dedicata al suo ultimo libro, vincitore del Premio Campiello 2018. E’ tornata a presentarlo proprio a Siena, città che l’ha formata per quello che poi è divenuta, editor e scrittrice, dopo essersi laureata in Lettere moderne.

Le assaggiatrici questo il titolo del romanzo vincitore – si ispira alla vera storia di Margot Wolk, reclutata dal 1943 come assaggiatrice nel quartier generale di Adolf Hitler. Insieme a lei, altre nove giovani donne, costrette a pregustare ogni singola pietanza destinata al Führer, ossessionato dalla possibilità che fosse avvelenato. La protagonista, Rosa Sauer è narratrice in prima persona dell’intera vicenda, scelta dettata, come spiega la Postorino, non solo dalla necessità di mettersi interamente nei panni di una donna del 1943, ma anche per scoraggiare la prospettiva di un narratore onnisciente, affrontando liberamente la difficoltà di dover sovrapporre la voce dell’autore a quella del narratore.

L’ambientazione storica rappresenta un ulteriore ostacolo: quanto tempo richiede la documentazione e la ricerca del materiale per conferire uno fondo che sia credibile quanto plausibile?
La scrittrice rivela che la fase di studio e quella di scrittura si contaminano a vicenda, ed ella stessa procede senza fare riferimento ad alcuna scaletta, snocciolando la narrazione soltanto dal punto di partenza. Così che la storia si crea da sola, pagina dopo pagina, svelando che l’interesse non è prerogativa del lettore, ma prima esigenza di chi la scrive.

Che importanza avrebbe, per lo stesso scrittore, scrivere una storia di cui già si conosce le sorti?
Di delineato vi è soltanto la situazione iniziale, che per quanto riguarda l’esperienza personale dell’autrice (ed i suoi tre romanzi precedenti: La stanza di sopra, L’estate che perdemmo Dio, e Il corpo docile) ruota attorno ad un personaggio femminile intrappolato in una gabbia che la rende vittima e colpevole insieme. Questo tema risulta presente in tutta la trama de Le assaggiatrici, in un’epoca in cui la condizione del nazionalsocialismo la rende incline solamente a una rappresentazione simbolica del male assoluto. Eppure l’ambiguità della narrazione e dell’Io narrante che è anche protagonista sta tutta nel confine labile tra colpevolezza e innocenza. Cos’è la colpa, se non il gesto piccolo, parcellizzato e inconsistente che non tiene conto della pur minima conseguenza finale? Chi è il colpevole, se non la vittima stessa?

Ma cosa significa vedere il proprio lavoro riconosciuto con un premio quale il Campiello?
Istituito nel 1962, il Campiello è uno dei riconoscimenti più importanti in Italia, insieme al premio Strega e al premio Calvino, ed annovera tra i suoi vincitori Levi, Bassani, Soldati, Rigoni Stern, Tabucchi, Maraini e molti altri.
La Postorino si sofferma sulle ripercussioni e i vantaggi più pragmatici, oltre naturalmente sulla soddisfazione personale: significa raddoppiare le vendite nel giro di poco tempo. Da una media di 45 mila copie vendute prima della vincita, si sono sfiorate più di 130 mila copie. Vi è anche una visibilità maggiore, non solo attraverso la richiesta di interventi da parte di quotidiani, ma anche grazie alla possibilità di far conoscere il proprio lavoro a livello internazionale. Il romanzo ha in corso traduzioni in 24 diverse lingue: buona parte del mondo tranne, paradossalmente, la Germania, in cui è ambientato.

Come definire la scrittura? E’ l’ultima domanda che le viene posta. La scrittrice cita scherzando una frase di Philip Roth: “Scrivere non è un lavoro duro. Il lavoro del minatore è duro. Scrivere è un incubo”. Eppure, conclude, è un bisogno inestinguibile, senza che presupponga un reale motivo, la necessità di indagare qualcosa nascosto nelle tenebre di cui non si ha nessuna conoscenza. La riflessione, per la Postorino, è dunque tutta improntata sull’indagine della condizione umana, pure affiancata da una trama che possa incoraggiare la lettura, intento e intenzione de Le assaggiatrici.

                                                                                                                                                                                                        EA.

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