14/10/2019
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Intervista agli Oga Magoga

Gli Oga Magoga sono un quartetto Beat-Pastiche di Siena composto da: Simone Angeli (voce, chitarra), Anton Sconosciuto (batteria, voce), Valerio Neri (basso, voce), Duccio Nencioni (chitarra, tastiera, voce).

D: Chi sono gli Oga Magoga e quando nasce il progetto?
R:
Gli Oga Magoga sono un gruppo BEATpastiche di Siena. Dietro a questo nome ci stanno le menti e gli strumenti di Simone Angeli (voce principale), Anton Sconosciuto, Valerio Neri e Duccio Nencioni. Il progetto nasce nel 2013, quando Simone registra il primo omonimo album, intitolato appunto Oga Magoga. A seguito i singoli Lisa sai; Vino dolce, il vino che; Un altro attimo e la formazione del primo nucleo live. Dai sette membri iniziali il gruppo si è ridotto a un duo (Simone e Anton). Poi cercando di dedicarci alla composizione e agli arrangiamenti del nuovo materiale, siamo arrivati alla formazione odierna con l’aggiunta di Wally (Valerio) e Duccio.

Nell’Inverno 2016 abbiamo fatto uscire l’EP di 5 tracce E di fronte buio e abbiamo messo mano ad un concept di 4 album.
Nel 2017 sono usciti Shambala e Phalena, i primi due della quadrilogia. E’ stato un anno ricco di collaborazioni, ci siamo esibiti con inserimenti di danza, grazie ai passi di Matilde Giglioli e Sara Tanganelli, fatto video e foto con appassionati e artisti locali, ma soprattutto, durante un viaggio di 10 giorni sull’Appennino Tosco-Romagnolo, ci siamo imbattuti in musicisti o ex-musicisti dei luoghi visitati, che sono stati invitati a registrare nel cassone del nostro furgone -allestito a mo’ di studio di registrazione- il loro personalissimo contributo all’album in opera, che avremmo terminato in studio una volta tornati a casa, e che adesso sta per uscire.

D: Ci parlereste del vostro sound e delle vostre influenze musicali?
R:
Amiamo gli anni ’60, inutile dirlo i The Beatles e i Kinks in primis, ma spaziamo dalla scena newyorkese di fine 60, Velvet Underground, Television, al Punk inglese, dallo shoegaze degli ’80 al cantautorato italiano, dalla classica all’indie degli anni ’90, cerchiamo di toccare e abbracciare quanta più musica possibile. Ci teniamo sempre al passo con tutte le nuove uscite e cerchiamo di arrivare sempre primi tra di noi nello scoprire nuove band e nuovi sound, è una sorta di competizione ogni volta che ci troviamo. Il nostro sound è appunto questo, un calderone di tutto ciò che ascoltiamo, che una volta buttato giù, va a far parte di noi. BEATpastiche! significa appunto questo, un pastiche di tutte le sonorità che ci alimentano, senza mai dimenticarci della matrice Beat che amiamo.

D: Anche le grafiche delle vostre magliette ci piacciono. Chi ha curato le grafiche?
R:
Di solito facciamo tutto da noi. Simone che oltre che musicista è anche disegnatore e pittore, pensa a tutte le grafiche: dalle copertine degli album al disegno sulla maglietta. Il problema è che, al contrario del suonare, per farlo disegnare deve essere prima spronato e poi obbligato, ed è Anton che si incarica ogni volta di braccarlo fino allo sfinimento e all’ottenimento del prodotto finale.

D: Cosa potete anticiparci sull’album? Dove avete registrato? Ci sono state collaborazioni?
R:
Sull’album possiamo anticiparvi che si intitola Apollineo/Dionisiaco, che è in stampa, e che quindi arriverà presto a disturbare i vostri sonni. Uscirà il 15 Marzo per Millessei Dischi, ed è frutto di un’annata di lavoro al Virus Studio di Siena, sotto le sapienti mani dei fonici Jacopo Pettini e Alessandro Guasconi.

D: In cosa differisce dai precedenti?
R:
Mah, principalmente, come dicevamo, nella tecnica di registrazione, che è stata divisa in tre momenti differenti: abbiamo cominciato con delle tracce di sole chitarre e batterie, poi siamo partiti con il furgone in cerca di musicisti occasionali da inserire nell’album, e arrangiandoli sul momento, abbiamo registrato le loro parti all’interno del nostro studio a quattro ruote, una volta tornati in studio abbiamo ultimato le nostre parti e cantato le linee vocali. Appunto per questo, differisce dai precedenti anche per gli strumenti utilizzati. Oltre alle nostre chitarre, tastiere e percussioni, troverete dei sax, trombe, tromboni, fisarmonica, organi e un sitar.

D: Quali gruppi ci consigliereste nella scena musicale italiana?
R:
L’Italia pullula in questo momento di proposte nuove, con progetti che si pongono sulla scena con una inedita varietà. Non sempre rimaniamo stupiti di fronte alle proposte musicali, ma comunque si nota qua e là una certa sincerità, e un bel movimento di cose. Di certo c’è stato un rinnovo degli standard da ascoltare, le etichette indipendenti hanno raggiunto una certa notorietà e un certo potere a livello nazionale. Tra quelli che ci hanno più colpito, sicuramente si devono nominare Giorgio Poi, Andrea Laszlo De Simone e I Cani. Ma dobbiamo essere sinceri, siamo molto più vicini alle nuove proposte estere: Mac deMarco, Mild High Club, Foxygen, Lemon Twigs tra i nostri preferiti.

D: Dove possiamo trovarvi nel 2019? Avete già delle date?
R:
Abbiamo da poco reiniziato a muoverci ed a suonare, visto l’imminenente periodo di promozione del nuovo lavoro: abbiamo da poco suonato al Camelot 3.0 di Prato, siamo passati da Roma a RadioGodot il 12 Gennaio. Dopo di che abbiamo un bel po’ di date da annunciare, ma ci piace restare misteriosi ancora un po’.

Vi possiamo dire che sicuramente faremo il Release Party dell’album in territorio senese, poi ci sposteremo un po’. Siamo molto contenti, per la prima volta toccheremo città del Nord e località del Sud. Speriamo di poter far sentire la nostra musica ad un panorama sempre più ampio. Per ora ci riteniamo soddisfatti. Sulle nostre pagine a breve vi aggiorneremo su tutte le date.

Pagina Facebook: Oga Magoga

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