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25/06/2018
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Intervistiamo il Collettivo Politico Porco Rosso

Cominciamo dalla vostra storia: come nasce il Collettivo e perché?

Emilio: C’è un buon nucleo di noi che viene dall’ esperienza di Link Siena;  per motivazioni varie e alterne vicende abbiamo deciso di distaccarci da quella storia decidendo di fondare un nuovo collettivo, trovando altra gente come noi che veniva da storie politiche differenti.
Abbiamo deciso di cambiare e fare qualcosa di diverso dal sindacato universitario puntando su un livello politico cittadino. Dopo mesi di riflessioni nostre interne e analisi abbiamo deciso di fondare il collettivo comprendendo quali fossero i punti che ci univano. Ormai come gruppo  lavoriamo insieme da gennaio .

Silvio: La ragione principale per cui si decise di abbandonare il sindacato universitario  è perché dopo anni di militanza politica in questa città siamo giunti alla conclusione che piuttosto che continuare con le analisi politiche in maniera molto teorica aggregando gente esterna su queste analisi in maniera anche troppo strutturata, si era tutti interessati a voler creare uno spazio politico di dibattito in cui non fosse importante partire da una teorizzazione astratta del mondo, ma  dalle necessità di ciascuno dei membri del collettivo in relazione al territorio in cui vive. E’ un qualcosa di abbastanza nuovo che ci stiamo inventando da zero.

Ci incuriosisce molto il nome che vi siete dati, perché proprio Collettivo Politico Porco Rosso?

Emilio: In realtà parte del periodo di riflessione che ci siamo presi è stata incentrata sul costruirci un’identità. E’ stato  difficile, perché abbiamo sensibilità e trascorsi  politici differenti.
L’idea è stata anche quella di non volersi prendere troppo sul serio, perché non crediamo di dover insegnare qualcosa a qualcuno. Abbiamo deciso di prendere il nome dal film Porco Rosso di Miyazaki, perché ci piaceva l’idea del “meglio maiali che fascisti”  e ci dava da un punto di vista politico la possibilità di ricollegarci al tema dei Paesi PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna), i cosiddetti paesi “non virtuosi” dell’Unione Europea, quelli che vengono messi sotto accusa da quella chiamata fino a poco tempo fa chiamata Troika di Bruxelles e dai centri di potere politico finanziario sulle questioni di debito pubblico.
Essendo giovani  ci sentiamo particolarmente colpiti da questo tipo di politiche economiche e finanziarie che di base ci costringono al precariato e ci accorgiamo di come i servizi che vengono tagliati principalmente siano quelli inerenti ai giovani. Così la nostra esperienza di universitari ci ha fatto vedere come tali politiche europee abbiano portato alla creazione di un’Università non interessata alla reale formazione dei suoi studenti, quanto alla mera esportazione di cervelli e le nostre riflessioni partono proprio da qui.

Leonardo: Io vorrei aprire un piccolo squarcio sul personaggio di Porco Rosso.
Per me è  un personaggio molto interessante: idealistico, romantico, odia gli ordini, ma non si etichetta, non è un comunista né nulla, è solo un pilota che vola  sul suo idrovolante verso l’avventura. E’ un personaggio anche comico perché banalmente è un maiale che vola e fa ridere, ma è anche un personaggio molto profondo, per come la vedo io rispecchia anche molto quello che facciamo e quello che vogliamo essere.

A chi si rivolge il Collettivo e chi lo anima?

Leonardo: Tanti di noi sono studenti universitari, altri sono studenti dei licei o gente del posto che lavora o è precaria, ma il nucleo è composto da studenti. In totale siamo una quindicina di persone. Anche se l’idea è  venuta da noi ex Link Siena, tanti hanno un’altra storia e la nostra ambizione è quella di non escludere  nessuno, dallo studente di liceo alla persona di ottant’anni.

Silvio:  E’ proprio questa la diversità rispetto a un sindacato universitario, noi non miriamo a coinvolgere lo studente universitario in quanto tale  per risolvere problemi specifici relativi alla sua vita accademica o il cittadino senese per risolvere i problemi della città; siamo nati per offrire semplicemente una dimensione collettiva culturale e politica per chi in questa società non ci si trova bene, ha dei motivi di antagonismo che lo trovano in contrapposizione. Si parte da lì. Il Collettivo è dimensione collettiva in cui chiunque può esprimere la necessità di fare qualcosa e trova delle persone che sono in grado di metterci la loro testa e le loro energie per aiutarlo.

Abbiamo parlato delle vostre radici legate al sindacato universitario, avete rapporti con altre associazioni o realtà politiche e culturali a livello regionale e nazionale?

Emilio: Noi collaboriamo con tutti, con il discrimine che ovviamente con fascisti  e per esempio gruppi come  Giovani Democratici non collaboriamo perché ci sentiamo in contrapposizione, ma con altre associazioni studentesche sentiamo il bisogno di collaborare per ampliare il nostro  dibattito. Poi il nostro obiettivo è  lanciare messaggi che vadano ben oltre i confini della città. Abbiamo stretto rapporti con altre realtà in Toscana e in  Italia, nati grazie al reciproco avvicinamento in date specifiche come durante manifestazioni. In quella contro il G7 di Lucca ci siamo coordinati con i compagni lucchesi, sulla questione DSU siamo in relazione con Cravos e Link, siamo legati al Col Pol il collettivo politico di scienze politiche di Firenze, collaboriamo con l’AS.I.A-USB (Associazione Inquilini Abitanti) e con i ragazzi della campagna“Noi restiamo”presenti ormai in diverse città italiane.
Siamo in una fase in cui dialoghiamo con Eurostop e abbiamo numerosi contatti con vari centri sociali di Napoli, Firenze e Bologna. Non siamo un collettivo che può mettersi a controllare una manifestazione intera e non ci ha mai interessato diventarlo. Ci piace fare analisi politica, e a livello nazionale un minimo di riscontro l’abbiamo avuto da parte di altri collettivi e questo è uno sprone importante ad andare avanti.

Parliamo un po’ degli eventi che il Collettivo ha organizzato finora e di come si inseriscono all’interno delle vostre riflessioni.

Emilio: Negli ultimi mesi abbiamo organizzato alcuni eventi politico-culturali al di là della partecipazione a manifestazioni, cortei o eventi organizzati da altri gruppi. Abbiamo organizzato un incontro con Davide Grasso, ex-combattente internazionalista italiano che è andato a combattere con i curdi in Siria contro l’Isis, un tema che ci interessa particolarmente visto il legame personale con le comunità curde in Toscana,  siamo difatti parte del coordinamento regionale per il Kurdistan. Un altro bel momento di aggregazione è stato l’aver invitato Eric Gobetti, uno storico della Jugoslavia e del confine jugoslavo che ci ha aiutato a fare un incontro di formazione corretta sulle foibe al di là delle strumentalizzazioni politiche. In ultimo ricorderei la presentazione del libro “Tempesta Perfetta”, un’antologia di diversi autori con punti di vista e orientamento critico diversi che sviscera in maniera sfaccettata il tema della crisi economica, l’incontro è stato organizzato assieme ai ragazzi di Noi Restiamo e a moderare abbiamo invitato il Prof. Fineschi, esperto di marxismo.

Silvio: Abbiamo anche organizzato iniziative di informazione sull’Unione Europea, inoltre l’11 febbraio abbiamo organizzato un presidio perché per il terzo anno consecutivo Casa GGì (noto centro sociale neo-fascista) ha approfittato della giornata della memoria per fare una marcia fascista e abbiamo deciso di mobilitarci.  Tramite passaparola , in maniera non autorizzata,  con soli tre giorni di preavviso si è creato un presidio antifascista molto partecipato e l’idea è stata quella non lasciare cadere quell’esperienza, ma di scambiarci i contatti  per creare un gruppo fb con nome di Rete Antifascista Senese e da lì è nata la Rete e tuttora ne facciamo parte. Da quel momento è partito  tutto, ma non abbiamo mai pensato di rivendicare la RAS come una nostra idea o di egemonizzare il dibattito, il nostro ruolo è come tutti i partecipanti quello di dare un nostro contributo e proporre nostre analisi.

Leonardo: Noi siamo molto più contenti se riusciamo a dare una mano ad altre persone che non conosciamo, ma che  si confrontano con una problematica reale piuttosto che fare una cosa solo nostra che parla a noi stessi. E’ vero che all’ inizio del nostro percorso abbiamo effettivamente organizzato eventi “nostri” anche per prendere un poco la mano, capire come lavoravamo insieme e prendere fiducia in noi stessi, ma io sinceramente preferisco molto di più quest’ultima fase da aprile e maggio in cui siamo stati contenti di dare una mano ad altre realtà o processi che in origine non ci appartenevano  come Collettivo.

E’ vostro interesse allargare il numero dei membri del Collettivo? Cosa comporta farne parte?

Silvio : Per me il punto è che siamo un gruppo di persone, una collettività, che sono in un territorio e siamo in determinati processi politici. Tramite la nostra  pagina fb noi contribuiamo a diffondere un certo tipo di messaggi e temi, ma non vuole essere un discorso chiuso volto a dire “la gente deve venire nel nostro collettivo”. Se noi stimolando attraverso  una serie di riflessioni portassimo alla nascita di un altro collettivo non uguale al nostro, ma da noi  ispiratosi ne saremmo ben felici , poi accogliamo chiunque volesse  unirsi a noi come collettivo. Ma il ragionamento che facciamo è diverso da quello comune di aggregare più gente possibile.
Entrare non comporta nulla a parte il fatto che uno sa che può entrare, il discrimine è automatico se uno vive in questa città e si trova bene sotto ogni punto di vista e non vuole cambiare nulla, non ha molto senso che partecipi. L’importante è proporre un punto di vista su questa città, proporre idee anche pratiche e tutti ci confronteremo.
Non siamo soli, in questa mondo, quindi è importante far capire come Collettivo  che l’individuo non è  e non può essere solo contro il mondo e le difficoltà.

Emilio: La nostra è una militanza assolutamente non rigida, ma fluida, non ci piace nemmeno l’idea di pensarci come una struttura politica.

Cosa rispondete a chi vi taccia di estremismo?

Leonardo: L’ho sempre trovata una critica abbastanza stupida. Uno individua  un estremo in base ad un centro, ma non è che esiste un centro  naturale delle idee o del pensiero della società. Il centro, la via di mezzo cambia nel tempo e nello spazio. Trecento anni fa uno che proponeva il suffragio universale o il voto delle donne era considerato un estremista pazzo, oggi in realtà  è la base minima di discussione politica.
Non c’entra niente come ti collochi rispetto agli altri, ma come ti collochi rispetto alle cose. Ci sono dei problemi, ci sono delle buone e delle  cattive soluzioni, noi cerchiamo di individuare quelle buone che spesso sono radicali perché i problemi sono più profondi di quello che si può pensare, ma non è nel nostro interesse essere più a sinistra degli altri.

Silvio: Poi penso che nessuno ci abbia mai dato degli estremisti in un discorso, in altri contesti può succedere a chi fa collettivi. Noi non ci poniamo con il “celodurismo” che esiste anche a sinistra, anche perché siamo abbastanza marginali in questa fase storica, il punto è ragionare con le persone e confrontarci sui problemi, per questo non ci si potrà mai tacciare di  estremismo, quanto magari di radicalità.

Parliamo di aspetti pratici: come vi finanziate? Avete un vostro spazio?

Emilio: Abbiamo un bellissimo spazio di dibattito, uno spazio mentale!

Silvio: Finora ci siamo riuniti in casa, adesso abbiamo cominciato un po’ a vederci nella saletta della mensa e speriamo così di pubblicizzare meglio le riunioni e aggregare gente.

Leonardo:  Noi poi abbiamo cominciato e continueremo a parlare di spazi fisici, ci piacerebbe che questa città offrisse spazi fisici per noi, ma non solo,  per chiunque voglia organizzare incontri o banalmente anche feste. Il discorso degli spazi lo porteremo avanti anche se è un  percorso  difficile, perché lo spazio non puoi costruirlo con cazzuola e mattoni, ma non si può evitare di interrogarsi sulla questione  se uno vuole portare avanti un discorso di lungo periodo. Un modo per finanziarci l’abbiamo, abbiamo stampato le nostre magliette e se volete sostenerci e vi piace lo stile ci dareste una mano!

Quali sono i progetti futuri del collettivo? In quali altre occasioni sentiremo parlare di voi?

Leonardo: Tutte, tutte quelle che vi vengono in mente. A parte gli scherzi noi partiamo dal presupposto che se a qualcuno interessa un tema, noi lo vogliamo sviluppare e ci mobilitiamo per farlo.

Siamo stati ad Arezzo per il Toscana Pride, la settimana prima a Firenze per la manifestazione della Rete Kurdistan sulla situazione dei curdi in Turchia e in Rojava e la settimana prossima potremmo essere da un’altra parte per un tema che riconosciamo come nostro, non solo perché frutto di una riflessione collettiva  o  perché lo abbiamo rivestito di chissà quale significato, ma perché ci sentiamo in solidarietà con quella lotta.

Emilio: Qualche progetto in realtà  c’è già: stiamo ragionando sul decreto Minniti  facendo analisi e controinformazione. Assieme ad altre realtà italiane  vorremmo  produrre un pamphlet collettivo incentrato sul tema della repressione politica in questo paese che ultimamente si è molto inasprita.

Leonardo: Ora vorremmo aprire un blog per smettere di pubblicare i comunicati su fb, ma c’è l’idea di darci più spazio e mezzi comunicativi possibili.  Anche per superare il formato del “post”. Il problema non è relativo al testo, ma all’interfaccia, nel blog è più facile avere anche una prospettiva di chi  siamo, in maniera che il lettore possa leggere  una nostra analisi legandola magari ai pezzi precedenti o successivi che in un mero post fb andrebbero persi o sarebbero più difficili da rintracciare.

Silvio: Una nostra prossima riflessione sarà su Siena città-vetrina, sull’appiattimento della condizione dello studente su quella del turista e sulla povertà di spazi aggregativi non “generalisti” come i soliti bar fatti con lo stampino che Siena offre e l’assenza totale di realtà  anche fuori le mura foriera di sottocultura giovanile.

Quindi con la promessa di sentire ancora parlare di loro ci rivediamo a Settembre con il Collettivo Politico Porco Rosso!

Valeria Nitti

 

 

 

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