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15/11/2018
HomeAttualitàLA GIORNATA INTERNAZIONALE DEI MIGRANTI: PERCHÈ SIAMO TUTTI IN MOVIMENTO

LA GIORNATA INTERNAZIONALE DEI MIGRANTI: PERCHÈ SIAMO TUTTI IN MOVIMENTO

 

Il vocabolario Treccani definisce Migrante colui:

Che migra, che si sposta verso nuove sedi: popoli, gruppi etnici m.; animali, uccelli migranti.

E il 18 dicembre è stato scelto come giornata internazionale del migrante.

Giornata che si celebra dal 2000 in ricordo della “Convenzione per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie”. Redatta nel 1990 ed entrata in vigore nel 2003, senza che nessun paese europeo ancora l’abbia firmata, questa convenzione è nata a seguito dell’aumento esponenziale del fenomeno migratorio.

Fenomeno che tutt’ora non si è fermato, perché sebbene se ne si senta parlare molto di più, il migrante non ha mai smesso di essere una figura di rilievo sul territorio europeo e non solo. Dal 2000 al 2015 infatti il numero di persone che hanno lasciato il loro paese è passato da 175 a 244 milioni, provenienti da tutto il globo, non solo dalle zone di guerra.

Sì perché oggi si tende ad assimilare il migrante e il richiedente asilo sebbene siano due figure diverse, frutto di tempi differenti, spinti da motivazioni opposte e alla ricerca di un futuro per nulla simile. Se il migrante è colui che si sposta volontariamente alla ricerca di un futuro migliore, il richiedente asilo è invece colui che involontariamente lascia il suo paese perché impossibilitato a rimanerci, entrambe sono figure in movimento ma non sono le stesse figure. Per intenderci migrante è anche l’italiano laureato che cerca fortuna all’estero, il padre di famiglia pakistano che decide di andare a lavorare in India, il messicano che cerca la fortuna negli Usa; nessuno di loro scappa da nulla, non necessariamente almeno, semplicemente sperano in un futuro migliore rispetto a quello che potrebbero avere rimanendo, sapendo di poter sempre tornare indietro, opzione impossibile per un richiedente asilo.

Ed ecco perché il 18 dicembre si celebra il Migrante e si insiste tanto su questa figura, spesso dimenticata e accusata eppure così fondamentale.

E nella provincia senese lo si è celebrato all’Accabi Hospital di Poggibonsi, tramite l’Arci provinciale di Siena, con un’iniziativa che ha visto parlare Raffaele Crocco, tra gli autori di “Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo”.

Il tema migrazione è certamente centrale nei loro studi che analizzano come la guerra sia un effetto dell’immigrazione, non una causa, e partono dalla geografia per astudiare un fenomeno spesso relegato nell’emergenza. Un po’ di dati:

  • attualmente sono 65milioni le persone in movimento nel mondo, provenienti sia dai 36 paese in guerra ma anche da quegli 11 in guerra latente passando infine per tutte quelle nazioni che si ritengono vivere in pace, come l’Italia (certo però che se spendi più in armi che in istruzione e hai il decimo esercito al mondo, definirti uno stato in pace è difficile);
  • non solo la guerra, anche il “land gabbring”, ad esempio, aumenta i fenomeni migratori: si tratta dell’acquisto, a poco prezzo, di terreni coltivabili, destinati all’agricoltura intensiva, attraverso lo sfratto di coloro che già risiedevano sul territorio portando così diversi uomini a dover lasciare la propria terra (questo avviene in Africa ma anche in Europa, in maniera diversa certo, ma la Germania e l’Italia del Nord già lo hanno sperimentato). Naturalmente anche la gestione non uguale delle risorse, il poco accesso all’istruzione, la fame, la carenza idrica, le malattie, la speranza di vita, l’assenza di lavoro sono motivi validi per abbandonare la propria nazione;
  • situazione italiana: dall’agosto del 1991 la nostra è diventata terra di immigrati, da quando la popolazione albanese, per prima, è sbarcata sul territorio (è arrivata a Trieste e poi in Puglia); andando sempre ad aumentare, oggi gli stranieri rappresentano infatti l’8,5% della popolazione, che contribuiscono al PIL del paese e versano nelle casse dell’INPS ben 10miliardi di tasse. Inoltre a fronte di 250mila italiani che hanno lasciato la nazione sono entrati circa 100mila stranieri, venitemi a parlare ancora di invasione e sopratutto come la mettiamo con i nostri connazionali che fanno esattamente ciò per cui accusiamo i forestieri?

Eppure l’immigrazione viene ancora considerata un emergenza, qualcosa di non naturale e da arginare quando invece migrare è un diritto fondamentale dell’uomo come sancito dalla Convenzione dei Diritti dell’Uomo (1948):

Articolo 13

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese. 

(La carta di Peters, 1973, ritenuta la più fedele tra le carte geografiche del globo).

Perché a nessuno dovrebbe essere impedito di lasciare il proprio paese, per qualsivoglia motivo, senza dover mentire, nascondersi, dichiararsi richiedente asilo perché “No, se sei un migrante economico qui non puoi entrare” (cosa sarà poi il migrante economico, ancora nessuno lo ha capito). Nonostante tutto però questo accade, continuamente: non si può entrare in nessun paese (eccetto tra i membri della UE, ma questo non vale per gli USA) senza un regolare contratto di lavoro, o di studio, non si può cercare vita migliore perché se non si rientra nei flussi poi ci sono troppi stranieri e non va bene.

Ma il migrante a questo non è interessato, semplicemente vuole muoversi entrando a far parte di quel sistema globalizzato di scambi di persone e merci che i nostri governi tanto si vantano di aver creato ma che funziona solo quando gli attori sono di un certo tipo. E allora lui emigra, si muove, con la sua valigia, la sua immaginazione e la sua speranza, la voglia di fare, di credere nel futuro e in una vita migliore, soprattutto per i suoi cari, quelli che lascia e saluta con il cuore straziato alla stazione, al porto, all’aeroporto… e va, prende la strada per una nuova avventura certo di averne tutto il diritto, aggiungendosi a quei 65 milioni di persone che in tutto questo 2017 si sono messe in cammino. E se troverà ostacoli li supererà perché l’uomo si muove, si è sempre mosso e continuerà a farlo, a buon diritto.

P.S: si stima che dal 2050 l’Europa avrà il 40% in meno di forza lavoro, dati presentati sempre dall’Atlante di Guerra, che si troverà costretta a cercare all’estero, in quell’estero che oggi tanto vuole tenere lontano.

http://www.atlanteguerre.it

Chiara Bertoldo

 

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