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21/03/2019
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Le ceneri di Angela: storia di un’infanzia infelice

 

L’Irlanda è un’isola magica, piena di storia, paesaggi incantevoli e personaggi curiosi che nel corso dei secoli ne hanno calcato il suolo. Tutti questi motivi, insieme naturalmente alla lingua, parlata con una pronuncia assolutamente unica, mi hanno portato a scegliere con forza questa destinazione come meta del mio Erasmus for Traineeship. 

Sei mesi a Tralee, non le solite famose città (Cork, Dublino, Galway…) ma la capitale della contea più a sud dell’isola, la contea di Kerry, affacciata sull’Atlantico. Sei mesi sono lunghi e di occasioni per girare ce ne sono molte, la prima meta è stata la vicina Limerick, la protagonista di questo articolo e del libro che vi proponiamo questo mese. 

Il famoso romanzo “Le ceneri di Angela” di Frank McCourt, scritto in età matura da Frank autore e protagonista del racconto. 

“Un’infanzia infelice irlandese è peggio di un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora”.

Questo si legge sulla quarta di copertina del romanzo così da entrare subito nel clima. Il racconto è l’autobiografia del giovane Frank nato in America ma tornato in Irlanda, a Limerick, con la madre Angela, cattolica; e il padre Malachy, che viene dal Nord ed è presbiteriano e per questo guardato con diffidenza dai concittadini. La famiglia ha lasciato l’America (Frank ci tornerà, a 19 anni, senza più lasciarla), per le troppe difficoltà nel mantenersi ma l’Irlanda degli anni ’30 è ancora peggio, il lavoro non c’è e quindi nemmeno i soldi, la casa è piccola e affollata dai tanti bambini che la madre “sforna” (molti non sopravviveranno), il fiume Shannon è scuro e riempie di umidità la città affaticando ancora di più la vita. I sussidi non bastano e spesso finiscono nei tanti pub, in quei bicchieri di “scura” (la Guinness) che Malachy proprio non riesce ad evitare e che conoscerà anche Frank, da adolescente. A complicare il tutto arriva la seconda guerra mondiale che porta via gli uomini, che decidono di trasferirsi in Inghilterra per lavorare in fabbrica così da poter mantenere le famiglie ma i soldi non arrivano, per i McCourt, perché il padre “se li beve” e i ragazzi finiscono costretti a dover lavorare… 

Una storia infelice, di sofferenza, freddo e fame per una delle tante famiglie numerose che avremmo potuto trovare in Irlanda in quegli anni. 

“Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un’infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto […]”

Attraverso il proprio racconto Frank riesce però ad offrire un quadro dettagliato dell’isola di smeraldo e della città dei coltelli, così verrà a lungo chiamata Limerick: la città è sporca, arretrata e umida; ci sono i pub dove gli uomini si rintanano per non pensare all’umiliazione di non saper mantenere la propria famiglia; le chiese con i loro preti a cui i poveri si rivolgono (anche Franck era molto cattolico, come ricorda nel racconto della prima comunione o del suo legame con San Francesco); le scuole con i maestri severi che chiedono soldi per i libri, i vestiti… (Frank si dimostra subito un ragazzo sveglio); gli ebrei usurai che chiedono il conto (Limerick ha da sempre una grande componente ebraica)… e poi ci sono gli inglesi…

I maledetti inglesi contro cui Malachy si scaglia perché la loro tirannia fa soffrire ma l’orgoglio irlandese non si spezza, così il padre  pretende che i suoi figli non lo scordino mai al punto da svegliarli anche nel mezzo della notte quando assonnati, affamati e infreddoliti sono svegliati dal padre che chiede loro di promettere “di morire per l’Irlanda”. 

Il romanzo è un racconto lucido dell’Irlanda della prima metà del Novecento, della sua gente e della sua storia attraverso la voce di un giovane bambino che racconta, anche con divertimento, la sua vita e le peripezie che la contraddistinguono, un Huckleberry Finn d’oltreoceano, che è però ormai adulto e ha così potuto maturare e comprendere a pieno tutto quello che gli è accaduto. 

Andando a Limerick ho perciò fatto immediatamente tappa nel museo dedicato all’autore, ricreato nella vecchia scuola di Frank, nel cuore della città in cui è stata ricreata anche la vecchia casa dell’autore (l’edificio reale è ora abitato ed è osservabile solo esternamente); è possibile anche fare un giro, gratuitamente, a piedi per vedere i luoghi del romanzo in una città che oggi rappresenta l’Irlanda che cresce, si sviluppa, si ammoderna diventando la meta di moltissimi studenti e lavoratori; un altro mondo rispetto a quello descritto nel libro eppure i ricordi sono ancora vividi nella memoria dei suoi cittadini più anziani che non dimenticano il loro passato, quel fiume Shannon che mandava i mali, l’occupazione inglese (la Repubblica di Irlanda nasce nel 1922 ma i rapporti con gli inglesi continuarono a creare problemi), la fame, la povertà… 

Un libro consigliato senza dubbio, scritto da un immigrato che è tornato indietro, prima di andarsene definitivamente (Frank tornerà in America e diventerà insegnante di inglese), è la storia di un’emigrazione doppia e quindi doppiamente dolorosa; di una vita difficile nell’isola della povertà; di un’esperienza che non è poi diversa da quella che potrebbe aver a sua volta vissuto un nostro connazionale. 

“Le ceneri di Angela” vincitore del premio Pulitzer è un romanzo da cui si può imparare tanto perché in quelle pagine non è poi difficile leggervi anche la storia della nostra nazione, in un certo senso. 

P.S: fate attenzione però, quando parlate del libro, con un cittadino di Limerick non tutti lo apprezzano, c’è chi ritiene che abbia saputo raccontare la verità in maniera brillante; chi lo ritiene addirittura troppo benevolo e chi invece lo considera la voce di un bugiardo che ha creato solo problemi… dove sta la verità, oggi, è difficile dirlo, Limerick è cambiata ma nessuno può mettere in dubbio il valore letterario di questo racconto, scritto in maniera superba, capace di affascinare anche i più restii. 

Chiara Bertoldo 

Qui alcune foto scattate al Museo:

 

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