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22/10/2018
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Le macerie di una generazione raccontate da Zerocalcare

Zerocalcare è tornato. 

Attraverso un’opera in due parti, Macerie prime e Macerie prime, sei mesi dopo; ha  trovato il modo di raccontare ancora una volta la quotidianità della sua generazione. Dopo l’esperienza di Kobane Colling, si torna a Roma, quartiere Rebibbia con i vecchi amici e la vita di tutti di giorni. 

Michele Rech, più conosciuto come Zerocalcare, racconta un percorso, quello della maturità, delle scelte che cambiano la vita e dell’entrata nel mondo adulto, attraverso un doppio libro, a distanza di sei mesi.

La prima parte esce nel novembre del 2017 e attraverso una storia corale racconta la vita di Zerocalcare ma anche degli amici, quelli di sempre, che con te sono cresciuti e chi si trovano ora a dover fare i conti con un’esistenza aliena, lontana dai sogni e dagli obiettivi per cui si è lavorato. 

Il protagonista è diventato un fumettista di successo, che si trova a dover fare i conti con la fama, poco gestibile e problematica, che vive un vero e proprio tormento interiore: il mondo in cui abita sembra sconosciuto, gli amici creature estranee e nemmeno il solito vecchio Armadillo sembra essere d’aiuto. Tutti vivono e raccontano la crisi esistenziale che ti assale superati i trent’anni quando la realtà ti piomba addosso e non sempre è come la vorresti tu. 

Gli amici compiono scelte, chi va avanti e chi resta bloccato, ma sembrano ormai lontani dai ragazzi con cui hai passato l’adolescenza, sono gli sfigati, quelli presi a schiaffi dalla vita che cercano i resistere: il Cinghiale che prende la strada della famiglia, Sarah e Deprecabile, Katja e un futuro che non sboccia, Secco e Giualcometti… quelli di sempre con cui però qualcosa sembra essersi rotto perché il successo è un’arma a doppio taglio e crea tensione, anche nei rapporti; per ogni passo avanti che fai c’è sempre qualcuno che si lamenta e allora arriva Panda, una nuova coscienza, il cui motto è 

“Tu devi imparare a fregartene degli altri. Ci siamo tordolò. Ora però ci devi mettere del tuo e fottitene di tutti gli altri. La gente normale fa così. O soccombe”. 

Tutto in una continua alternanza tra l’oggi e un futuro post-apocalittico in cui un anziano signore e una bambina lottano contro figure non meglio identificate che si nutrono proprio dei nostri protagonisti: si rubano dei pezzi che ognuno perde quando si accorge di essere di fronte ad un bivio, ad una scelta dalla quale non può tirarsi indietro. In Macerie Prime c’è la descrizione di una crisi, di una difficoltà generazionale, di un allontanamento, di una perdita, di sé e degli altri che ti lascia con l’amaro in bocca. 

A maggio è poi uscita la seconda parte, Macerie Prime sei mesi dopo. 

Un libro che va letto di getto, senza tornare sull’opera precedente, in cui ritroviamo tutti i personaggi e ci avviciniamo verso una conclusione. 

I protagonisti si sono persi di vista, esattemene come li ha persi il lettore, che non ne sente parlare da novembre e che si immerge nuovamente nella realtà di Rebibbia da zero. E qui si fanno i conti, una volta per tutte, con la propria esistenza e la propria realtà: di nuovo una storia corale in cui tutti hanno intrapreso una strada definitiva, hanno scelto, si sono messi in gioco. I personaggi a pezzi, del fumetto precedente hanno cercato di riprendersi il proprio copro, la propria esistenza, e ritornare a vivere. È un racconto moto più buio in cui però la resa dei conti non può essere evitata. 

Vediamo così Zerocalcare riallacciare rapporti con il vecchio gruppo che, nel frattempo, vive una propria crisi profonda: chi è incastrato in un lavoro che non ama, chi è costretto a fare i conti con il proprio passato, chi è alla prese con una realtà che lo sovrasta e chi, invece, non riesce a muoversi, immobile e intrappolato nei propri panni. Ma tutti, obbligatoriamente sono chiamati a rispondere, e allora quel futuro post-apocalittico diventa la scena per ribellarsi e riuscire a tornare interi, completi e definiti, in uno scontro che li obbliga a lavorare insieme: perché questo è uno dei messaggi forti, solo lavorando insieme si riesce ad ottenere qualcosa. 

E torna anche l’armadillo, il panda scompare, non prima di essersi mostrato, e quella quotidianità che sembrava persa viene riconquistata, nel solito posto e in maniera rocambolesca, non senza una fatica che è richiesta. 

Attraverso questi due volumi Zerocalcare crea un vero romanzo generazionale: racconta di quella parte di popolazione ultratrentenne sempre a metà, mai realizzata e fuori posto; in cui la realtà è amara (qui si ride molto meno che nel volume precedente). E il lettore si ritrova in pieno, in un mondo di incertezze, in bilico in un limbo dove ogni giorno non succede nulla. 

Un rilievo particolare va dato poi al personaggio di Giuliacometti vero simbolo di quella crisi intergenerazionale di cui Michele Rech scrive (ma non diciamo nulla, per evitare spoiler). 

Un fumetto che parla a noi, a chi si affaccia all’età adulta con la consapevolezza che gli toccherà lottare e guardare il mondo con disincanto. Si ride però, anche, perché l’ironia che contraddistingue Zerocalcare e il suo modo di descrivere il mondo non mancano: siamo pur sempre in compagnia di quei personaggi caratteristici che riescono sempre a strapparsi, e strapparti un sorriso, nonostante tutto. Un viaggio dalla solitudine alla riconquista di quei legami senza i quali non si potrebbe mai diventare quello che si vuole essere: dal buio alla luce, sfatando un po’ di miti e guardando il mondo con le lenti giuste. In mezzo la crescita, obbligata, che prima o poi ci verrà a toccare.

E noi, forse non ancora trentenni, o forse sì, leggiamo la storia e ci immedesimiamo, colpiti dalla facilità con cui l’autore sembra parlarci, che forse ci siamo sempre sentiti lontani da tutto ciò. Un libro forte e sincero, da leggere, assolutamente.

Chiara Bertoldo

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