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09/12/2018
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Lettera non d’amore

Cara Esterina,

perché scrivere una lettera? I motivi sono molti e, come succede per la maggior parte delle cose, probabilmente nessuno abbastanza valido. Si scrive una lettera perché si ha qualcosa da dire. Si scrive una lettera perché scrivere è quasi sempre meglio che parlare, e molto meno tortuoso che pensare. Perché ha il sapore antico di una comunicazione efficace: vera e propria rarità, di questi tempi.
Ti scrivo perché ti conosco, eppure ancora il tuo volto si è affacciato spesso ai miei occhi come quello di un’estranea. Conosco la tua voce e il tuo respiro, le corse veloci a cui ti costringe la paura, il sonno che dormi e quello che aspetti invano se tarda a venire o se ospiti sgraditi lo interrompono; ricordo o immagino il piumaggio incerto della bambina impertinente di cui ti sforzi ancora di cercare la mano freddina, e se la trovi, di riscaldarla.

Ti scrivo oggi perché piove e in alto sulle colline c’è una nebbia fitta, resa ancora bianca dagli ultimi raggi del sole che sta per calare; perché le giornate si fanno più corte, e questa è la stagione dei dormienti. D’Inverno, sotto lo zoccolo della terra ghiacciata, il segreto del seme si è già rivelato: butta i germogli per l’esplosione della Primavera, e il rigoglio dell’Estate. La neve distende un velo di morte soltanto apparente sui frutti che saranno.
L’Autunno non è la stagione della malinconia, quella dei perdenti, o dei perduti: è la stagione di chi sa aspettare. Ci vuole la pazienza di nascondersi, di vivere al minimo come gli alberi che perdono le foglie, di andare a dormire presto e a lungo, se si vuole affrontare lo scatto della Primavera e il caldo terribile dell’Estate.
L’Autunno è la stagione dei funghi, che fanno capolino tra le foglie come impettiti soldatini ammantati di marrone, del profumo di bosco umido, delle noci e delle castagne. Frutti legnosi che nascondono la propria tenerissima anima sotto un guscio impervio: frutti che non c’è fretta di consumare, destinati a conservare a a lungo il proprio selvatico aroma.

Le stagioni passano anche per gli amori, questo io e te lo sappiamo bene. I falò si spengono tanto più rapidamente quanto più voracemente hanno bruciato e non durano che nella cenere, e nelle braci.

Ma non ti scrivo questa lettera per raccontarti del mio letargo, che definiresti come l’ennesimo, o dei miei progressi nel pianoforte, nel quale credo tu mi abbia sempre giudicato mediocre, per chiederti quanto tempo tu abbia impiegato a maturare così, frutto estivo dal profumo accattivante e dall’aspetto succulento: è coi miei occhi che ti ho visto arrossire, ammorbidire al calore dello spicchio di Sole che dentro di te possiedi e di cui vai giustamente molto fiera. Per parecchio tempo ho pensato che sarei riuscito, se non a rubartelo, a condividerne un po’: non sapevo allora che fosse un dono soltanto tuo, che custodivi gelosamente, e ignoravo quale fosse il mio.

No, se ti scrivo questa lettera è perché le nostre braci, per me, si sono spente. Ne percepivo ancora il calore mentre ti guardavo camminare voltarti verso di me e sorridere, mi sembrava di sentirle bruciare nella mia tasca l’ultima volta che ti ho accompagnato a casa e con il labbro un po’ imbronciato hai lasciato che declinassi senza insistere la tua richiesta di entrare quasi mormorata. Mi chiedevo non senza fiducia quanto a lungo il fuoco possa covare sotto la cenere, se alcuni siano più di altri destinati a durare: allora, senza dubbio, il nostro doveva essere tra questi. Ma ho scoperto che a volte un temporale è sufficiente a calmare per sempre delle fiamme che erano, in fondo, molto meno coraggiose di quel che si era creduto.
Anche oggi piove. Il nostro Autunno è stato breve, non c’erano semi pronti a germogliare segretamente durante l’inverno.

Dalla finestra vedo le mie colline e i sicomori che stagliano i rami nudi e neri contro il cielo biancastro. Le radici sono il loro dono, e il mio.
Esterina, dei tuoi vent’anni ti resta ormai meno della metà da vivere. Quel che significa lo scoprirai da te: tu sei nata d’estate.

 

 

 

Lucia Cherubini

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