Scrivici!










Seguici su:
09/12/2018
HomeAttualitàLo spettro di un passato, la forza di resistere: La Massoneria contro la mafia

Lo spettro di un passato, la forza di resistere: La Massoneria contro la mafia

Giovedì 1° marzo 2018

Fierezza, orgoglio, piacere divulgativo, ma soprattutto, voglia di distinguersi da forme deviate di organizzazioni occulte hanno portato il Grande Oriente d’Italia ad aprire al pubblico, straordinariamente, le proprie sedi, in commemorazione, ad un anno di distanza, del più spregiudicato oltraggio al linguaggio democratico universale.

 

Era il 1° marzo 2017 e a Roma, la sede massonica nazionale, il Vascello, su ordine della Commissione Antimafia (capitanata da Rosy Bindi), veniva invasa e perquisita dalla Guardia di Finanza, alla ricerca degli elenchi dei partecipanti all’Ordine che avessero potuto testimoniare le presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta e della mafia nella Massoneria italiana.

Nottetempo, la storica biblioteca ed il pregiato archivio del Vascello sono stati intensamente controllati, persino i giardini, ispezionati fino all’ultimo filo d’erba, con il sospetto che avessero potuto celare, negli anfratti più reconditi, registri ed elenchi precedentemente nascosti.

 

Non si vedeva un così dichiarato e forte abuso di potere

dai tempi dei totalitarismi e degli assalti squadristi fascisti

 

Ancora una volta, la santa opposizione ad una pretesa inappagabile è stata soppressa con la forza, ancora una volta, la storia ha recitato, tristemente, lo stesso copione.

L’atto di forza esercitato dalla Commissione Antimafia era scattato al rifiuto del Grande Oriente d’Italia di fornire, sotto ultimatum, dichiaratamente contro i principi di riservatezza personale, “solo” i nomi dei fratelli calabresi e siciliani dal 1990 al 2016.

Agli occhi del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, il senese Stefano Bisi, agli occhi dei fratelli di tutta Italia, ma anche agli occhi di chi sentiva parlare (seppur bombardato dalle deformazioni massmediatiche) di indagini sulla “Massoneria”, l’atto della Commissione Antimafia ha raggiunto l’apice dell’incostituzionalità, ha tagliato le gambe alla libertà di associazione promossa dagli articoli 2 e 18 della Costituzione della Repubblica italiana, ha famelicamente aspirato allo scioglimento dell’obbedienza e di qualsiasi sua articolazione territoriale.

 

Spaventosi fantasmi, traumatici deja vus avevano cominciato a manifestarsi già ad apertura delle indagini, alla prima convocazione del Gran Maestro da parte della commissione parlamentare d’inchiesta nell’agosto 2016. La sede scelta dalla Commissione Antimafia era Palazzo San Macuto, quello storico palazzo, scelto, tempo addietro, come sede del Tribunale della “Santa” Inquisizione.

 

Condottiero ieri: Galileo Galilei, condottiero oggi: Stefano Bisi,

entrambi combattenti per la sempreverde libertà personale e di pensiero

 

 

Le indagini, concluse a fine legislatura del Parlamento, il 22 dicembre 2017 e contraddistintesi per ignoranza, superficialità, ripetitività e dispersione di interesse, si sono rivelate essere un inconcludente dispendio di denaro pubblico; nella accanita ricerca accusatoria nei confronti della antica muratoria, si è presuntuosamente cercato di supplire ad un vuoto probatorio su una sempre preconcetta e supposta, ma non rilevata, contiguità tra massoneria e malavita organizzata.

 

L’apertura delle sedi massoniche è stato un evento dal grande interesse per il sociale che, caratterizzato dal più umile impegno didattico, è stato finalizzato all’avvicinamento di tutti alla conoscenza base della massoneria.

 

Al primo gradino,

l’obiettivo di remare contro l’opinione comune,

contro la demonizzazione del Sud Italia, contro la “mano invisibile” della massoneria.

 

L’opera della vera massoneria continua, nella piena identificazione nel rispetto della legalità, nella missione di essere figlia di sapere, cultura e tolleranza, nel miglioramento personale, nell’aiuto comunitario. Un esempio? Dove la politica giocava a dadi per guadagnarvici, il Grande Oriente d’Italia non ci ha, invece, pensato due volte a donare la luce dove si era sprofondati nelle tenebre, ripristinando l’illuminazione elettrica nel cuore cittadino di Norcia.

 

Dalla piccola, grande opera del Gran Maestro Stefano Bisi, “Massofobia, L’antimafia dell’inquisizione”:

 

“Nessun mostro ci potrà disunire perché quando tramonta il sole, poi si accendono le stelle. […] Dopo le stelle, torna l’alba e poi il sole, la luce che profuma di libertà”.

 

 

Gaia Colasanti

 

Fallo sapere anche su:




Nessun Commento

Area Commenti Chiusa.