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22/10/2018
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LORO 1- Primo canto di un poema eroicomico

Il 24 aprile è uscito nelle sale Loro 1, l’ultimo film di Paolo Sorrentino. La seconda parte apparirà sul grande schermo il prossimo 10 maggio. Ci sembra dunque opportuno riassumere e commentare l’esordio della prima, per rinfrescare la memoria agli spettatori.
Innanzitutto la ricezione: la critica ha espresso soprattutto un parere negativo, salvo chi ha sospeso il giudizio fino alla visione della seconda parte. E tra chi lamenta una scelta di marketing dell’autore e chi gioca a Indovina chi? coi personaggi, i quindici giorni di stacco, più che una strategia commerciale, sembrano utili a far sedimentare l’impatto del primo episodio per prepararsi al successivo. In effetti, per chi si aspettava Il Caimano 2, sarà stata una sorpresa trovarsi di fronte a un’epica del grottesco, a una commedia tragicomica. Allora non stupisce se, come nei migliori romanzi cavallereschi, il protagonista si palesa solamente all’esatta metà del film, ma non con armatura e lancia in resta, bensì in abiti femminili, da odalisca (d’altronde, come Lui dice di sé stesso: «anche un 25% di me è omosessuale, solo che è lesbico»). Durante i primi 60 minuti assistiamo infatti alla scalata sociale di Sergio Morra (interpretato da un impeccabile Riccardo Scamarcio), attorno al quale gravitano personaggi minori ma indelebili, come Santino Recchia (una crasi tra Bondi e Formigoni) e soprattutto Stella, la studentessa di lettere immacolata, che fa il suo primo passo nel cammino della corruzione incontrando “Dio”.

Cosa rimane dunque alla fine di questo primo canto? Aldilà delle intuizioni geniali del regista, che incidono il film fin dalla prima scena – dall’agnello (vero) sacrificale del consumismo al tatuaggio illuminante – resta la potenza dell’ Innocenza, sviluppata attraverso due scene fondamentali: la prima è quella che vede il Cavaliere, novello sofista, intento a insegnare al nipote l’efficacia della verità relativa, la seconda è quella in cui il giocatore di pallone non cede al corteggiamento (è forse l’unico, fatta eccezione per la Veronica Lario-Sofia Ricci) del Presidente perché «tutto non è abbastanza». E allora forse chi non si sente con la coscienza pulita ad apprezzare un film con dei quadri spettacolari (come quello di Kasia Smutniak col velo, che ricorda la Nascita di Venere di Botticelli), chi non riesce a vedere la metafora, durante il cambio scena, della spazzatura che si trasforma in MDMA, chi insomma non afferra il discorso per immagini, e lo trova superfluo e autoreferenziale, pensi a quanto il grottesco sia più potente del tragico per descrivere e smontare i meccanismi del potere, a quanto l’abbassamento comico mastichi e ci risputi addosso non tanto Berlusconi quanto il berlusconismo.

Da Loro 2 insomma ci aspettiamo che Sorrentino affondi il colpo e ci conquisti definitivamente chiudendo un film che racconta, col surrealismo che gli è proprio (la citazione del Pinocchio di Manganelli è una dichiarazione di poetica), la battuta di arresto di un uomo e la diffusione di un fenomeno sociale che tuttora ha le sue propaggini nel Paese.

Agnese Caddeo

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