16/10/2019
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Marielle, la verità che uccide.

 

Alle 21,30 dello scorso 14 marzo le strade della città di Rio de Janeiro si sono tinte ancora di sangue.
All’interno della macchina su cui sono stati riversati cinque colpi di pistola, nel sedile posteriore, sedeva Marielle Franco, attivista politica che combatteva per il rispetto dei diritti umani.

Un’esecuzione. Così Marcelo Freixo, politico e amico di Marielle, ha definito questo aberrante atto.
In un Brasile sempre più ostaggio di azioni criminali, dove spesso viene messa a tacere la dissidenza con il piombo, l’omicidio della giovane attivista ha scosso fortemente gli animi della vita politica e non.

Marielle Francisco da Silva è nata a Rio de Janeiro il ventisette luglio del millenovecentosettantanove. Nata e cresciuta nella favela di Maré, a nord di Rio, amava definirsi cria da Maré, figlia della Marea. Proprio nella favela che le ha dato i natali, Marielle ha trascorso la maggior parte dei suoi giorni. A questa terra era molto legata, e per questo motivo voleva, più di ogni altra cosa, allontanare da questa i soprusi di ogni natura.

Fin da giovane ha sempre sostenuto la comunità LGTB.
Nel 1998 dà alla luce la sua unica figlia, Luyara, bambina che Marielle cresce completamente da sola, iniziando a lavorare sin da subito.

La tragica e fatale scomparsa di una sua amica nel duemila, colpita da una pallottola vagante, la avvicina al tema dei diritti umani.
In quest’ultimo anno Marielle era andata a vivere, dopo tredici anni di relazione, con la sua storica compagna Monica Tereza Benicio e sua figlia ormai diciannovenne. Il rapporto con Monica, forte e saldo, aveva attraversato negli anni battute d’arresto a causa della sua natura omosessuale. Amici e parenti nel tempo hanno ostacolato la relazione, cosa che non ha fatto che rinsaldare ulteriormente il rapporto tra le due, che tra l’altro avevano deciso di sposarsi nel settembre del 2019.

Marielle era laureata in scienze sociali e dopo la specializzazione conseguì un master in pubblica amministrazione con una tesi di analisi politica sulla pubblica sicurezza nello stato di Rio. I suoi campi di interesse in ambito attivistico sono sempre stati i diritti delle donne e la condizione femminile nelle favelas. Passioni che l’avevano portata a essere attivista, femminista e poi politica.
Nel duemilasei, infatti, l’approdo in politica. Marcelo Freixo, esponente del PSOL (Partito Socialismo e Libertà), viene eletto presidente dell’assemblea legislativa dello stato di Rio. Al momento di scegliere un consigliere decide proprio di chiamare lei. Nel 2017 inoltre Marielle ottiene la sua vittoria politica più grande: con quarantaseimila voti viene eletta consigliera municipale con il PSOL, partito nato dal distacco con il Partito dei Lavoratori di Ignacio Lula.

Da consigliera, Marielle presiede la commissione per la difesa delle donne ed è anche membro della commissione incaricata di monitorare l’azione della polizia federale nelle favelas, incarico che ha mantenuto fino al tragico giorno della sua morte. Investita da ruoli pubblici, l’attivista brasiliana ha più volte denunciato gli abusi della polizia e le violazioni dei diritti umani. Proprio prima della sua uccisione aveva aspramente criticato atti criminali da parte della polizia militare nella favela di Acari, dove cinque ragazzi erano stati freddati. In un furente post su Facebook aveva scritto: “Dobbiamo raccontare cosa sta accadendo ad Acari (…). Dobbiamo gridare al mondo e far sapere a tutti l’azione brutale e selvaggia della polizia”. Aveva anche mosso accuse più gravi: “Il 41esimo battaglione della polizia militare stupra e terrorizza i residenti della favela. Questa settimana due giovani sono stati uccisi e buttati in un burrone”.

La sera in cui è stata uccisa, Marielle aveva presenziato a un meeting sul problema della violenza sulle donne afroamericane nelle favelas. Erano le ventuno e trenta e si stava dirigendo verso casa, in una Rio intasata dal traffico. I sicari l’attendevano a un incrocio, avevano atteso per ore che lei uscisse dall’incontro. Quando l’autista che stava portando Marielle a casa, Anderson Pedro Gomes, si è fermato al fatidico incrocio, un gruppo di quattro persone si è avvicinato alla macchina e ha esploso 5 colpi di pistola in direzione della vittima e del suo autista, fermandone le vite in quel momento. Accanto a Marielle sedeva una sua collaboratrice, uscita miracolosamente illesa dall’attentato.
Successivamente all’autopsia e all’estrazione dei proiettili dai corpi, è stato chiarito come essi provenissero da una partita di armi destinate in passato alla polizia, e che probabilmente era stata rubata da terzi.

Negli ultimi tempi la cria de Maré stava indagando su alcuni omicidi commessi nelle favelas, gli stessi denunciati nei furenti post summenzionati, e non era mai parca di denunce e critiche riguardanti la polizia e la tutela dei diritti umani.
Le battaglie di Marielle, nel tempo, hanno riguardato temi diversi, seppur tutti riguardanti la basilare lotta alla violazione dei diritti. Ha combattuto per il diritto d’aborto in casi precisi di gravità, per il femminismo e il diverso trattamento uomini-donne sul posto di lavoro. Ha combattuto contro il razzismo e si è schierata a favore dei transessuali. Il suo massiccio attivismo a fianco della parte di società più emarginata le aveva valso una menzione di merito nel discorso elettorale in vista delle elezioni presidenziali di fine 2018.

Gli omicidi e la criminalità sono sempre stati un problema endemico del Brasile. Nello scorso anno gli omicidi a Rio de Janeiro hanno superato le mille unità. L’attuale presidente Michel Temer ha tentato di risolvere il problema forse buttando alcool su un incendio in realtà da domare, ovvero dispiegando l’esercito in città. Scelta ampiamente criticata da Marielle e non solo.

Il 15 marzo, il giorno successivo all’esecuzione, decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Rio e in altre città brasiliane. Manifestazioni di protesta in ogni parte del mondo hanno mostrato quanto questo fosse rimasto scioccato da questo episodio. Papa Francesco si è messo in contatto con la figlia diciannovenne, per esprimerle il suo più vivo rammarico. Caetano Veloso, celeberrimo cantautore e cantore di ingiustizie, ha anch’egli omaggiato Marielle.
Questo crimine mostra la fragilità istituzionale del Brasile e la necessità di modifiche sul piano della sicurezza, dell’istruzione e sul piano sociale. La sinistra brasiliana ha ampiamente condannato l’omicidio, esponenti politici da ogni parte del mondo hanno fatto lo stesso, anche il parlamento europeo il 20 marzo ha condannato fortemente l’accaduto.

Il governo brasiliano ha attribuito il fatto a bande criminali, ma ovviamente sospetti riguardanti la polizia non possono non essere presi in considerazione, soprattutto per le ultime attività di Marielle, riguardanti proprio la denuncia di atti criminali commessi dalle forze dell’ordine.

Marielle Franco amava definirsi “nera, lesbica e attivista politica, madre a soli diciannove anni e femminista”.
Per questi motivi è stata barbaramente uccisa.

Raul Polanco Zampieri

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