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21/05/2018
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NBA: Road to the finals – Parte 1

La stagione regolare NBA si è chiusa ormai da un po’ e per tutti i grandi appassionati inizia il momento più caldo, quello che dopo un’attesa di 9 mesi e 2378 partite, decreterà quale sia la squadra di basket più forte al mondo: i playoff. Come funzionano e cosa c’è da sapere?

 

Un po’ di storia: nella prima edizione del campionato NBA (allora BAA, ndr) furono appena 6 le squadre impegnate a contendersi il titolo. Di anno in anno crebbe il numero delle squadre ammesse alla seconda fase della stagione, ma bisognerà aspettare il 1984 per vedere i playoff come li conosciamo oggi. Il 1954 fu l’unico anno in cui, invece del solito meccanismo ad eliminazione diretta, si preferì la formula del round robin (o girone all’italiana, esattamente come avviene nel calcio).

 

Format: nel basket, così come nella gran parte degli sport mutuati dalla tradizione americana, è prevista la presenza di un campionato nel campionato, disputato tra le migliori 16 squadre della stagione regolare: 8 dalla Eastern Conference e 8 dalla Western Conference. Le franchigie si sfidano in serie disputate alla meglio di 7, ossia la prima che arriva a 4 vittorie passa il turno. Questo non vuol dire però che il cammino intrapreso durante il campionato non conti nulla; infatti gli accoppiamenti premiano ovviamente la squadra che ha avuto l’andamento migliore, concedendole anche il vantaggio di una partita in più in casa. Gli scontri verranno quindi stabiliti come si può vedere nella foto sottostante

 

 

Road to the Playoff: quest’anno la lotta per garantirsi la post-season è stata incredibilmente accesa, riservandoci anche molte piacevoli sorprese. Nella Western Conference, oltre alle schiacciasassi Rockets e Warriors, la bagarre è stata dura, con a malapena 2 vittorie di distanza tra la 3ª e l’8ª classificata. Se il 1º posto della squadra texana non fa scalpore, più sorprendente è il 3º posto dei Blazers e ancora di più il 5º dei Jazz, visto che l’addio di Hayward sembrava proiettarli verso un anno di purgatorio. A Est invece le migliori 8 avevano già da tempo preso il largo, ma anche qui è stata lotta vera per stabilire i ranghi. Non poche le sorprese, con i Raptors a spuntarla tra i litiganti Celtics e Cavaliers (questi ultimi addirittura relegati in 4ª posizione), i 76ers che colgono finalmente i frutti del “process” e gli agguerriti Pacers del figliol prodigo Oladipo, elevato al rango di profeta in patria.

 

2018 NBA Playoff

 

  • Qui Warriors: i campioni in carica sono riusciti senza problemi a sbarazzarsi prima degli SPURS e poi dei sorprendenti Pelicans, questi ultimi in grado di battere nel turno precedente i favoriti Blazers per 4-0. La squadra di Kerr ha macinato vittorie con o senza la sua stella Stephen Curry e ad oggi rimane la squadra da battere
  • Qui Rockets: l’altra grande favorita alla vittoria finale è la squadra di D’Antoni che, come tutte le squadre dell’allenatore italo-americano, è una macchina da punti, con qualche problemino in difesa. Non hanno potuto molto contro questa corazzata né i giovani e inesperti Timberwolves nel primo turno, né tantomeno la “cenerentola” Utah dello scatenato rookie Donovan Mitchell. Ora però i “razzi” sono attesi dalla prova del fuoco che li vedrà opposti al team della baia, stabilendo una volta per tutte se Houston è davvero una squadra da titolo o rimarrà solo l’ennesima “perla incompiuta” di Mike D’Antoni.
  • Qui Cavaliers: dopo una stagione regolare non all’altezza delle aspettative e un primo turno contro i Pacers che ha tenuto col fiato sospeso i tifosi dell’Ohio, la squadra di LeBron James ha asfaltato per 4-0 i Toronto Raptors, da cui, vista la posizione numero 1 raggiunta durante l’anno, ci si aspettava sicuramente qualcosa di più. Riuscirà la squadra del prescelto a raggiungere la 4ª finale consecutiva (la 7ª per il martello di Akron) o soccomberà contro i Celtics nel remake delle scorse finali di conference?
  • Qui Celtics: la compagine allenata da Brad Stevens è sicuramente la più sfortunata tra le 4 arrivate fin qui. Le due stelle della squadra, Gordon Hayward e Kyrie Irving, sono entrambe fuori dai giochi (il primo si è infortunato addirittura durante la prima partita della stagione!); nonostante questo Boston ha saputo raggiungere il 2º posto in classifica e battere due squadre ben attrezzate come i Bucks di Antetokounmpo e i talentuosi 76ers di Simmons e Embiid, che pur peccando un po’ di inesperienza (⅘ del quintetto titolare è alla prima esperienza in post-season), sembrerebbero avere avanti a sé un futuro radioso. Adesso la sfida contro Cleveland, ma comunque vadano questi playoff per la squadra del Massachussets, verrà sempre da chiedersi: come sarebbe andata senza gli infortuni?

 

 

Curiosità:

 

  • Minnesota è tornata ai playoff dopo 14 anni di assenza. Giusto per rendere l’idea di quanto tempo sia trascorso: Kobe Bryant e Shaquille O’Neal giocavano insieme ai Lakers, Lebron James era un rookie, l’Italia del calcio doveva vincere ancora il 4° mondiale e non esistevano gli smartphone… Feel old yet?

 

    • Era dal 2008 che la squadra di James non arrivava tra la prime 2 nella stagione regolare; allora a vincere furono i Boston Celtics. Chissà che la storia non sia destinata a ripetersi.

 

  • La squadra che vanta il maggior numero di partecipazioni ai playoff sono i Lakers con 60 presenze, mentre Raptors, Timberwolves e Pelicans, tutte e 3 presenti quest’anno, sono le meno avvezze a tale competizione, rispettivamente con 10, 9 e 7 apparizioni.

 

    • I Philadelphia 76ers sono la franchigia che ha partecipato ai playoff per più anni consecutivamente (22, 1950-1971), mentre gli SPURS sono quelli con la striscia attiva più lunga (21, 98-oggi) e seri candidati a battere tale record.

 

  • Donovan Mitchell è il primo rookie a guidare la squadra per punti dai tempi di Carmelo Anthony, in quello stesso lontano 2004 in cui i Twolves facevano l’ultima apparizione in post-season. Il caso ha voluto che i due si siano anche scontrati al primo turno, con il giovane prodotto di Louisville che ha avuto la meglio.

 

    • Tony Parker, playmaker dei San Antonio SPURS, parteciperà alla sua 17ª post-season consecutiva, striscia attiva più lunga di qualsiasi giocatore NBA.

 

  • I 62 giocatori internazionali che disputeranno i playoff costituiscono il nuovo record di giocatori non statunitensi, sintomo di una NBA sempre più globale. Sono ben 33 i paesi con almeno un esponente (anche questo un record), capeggiati da Francia e Australia che, con 7 elementi a testa, risultano le più rappresentate

 

Marco Belinelli è il miglior italiano ai playoff sotto ogni aspetto: numero di partite (54), stagioni in cui ha disputato la post-season (5). Inoltre è l’unico non solo ad aver vinto il titolo finale, ma anche il solo ad aver mai superato il primo turno in ben 3 occasioni.

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