19/07/2019
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NBA: Road to the finals – Parte 2

Eccoci con il secondo appuntamento di “road to the finals”. Dopo una post-seasons in grado di regalare grandi emozioni, è tempo di vedere la serie più attesa dell’anno, che vedrà contrapposti per il quarto anno di fila i Cleveland Cavaliers di sua maestà Lebron James, contro quella macchina perfetta che sono i Golden State Warriors.

 

Un po’ di storia: le finals hanno decretato sin dalla nascita dell’associazione la squadra vincitrice del campionato. Ad aggiudicarsi quella prima edizione furono i Philadelphia Warriors, la stessa franchigia che poi si trasferirà nella “baia” con il nome di Golden State. Il premio al miglior giocatore delle finali (finals MVP) è stato invece istituito nel 1969 e il primo a vincerlo fu Jerry west aka “The logo” (visto che è proprio sulla silhouette dell’ex Lakers che è modellato il logo della NBA), l’unico a riuscirci pur giocando nella squadra perdente.

Format: la sfida è sempre alla meglio di 7 gare e a disputare una partita in più sarà la squadra che nella stagione regolare ha ottenuto il maggior numero di vittorie. Lo schema delle gare è 2-2-1-1-1, quindi con le prime due partite da disputarsi in casa della squadra con il record migliore, 2 in casa dell’altra e così via. Questo sistema è andato a rimpiazzare il precedente 2-3-2, pensato per evitare l’eccessivo numero di spostamenti aerei.

 

Road to the finals: le due franchigie che si contenderanno il titolo, hanno dovuto affrontare avversari agguerriti, in grado di dare più che qualche grattacapo alle due compagini. I Cavaliers hanno faticato non poco per battere Indiana, spuntandola solo in gara 7, e di nuovo contro Boston nel rematch delle finali di conference dell’anno passato. Poco più che una passeggiata invece, la serie contro Toronto, terminata con un secco 4-0. Golden State ha avuto vita facile contro SPURS e Pelicans, ma ha rischiato davvero grosso contro il team texano, che si è arreso solo dopo 7 gare, anche a causa del forfait di Chris Paul nel match decisivo.

 

Qui Cleveland: la squadra di Tyronn Lue arriva all’appuntamento più stanca e con un roster sicuramente non all’altezza delle 3 annate precedenti, ma guai a darli per vinti. Il prescelto sta giocando il suo miglior basket di sempre e mai quanto quest’anno è sembrato essere in grado di caricarsi la squadra sulle spalle e di risolvere le partite da solo. Le impressionanti medie tenute nell’arco di questi playoff (34 punti con il 54% dal campo, 9.2 rimbalzi e 8.8 assist) sono lo specchio del one man show cui si assiste ad ogni partita di Cleveland. La serie contro Boston ha sicuramente mostrato lo strapotere del talento di Akron, ma fatto luce sulle carenze dei compagni. In gara 1, complice l’ottima difesa di Morris sul numero 23, non c’è stata partita. In gara 2 James ha fatto una gran prestazione, ma ciò non è bastato a superare i Celtics. Le assenze di due grandi realizzatori come Irving e Hayward hanno pesato come macigni sulle possibilità di Boston, ma il trio Curry-Thompson-Durant non renderà la vita così semplice a sua maestà; servirà pertanto una prestazione corale ai Cavs per sperare di portare a casa il prestigioso Larry O’Brien Trophy.

Qui Warriors: gli aggettivi per descrivere questa squadra sono finiti ormai da tempo. Ci troviamo di fronte a quella che verrà ricordata come una delle dinasty più forti di sempre, con i Celtics di Bill Russell e i Bulls di Michael Jordan: eppure quest’anno sono sembrati mortali per la prima volta in 4 anni. Secondi classificati in regular season (colpa degli infortuni diranno i più, merito dei Rockets dico io) e vicini all’eliminazione per mano di Houston in queste finali di conference. La squadra è ancora un concentrato di talento unito ad un sistema di gioco in grado di esaltare i singoli pur all’interno di un contesto di squadra, ma quest’anno sembra essere riuscita solo a sprazzi a imporre il proprio gioco. Se i gialloblu della baia riusciranno a giocare come in questi anni, non avranno problemi a spuntarla, ma attenzione a non sedersi sugli allori, perché ad un Lebron così non si può concedere nessun errore.

 

Curiosità:

 

  • Non era mai successo che le stesse squadre si presentassero per 4 anni di fila alle finals, nemmeno ai tempi della grande rivalità tra Lakers e Celtics.
  • I Boston Celtics non avevano mai perso una serie dopo essere stati in vantaggio 2-0. L’eccessiva fragilità della squadra lontano dal palazzetto amico è costata cara ai biancoverdi del Massachusetts
  • Lebron James ha raggiunto per la 9ª volta in carriera e 8ª consecutiva le finals; in poche parole se Lebron fosse una squadra, sarebbe al 3° posto di sempre per apparizioni a tale evento.
  • In questi playoff James ha battuto diversi record, tra cui: maggior punti segnati nei PO, maggior numero di tiri tentati e di tiri realizzati, superando così mostri sacri come Jordan e Kareem Abdul-Jabbar.
  • Nonostante il premio di miglior giocatore delle Finals prenda il nome di Bill Russell Trophy, quest’ultimo non l’ha mai vinto essendo stato istituito nel suo ultimo anno di carriera e venendo assegnato a Jerry West in tale occasione.

 

Pronostico: Golden State 4-1. I valori in campo sembrano nettamente diversi, il solo Lebron non sembra poter competere con la squadra californiana. Il destino è nelle mani di questi ultimi, se saranno in grado di giocare sui propri livelli, non ci sarà storia in questa serie.

 

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