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15/11/2018
HomeAttualitàQuesto non è un articolo sul 2018.

Questo non è un articolo sul 2018.

Reduci da regali di tutti i tipi, scambi più o meno obbligati e cesti di prosecco e pandori, vorrei iniziare questo 2018 con una riflessione semiseria dedicata al DONO.

Come quasi tutto il mondo occidentale pensa, l’atto di donare è sempre una cosa meravigliosa: essere generosi con chi viene ritenuto più sfortunato di noi, o semplicemente veder sorridere un amico, ci rende orgogliosi del nostro gesto.

Diciamocela tutta: spesso il donare presuppone nella maggior parte dei casi anche un contro-dono da parte del beneficiario nei nostri confronti, o in forma di un miglioramento della nostra immagine personale all’atto concluso o del nostro status economico-sociale.

Come ricorda il grande antropologo Marcel Mauss (1872 – 1950), nella sua pubblicazione Saggio sul dono (1923), il dono è alla base di tutte le relazioni sociali tra esseri umani. Questa azione, libera ed obbligata allo stesso tempo, crea un intreccio di relazioni fitte e complicate che rendono il gesto interessato/disinteressato come spirito stesso del contatto che si sta delineando. Vincolati o meno, i doni portano con sé la materialità dell’oggetto e un pezzetto della persona che lo ha donato.

Il Natale in Occidente è l’emblema di questa relazione di scambi: regali di merda o meno, last minute, in saldo o in quelli per la vita, c’è un pezzetto di ognuno di noi in quel gesto così obbligato e spontaneo. Del resto, come ricorda il nostro Angolo dell’Odio, “quelle presine gliele avete regalate con il cuore” (cit. https://piazzadelcampus.it/guida-politicamente-scorretta-ai-regali-last-minute-7242/).

Per i più cinici, l’opportunismo supera il gesto di dono spontaneo, per chi invece vede in questo scambio un inizio di una possibile relazione tra esseri umani, è e rimane un modo per conoscersi e condividere.

A tal proposito, il movimento francese M.A.U.S.S. (Movimento Anti-Utilitarista nelle Scienze Sociali), nato a Parigi nel 1981, fonda il suo credo sul dono come forma di legame sociale e unilaterale che riesce a rompere l’innato narcisismo umano ai fini delle relazioni collettive. Sarebbe opportuno, secondo il movimento, riprendere quelle dinamiche comunitarie basate sulla corrispondenza biunivoca degli scambi e non sul vantaggio personale che ne deriva.

Purtroppo la nostra storia europea ci insegna che il Dono è alla basa dei più grandi scambi politici elitari: le opere d’arte sono l’emblema di questo rapporto tra le maggiori casate nobiliari fino a pochi secoli fa. Arte come prestigio, unicità e potere di pochi, necessario a suggellare un patto o a elevarsi politicamente o personalmente.

Ho specificato più volte che ci troviamo in ambito Occidentale, in quanto in altre zone del mondo esistono altre tradizioni legate al tema del dono. Marcel Mauss nello studio delle cosiddette “comunità primitive”, ha riscontrato come le forze magiche regolino lo scambio del dono, tanto da “obbligare” il beneficiario a ricambiare. Questa tipologia di relazione non è assolutamente disciplinata dall’economia, ma solo da una gioia nel dare che non presuppone un’importanza nell’oggetto materiale in sé.

Nell’idea utopica di Mauss, si dovrebbe ritornare a questa felicità nel dare per rendere la vita sociale più elementare. Che si condivida o meno il pensiero di Mauss, nel nostro piccolo ognuno di noi potrebbe regalare meno oggetti e più emozioni.. Soprattutto se si è degli studenti universitari squattrinati come tutti noi!

Per un sereno 2018 ricco di GIOIE!

Giada Antonutti

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