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23/09/2018
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Ocean Energy: una fonte energetica innovativa

Il mare è senz’altro uno tra i più importanti asset del capitale naturale del nostro Paese. In esso troviamo parte della nostra storia economica e del nostro attuale potenziale produttivo (Unioncamere, 2016).
Potenziale che, a livello europeo, trova sostegno tramite strumenti quali la “Blue Growth Strategy”, un documento elaborato dalla Commissione Europea (CE) con lo scopo di incentivare lo sviluppo dell’economia del mare o Blue Economy, mediante l’attuazione di una politica marittima integrata.

Appurato che mari e oceani rappresentano un motore per il sistema produttivo europeo non indifferente, la CE ha individuato cinque settori chiave, in grado di favorire la crescita economica, promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e consentire la condivisione di conoscenze e competenze. Tali aree di interesse sono[1]:

  1. Acquacoltura
  2. Turismo costiero e marittimo
  3. Biotecnologie blu
  4. Energia dagli oceani
  5. Estrazione mineraria nei fondali marini

Sviluppare il potenziale associato all’energia dagli oceani (punto 4), ad esempio, non darebbe solo impulso alla crescita economica e all’occupazione, ma migliorerebbe la sicurezza in termini di approvvigionamento energetico e stimolerebbe la competitività tramite l’innovazione tecnologica.

A tal proposito, la CE riconosce il ruolo dell’Ocean Energy nel rispondere in modo efficace alla politica climatica ed energetica globale, la quale prevede entro il 2020: la riduzione di almeno il 20% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990; l’aumento fino al 20% della quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo energetico e il miglioramento dell’efficienza energetica pari al 20%[2].

L’interesse nutrito per questo nuovo settore di ricerca, quello dell’Energia Oceanica, trova terreno fertile anche nell’ambito delle discussioni riguardanti gli obiettivi e le politiche da attuare dopo il 2020. L’Europa, infatti, vuole impegnarsi nel raggiungimento, entro il 2030, di target quali: il taglio del 40% delle emissioni di gas effetto serra rispetto ai livelli del 1990; almeno il 27% del consumo di energie rinnovabili e almeno il 27% del risparmio energetico rispetto allo scenario business-as-usual. Questi ultimi sono stati alzati di recente al 35% dal Parlamento Europeo[3].

Il termine Ocean Energy comprende tutte le risorse energetiche rinnovabili che si trovano negli oceani; ovvero, quelle che usano le proprietà cinetiche, potenziali, chimiche o termiche dell’acqua marina (IRENA, 2014).
Insieme all’energia geotermica derivante da reservoir sottomarini, all’energia eolica offshore e alla bioenergia prodotta dalla biomassa marina (alghe), l’Energia Oceanica rientra nel più complesso sistema delle ‘Energie Marine Rinnovabili’ (Castelos, 2014).

In generale, è possibile affermare che l’Energia Marina Rinnovabile ricade a sua volta nell’ampio concetto di Blue Energy, o Energia Blu, la quale fa riferimento a tutte quelle tecnologie in grado di sfruttare l’energia del mare per produrre risorse utili, come ad esempio l’elettricità.
Ad oggi, l’Ocean Energy è considerata una fonte energetica rinnovabile innovativa, insieme all’energia solare diretta, a quella geotermica e a quella eolica, tanto che l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) la inserisce tra le sei fonti di energia rinnovabile utili per la mitigazione dei cambiamenti climatici.

È possibile classificare l’Energia Oceanica a seconda della sua origine e in base alle tecnologie impiegate. A tal proposito, l’IPCC afferma che «una vasta gamma di tecnologie sono possibili, come dighe per l’escursione di marea, turbine sottomarine per correnti di marea ed oceaniche, scambiatori di calore per la conversione di energia termica marina, e una varietà di dispositivi per sfruttare l’energia delle onde ed i gradienti di salinità» (IPCC, 2011).

Secondo Sannino et al. (2011), tra le fonti energetiche si individuano:

  • Onde
  • Escursione di marea
  • Correnti di marea
  • Correnti marine
  • Gradiente termico
  • Gradiente di salinità

Nel caso specifico dell’Europa, il potenziale maggiore per lo sviluppo di energia dal mare è legato alle coste dell’Atlantico, ma potenziali non indifferenti sono rilevabili anche nel bacino del Mediterraneo e del Baltico.

In un momento in cui l’UE sta esaminando le politiche che intende condurre in materia di energia e cambiamenti climatici oltre il 2020, è opportuno esplorare tutte le opzioni possibili, mettendo in atto uno sforzo sostenuto e collettivo inteso a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e a diversificare il portafoglio europeo delle fonti di energia rinnovabili (COM (2014) 008).

A oggi, rispetto ad altre tecnologie, lo stato dei dispositivi che sfruttano energia dal mare è per lo più allo stadio di prototipo e, secondo dati ENEA, in grado di ricoprire solamente lo 0,02% della domanda energetica a livello europeo.  Con l’aiuto del progresso tecnologico e del sostegno pubblico nella prima fase di sviluppo, però, il settore dell’Energia Blu potrebbe registrare nel tempo uno sviluppo analogo a quello dell’energia eolica offshore. Infatti, sebbene vi sia ancora carenza in termini di standard produttivi e normativi, la CE è molto attiva nel sostenere numerosi progetti, applicando in molti casi il know-how derivante dall’industria eolica e di estrazione petrolifera offshore[4].

 

Morena Bruno

 

 

 

 

 

[1] https://ec.europa.eu/maritimeaffairs/policy/blue_growth_it

[2] https://europa.eu/european-union/topics/climate-action_it

[3] http://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20180112IPR91629/energia-nuovi-obiettivi-ue-su-efficienza-e-rinnovabili

[4] http://orizzontenergia.it/testi.php?id_testi=155

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