21/08/2019

Odiosa estate

Fin da bambino l’estate è la stagione che hai sempre aspettato. Sole, mare, gelati, pomeriggi con gli amici…questo imprinting infantile non se n’è andato e, appena le giornate si allungano di un’ora, un sorriso ebete ti spunta in faccia anche se ormai giornate più lunghe significa soltanto più ore disponibili per studiare e la bella stagione è diventata sinonimo di sudore, lacrime, zanzare e soprattutto ESAMI.
Ma la sessione estiva non è l’unico motivo valido per detestare l’estate; noi dell’angolo dell’odio, che in questo siamo specialisti, ve ne forniamo altri cinque:

  1. GLI AMICI CHE VANNO AL MARE
    Questa sciagura colpisce soprattutto i ragazzi del sud, i cui conoscenti rimasti nella terra natia iniziano a bazzicare le spiagge da Maggio. Su Facebook spopolano foto di mojiti, birrette davanti al mare, pelli dorate, grandi sorrisi. Arrivati ad Agosto, quando finalmente il povero studente fuorisede torna, cadaverico e stremato, tra le braccia di mamma, hanno raggiunto una sfumatura di colore che varia tra il carboncino e Carlo Conti.
    Ma non basta: anche chi non vive vicino al mare sembra avere tempo di partire per weekend o intere settimane fuori. Pinuccio, il vostro compaesano che non riesce a raggiungere la sufficienza manco negli esami del sangue, è inspiegabilmente in vacanza in Thailandia, mentre voi vi dovete consolare con le piante di rosmarino della vostra coinquilina sul davanzale: se vi togliete gli occhiali e vi concentrate molto forte, sembrano delle palme.
  2. LA FORTEZZA
    Avete già messo in conto che boccerete tutti gli esami, ma vivete comunque nella speranza che, fallito anche l’ultimo, potrete immergervi in un mare che non sia quello delle vostre lacrime. Ma mare significa costume, e costume significa butta-giù-quella-pancia-obeso-di-merda. Ritagliate quindi degli spazi durante la giornata per recarvi in uno dei luoghi più frequentati dell’estate senese: la Fortezza, che per qualunque essere sano di mente diventa un vero inferno appena la temperatura supera i venti gradi.
    Colpa del clima? No, della fauna. In Fortezza si vede di tutto: ragazze così truccate da rendere subito evidente che non sono lì per correre, ragazzi a petto nudo che esibiscono con fierezza le loro tettine maschie, quarantenni che rischiano di sputare un polmone ad ogni giro, maratoneti della domenica, cinesi.
    Spazio vitale? Inesistente.
  3. L’EFFETTO CARTA MOSCHICIDA
    D’estate, perfino la mobilia vi prende per il culo. Vivete in calzoncini -se non, i più temerari, in mutande- per sopportare la calura e siete anche costretti a passare la maggior parte della vostra giornata col deretano su una sedia per tentare di rianimare la vostra media morente. Si tratta di un’equazione semplice anche per il vostro misero quoziente intellettivo: gambe nude+sedia= lago di sudore tra le cosce e soprattutto sedia adesa alle chiappe per il resto dell’esistenza.
  4. IL RIMORCHIO DA GALERA
    Finalmente, dato un esame, uscite di casa tentando di non pensare a tutti quelli che vi aspettano. E’ l’ora di festeggiare, e siccome non bevete alcolici da un mese sarà la sbronza più economica della vostra vita.
    Appena arrivati in Piazza del Campo, fedelmente scortati dai vostri amici/amiche -questo genere di tragedia colpisce equamente il sesso maschile e quello femminile- vedete la persona che fa per voi: pelle leggermente abbronzata, capello fluente, occhione ingenuo ma sorriso malandrino. All’improvviso si dirige verso di voi. E’ fatta!
    L’esultanza muore non appena vi rivolge la parola: <<Scusi, ha per caso un accendino?>> Lui/lei ha sì e no sedici anni, e ti ricordi con dolore che, anche se è giovedì sera, per i liceali la scuola è finita. A distanza i carramba ti tengono d’occhio. Unica soluzione: la fuga.
  5. IL METEO
    Giugno e Luglio sono stati due mesi splendidi, da cartolina, che tu hai dovuto guardare da dentro casa con i piedi a mollo in una bacinella e il ventilatore dei cinesi puntato in faccia. Ma, finalmente, è il tuo turno.
    La mattina dopo la fine degli esami, finalmente riposato, apri la finestra pronto a salutare un’altra splendida giornata di sole. Di fronte ai tuoi occhi delusi si dipana una cruda verità: al liceo l’estate durava tre mesi. All’università dura due settimane, e in quelle due settimane piove.

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