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21/05/2018
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Oscar 2018: il cinema che trionfa, nonostante la noia

Mentre l’Italia prendeva atto del risultato di queste complesse elezioni, dall’altra parte del mondo, in una assolata Los Angeles, le star del cinema si tiravano a lucido per l’evento più atteso dell’anno: la cerimonia degli Oscar.

Mentana con la sua maratona riempiva i televisori di tanti italiani, ma alcuni, i più spericolati o semplicemente  coloro che volevano ancora per una notte lasciarsi cullare dai sogni che solo il cinema sa regalare, si sono sintonizzati su Sky Cinema Oscar (erano visibili anche in chiaro) per una nottata insonne.

La 90esima cerimonia presentata ancora da Jimmy Kimmel ha visto trionfare molti dei film in concorso, democristianamente,  per restare in tema politico, andando a premiare quasi tutte le opere senza che ci fosse un vero, reale, unico vincitore assoluto. Se il cinema è stato centrale e di alto livello lo stesso non può però essere detto del suo presentatore.

Ecco in pochi passaggi un’analisi di questa lunga nottata.

Jimmy Kimmel

Il presentatore americano torna sul palco del Dolby Theatre dopo lo scandalo “La La Land- Moonlight” e cerca subito di riderci sopra (“Quando sentite il vostro nome quest’anno aspettate un minuto prima di alzarvi“), e non sarà l’unico durante la serata. Il suo monologo di apertura convince però poco, cita il famoso caso Weinsten toccando così il delicato argomento sulle molestie delle donne, a suo modo, cercando di affidarsi alla pungente ironia (“l’Oscar tiene le mani a posto e non ha un pene, è l’uomo di cui abbiamo bisogno a Hollywood“) ma il tutto tiene poco, fa sorridere ma nulla di più, la verve di questo presentatore non esce mai abbastanza. Era la cerimonia numero 90 e il filo con il passato è sempre rimasto saldo, finendo però per rubare troppo spazio allo stesso presentatore, apparso impacciato e spesso assente, purtroppo.

La politica

Quando si parla di Oscar è impossibile non trattare anche di politica ma se lo scorso anno Trump era stato al centro di molte battute e richiami, quest’anno sono stati più politically correct. Dopo gli Oscar soo white, quelli soo black, sono arrivati quelli dell’inclusione totale: ampio spazio alle donne, alle minoranze, agli stranieri e ai diversi. Le donne sono state certamente le grandi protagoniste delle serata da Greta Gerwing, candidata alla miglior regia, passando per “Una donna fantastica” miglior film straniero al Cile che tocca il tema trasgender, arrivando a Allison Janney e Frances McDormand oscar come miglior attrice per la seconda volta, il cui discorso di ringraziamento entra di diritto tra i migliori:

“Sono onorata di esser qui insieme a tutte le attrice le registe, le fotografe le autrice delle canzoni, le parrucchiere. Tutte le signore che sono state nominate sono qui con me. Guardatevi attorno, tutte abbiamo storie da raccontare. Stasera voglio dirvi due parole: inclusione rider”.

Ma anche gli stranieri sono stati centrali, il film che è riuscito a portarsi a casa più statuette è “The shape of water” (La forma dell’acqua) del messicano Guillermo del Toro che fa della sua nazionalità un elemento importantissimo, insieme a lui gli ideatori del film “Coco”, passando per i Dreamers, figli degli immigrati irregolari che Trump proprio non vuole sul suo territorio (Dream Act: Development, relief and education for alien minors Act), finendo con l’omosessualità (non solo in “Chiamami col tuo nome”).

Il cinema

Come detto non c’è stato un vero vincitore assoluto in questi Oscar, ma i giusti riconoscimenti alle migliori potenzialità dei film candidati, degli attori e di tutti coloro che lavorano affinché questa magia accada. Certamente è “The Shape of Water” l’opera più apprezzata, portando a casa miglior regia, miglior scenografia, miglior colonna sonora e sopratutto miglior film, si può essere d’accordo o meno, personalmente ho preferito la poesia di “Call me by your name” o l’infinita attesa di “Dunkirk”, ma è innegabile che questa moderna fiaba risulta essere perfetta non solo perché un vero inno alla tolleranza e all’inclusione ma anche perché capace di mostrare un volto intimo e differente dei rapporti interpersonali. Seguono a ruota “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” che si aggiudica miglior attrice e miglior attore non protagonista; e “Darkest hour” con un magistrale, paziente, coraggioso, camaleontico Gary Oldman finalmente riconosciuto in tutta la sua bravura. Un plauso poi anche al film dell’italiano Luca Guadagnino capace di aggiudicarsi la statuetta come miglior sceneggiatura non originale andata a James Ivory il candidato più anziano; e a “Get Out” anche lui vincitore per la sceneggiatura, questa volta originale, molto sottovalutato perché lontano dai canoni dell’Accademy. I premi tecnici, come giusto, sono invece andati al film di Nolan, un po’ ignorato ma comunque riconosciuto.

Alla fine quindi seppure il cinema ha avuto i riconoscimenti che meritava e le clamorose gaffe sono state evitate, tutto questo politically correct ha finito per pesare anche troppo, rendendo questa cerimonia una delle più noiose. Questa volta tirare le 6 del mattino è stato più difficile del solito, un’alternanza di canzoni e premiazioni intervallate solo dallo stesso giochino dello scorso anno, un paio di attori fatti entrare nel cinema adiacente che non hanno convinto nessuno; il tutto in una scenografia discutibile fatta di swarovski e brillanti. Nonostante la cerimonia però gli Oscar sono sempre gli Oscar e il cinema, quello bello, non viene sottovalutato e ci permette sempre di sognare e, perché no, di dimenticare anche quanto avviene all’interno dei nostri seggi elettorali a riprova che la cultura ha sempre un peso e un posto nella nostra vita, guai a dimenticarlo.

All’anno prossimo, sperando che l’Italia riesca ancora da dire la sua.

Chiara Bertoldo

Qui l’elenco completo dei vincitori:

Miglior film

La forma dell’acqua – The Shape of Water

Miglior regia

Guillermo del Toro, The Shape of Water – La forma dell’acqua

Miglior attrice protagonista

Frances McDormand, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior attrice non protagonista

Allison Janney, I, Tonya

Miglior attore protagonista

Gary Oldman, L’ora più buia

Miglior attore non protagonista

Sam Rockwell, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior film straniero

A Fantastic Woman (Cile)

Miglior film d’animazione

Coco

Miglior corto d’animazione

Dear Basketball

Miglior sceneggiatura originale

Get Out – Scappa

Miglior sceneggiatura non originale

Chiamami col tuo nome

Miglior colonna sonora originale

La forma dell’acqua – The Shape of Water

Miglior canzone originale
Remember me, Coco

Miglior montaggio

Dunkirk

Miglior fotografia

Blade Runner 2049

Miglior scenografia

La forma dell’acqua – The Shape of Water

Miglior costumi

Il filo nascosto

Miglior effetti speciali

Blade Runner 2049

Miglior trucco

L’ora più buia

Miglior effetti sonori

Dunkirk

Miglior documentario
Icarus

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