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20/02/2018
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Perfezione

Il ronzio delle luci sintetiche del Centro Ricreativo risultò fastidiosamente familiare alle orecchie dello scienziato. Era la prima volta che accadeva e imputò la reazione al recente ritorno dal Selvaticus: trascorrere cinque giorni a far ricerca in quella foresta dalla temperatura asfissiante, costellata da rumori inattesi che obbligavano a stare sempre in ascolto con i muscoli tesi e pronti a scattare per mettersi al sicuro in ogni momento del giorno e della notte lo aveva cambiato. Ora, la quiete rassicurante che regnava sovrana a Kyre quasi lo disturbava.
I corridoi del Centro profumavano di disinfettante e di sicurezza, la Città ne aveva fatto il proprio vessillo poiché dal dedalo di quei corridoi e laboratori si governava il fragile equilibrio dell’Ecosistema Umano Perfetto.

Ross attraversò rapidamente la Sezione Sicurezza. Salutò un collega che usciva in quel momento da uno degli uffici, spingendo in tutta fretta un carrellino con una teca sotto la quale una pianta agitava le foglie come fossero tentacoli.
Le lenti del Visore dello scienziato reagirono come fossero state vive: una serie di informazioni iniziò a scorrere ordinatamente davanti ai suoi occhi per ricordargli che si chiamava Bob, un addetto al perfezionamento dei pesticidi che venivano rilasciati lungo la cinta muraria della Città, per impedire che il Selvaticus la inghiottisse definitivamente.
Ross represse con difficoltà una risata: lavorava lì da quattro anni e non ricordava neppure uno dei nomi degli addetti! Se non fosse stato per quell’innovativo paio di occhiali trasparenti che funzionavano da supporto mnemonico, probabilmente nessuno tra i componenti della popolazione di Kyre sarebbe mai arrivato ad un tale livello di evoluzione.

Passando dinnanzi alla Sezione Prosperità notò che qualcosa non andava: le dottoresse sembravano volersi barricare nei loro uffici, mentre qualcuna sbirciava al di là del vetro che le divideva dalla sala d’attesa, spaventata. Quando una di loro lo vide passare, il suo Visore glielo indicò come adatto ad aiutarla e gli ordinò:
– Servi subito Ross! Una delle candidate al Trattamento è fuori controllo.-
La quiete della sala d’attesa era chiaramente stata sconvolta: le candidate al Trattamento Prosperità erano il più lontano possibile da una donna esile, seduta scompostamente e scossa da violenti singhiozzi. Aveva lanciato il proprio Visore dall’altra parte della stanza, Ross lo raccolse:
– Signora, ciò che l’ha resa così non è irrisolvibile…-
– Sta’ zitto, scienziato! Leggi bene il tuo Visore prima di parlare. Sai cosa significa Malattia Ereditaria del Sangue? Non è risolvibile!- lo aggredì, i lineamenti del viso induriti.
Sui Visori di tutti i presenti comparvero due parole.Rabbia. Destabilizzante.

Ross avrebbe voluto afferrarla come faceva quando riportava dal Selvaticus una cavia da studiare, ma i contatti fisici non volti alla procreazione erano vietati.
Quella donna aveva ragione: era stata scartata dal programma perché avrebbe passato la propria malattia al nascituro. Quante leggerezze erano state commesse durante la Grande Moria che aveva decimato tutti! Lei rischiava di essere un’anomalia nel sistema.
Lo scienziato le porse di nuovo il Visore, invitandola tacitamente ad essere ragionevole.
– Stupidi occhiali! Rendono ciechi a ciò che sto provando io!- rifiutò lei.
– Continuare a provare queste destabilizzanti emozioni non ti aiuterà, ti rende un pericolo per te stessa e per tutti noi.- cercò di spiegarle Ross.

La donna si riscosse di colpo. Quello scienziato non capiva proprio nulla delle sue emozioni, ma neanche lei a dir la verità: ne era spaventata, ma teneva alla propria vita e non voleva essere soppressa perché destabilizzante per la società. Si mise in piedi riprendendo il proprio Visore ed uscì mentre ostentava una sicurezza che non le apparteneva.

***

Trascorsa una settimana da quell’“incidente recuperabile”, tutto sembrava essere tornato alla normalità. Ross aveva tentato di imitare i suoi colleghi ma un formicolio alla base della nuca continuava a suggerirgli che doveva cercarla.
La trovò nell’unico luogo di tutta la Città interamente fatto di vetro, il Centro Gioco, pensato per accogliere tutti i figli di Kyre per sviluppare socialità. Cercava di passare inosservata, ma era l’unica senza Visore. L’avrebbe riconosciuta tra mille. Come mai si torturava così dopo che le era stato negato di avere un figlio?
Ross si schiacciò contro una parete e le afferrò una mano, per parlarle in modo che gli fosse vicina.
– Scienziato, come ti chiami?- quel contatto, che a lui stava creando agitazione, in lei non aveva generato neanche un sussulto.
– Ross…- la accontentò. D’un tratto non voleva vedere più tristezza nei suoi occhi. Lasciò che gli togliesse il Visore; quando la sua mano gli sfiorò il viso, non essere più in grado di interpretare analiticamente il mondo gli sembrò irrilevante.
– Se mi denuncerai e dovrò morire è giusto che tu sappia: quando mi è stata negata la possibilità di concepire mi sono sentita una fallita, ed ho provato delle emozioni che non pensavo di avere, che non riuscivo a capire. Togliere il Visore mi ha permesso di vedere e capire veramente ciò che mi stava attorno! Da qualche giorno vedo per la prima volta che il nostro mondo è un’illusione: nessuno si ferma a guardarti negli occhi, ad ascoltarti. Non poter avere un figlio è risolvibile non una ferita difficilmente rimarginabile per una donna che vorrebbe sentirsi realizzata…-

Ross era accecato dal sole, ma per la prima volta ascoltava e capiva quanto lei gli stava dicendo. Avrebbe voluto dirle che aveva ragione e che ora anche lui vedeva la verità, ma capì che nessuna parola sarebbe stata sufficiente.

Non aveva lasciato la sua mano neanche per un secondo, perciò l’attirò a sé e la strinse al petto: i loro cuori per un momento batterono all’unisono.

-Martina Conti

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