Scrivici!









Seguici su:
17/01/2019
HomeAttualitàPorpora Marcasciano e le altre favolose trans cattive

Porpora Marcasciano e le altre favolose trans cattive

All’interno del ciclo di seminari “Copri, culture e istituzioni” organizzato dal dipartimento di Scienze Sociali, Politiche e Cognitive dell’Università di Siena, si è tenuto ieri pomeriggio l’incontro con Porpora Marcasciano. 

Presidentessa onoraria del MIT (movimento identità transessuale), Porpora ha presentato il suo nuovo libro “L’Aurora delle Trans Cattive” ultima sua produzione letteraria ma ha anche approfittato dell’occasione per raccontarsi e raccontare il mondo Trans, quello della lotta e della riappropriazione dei propri spazi e linguaggi. 

L’attivismo la contraddistingue da sempre, ancora prima della scoperta della sua transessualità e da molti anni la vede impegnata nelle lotte che hanno segnato il movimento LGBTQIA+ ma non solo; così da farle ammettere che 

“mi piacerebbe sottrarmi all’attivismo ma è qualcosa di difficile da fare”

Tanti i temi toccati durante l’incontro, e non solo relativi al suo nuovo libro. 

Partiamo dal titolo, un’illuminazione dell’ultimo momento, il libro avrebbe dovuto intitolarsi “Epica Trans” ma, poco prima di andare in stampa, un rapido cambiamento ed ecco: “L’Aurora delle Trans Cattive”: aurora, come l’incrociatore che diede il segnale della presa del Palazzo di Inverno, a San Pietroburgo durante la rivoluzione russa del ’17, un simbolo forte per “una vecchia comunista come me”; ci sono poi le trans cattive, e non le cattive trans; cattive perché la loro esistenza è sovversiva e criminale (Porpora racconta della sua stessa esperienza carceraria, nel novembre del’81, in isolamento a Regina Coeli solo perché Trans); è un libro corale, collettivo, di un gruppo di persone impegnate a riprendere in mano la propria storia. 

Storia e narrazione del sé che sono al centro dell’opera di Porpora, un testo politico che parte dalla ripresa della parola Trans, dalla volontà di ribaltare il modello narrativo; il monopolio linguistico è stato a lungo gestito dal mondo gay dove è andato ricreando quella struttura patriarcale che dominava il discorso eterosessuale, così il mondo Trans è finito per esser accantonato, descritto da altri e con parole altrui. Per questo motivo nasce questo libro, per il bisogno di raccontarsi, da sé, capovolgendo la visione fino ad ora imposta da altri, da un mondo lontano, come quello della biologia, della psicologia… ma che poco aveva a che fare con l’esperienza transessuale. Nasce da un bisogno politico di andare oltre la binarietà del mondo che consociamo; dall’affermare sé stessi e il proprio ruolo, non da una condizione di sofferenza. 

All’interno del libro si spiega poi il termine “Favolosità”: non solo i glitter, l’estrosità del mondo LGBTQIA+ e soprattutto trans, ma la volontà di non uniformarsi, di non neutralizzarsi. Non si vuole essere normali, non si vuole rientrare in quelle categorie fisse di quel mondo che ha sempre annullato la dimensione trans perché non in grado di capirla, alla normalità è meglio contrapporre la pluralità. Il termine viene da una battuta del film Stonewall, pronunciata da Sylvia Rivera: 

“La condizione in cui vivo io è un’altra, a metà tra la mascolinità e la femminilità. 

E sarebbe? 

La favolosità”.

A sottolineare come l’esperienza trans meriti un proprio registro, un proprio linguaggio e una parola che sia propria, autodeterminata. C’è la dimensione dell’entrata in scena, del gesto generativo di chi non si traveste ma si mostra per quello è. Ci sono le trans romane degli anni ’70 e ’80 che prendono parola, collettivamente si organizzano e prendono coscienza di sé, Porpora insieme alle tante che animano questo libro. E Marcasciano lo racconta, realizzando quasi una bio-etnografia in cui scrive la storia di una fetta di mondo troppo spesso oscurata o mostrata solo nei suoi aspetti esteriori. 

Ci sono storie e racconti di chi per troppo tempo ha vissuto ai margini della società, escluse dal mondo reale e perciò obbligate a crearsi una dimensione diversa, anche illegale, fatta di prostituzione e assenza di diritti perché nel mondo comune non vi era posto. Da qui nasce quindi la volontà di riflettere, parlare di sé con nuovi termini e mezzi, attraverso aneddoti e storie scandalose si narra un percorso collettivo di riappropriazione e nuova narrazione, passando per tappe importanti come la nascita del MIT e la legge 164 del 1982.

Un incontro stimolante sulla volontà di lottare, di difendere i diritti propri e altrui e sull’orgoglio, tantissimo orgoglio che esce dalla penna e dalle labbra di Porpora Marcasciano  e che si appresta a mostrarsi anche a Siena, in occasione del prossimo Pride. 

Chiara Bertoldo 

Fallo sapere anche su:




Nessun Commento

Area Commenti Chiusa.