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09/12/2018
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QUELLO CHE NON SAPEVI SULLE OLIMPIADI INVERNALI (PARTE I)

È uno degli eventi più attesi dagli amanti della neve, uno di quelli che qualsiasi appassionato di sport non può lasciarsi sfuggire, di sicuro uno dei momenti più importanti nella carriera di uno sportivo.

Di cosa stiamo parlando? Dei Giochi Olimpici invernali, ovviamente! Giochi che tra poco meno di 100 giorni, il 9 Febbraio 2018, prenderanno il via tra gli impianti di Pyeongchang, in Corea del Sud. Più giovane della sorella estiva, quella del 2018 sarà l’edizione numero 23 dell’Olimpiade in versione invernale, nata nel 1924, ben 28 anni dopo la prima edizione dei Giochi Olimpici dell’era moderna, tenutisi ad Atene nel 1896. Il ben noto barone De Coubertin, fondatore non solo dei Giochi, ma anche dello spirito olimpico, riteneva infatti le “gare su neve o ghiaccio” prive delle caratteristiche di universalità necessarie per essere inserite nei primi Giochi. Scopriamo quindi come gli sport invernali si sono conquistati sempre più spazio accanto a discipline da sempre considerate degne di essere presenti in una manifestazione così importante (come l’atletica, la ginnastica o il nuoto) attraverso una breve storia delle Olimpiadi invernali e dei suoi avvenimenti più importanti e bizzarri.

In realtà De Coubertin, anche sotto la spinta dello svedese Viktor Gustav Balk, membro del primo Comitato Olimpico Internazionale, non può non inserire nell’edizione di Londra 1908 le gare di pattinaggio di figura. Lo svolgimento dei successivi Giochi in una delle nazioni patria degli sport invernali come la Norvegia, non favoreggia però l’inserimento di questi ultimi nel programma olimpico. Stoccolma infatti si rifiuta di ospitare gare di sport invernali, invece protagoniste dei famosi Giochi Invernali (inaugurati nel 1901 da Balk), i quali avrebbero così perso di prestigio. Nell’edizione di Anversa 1920 il pattinaggio di figura è ancora presente nel programma ma è solo con il 1924 che si arriva ad un vero punto di svolta.

Chamonix (Francia) 1924 Il CIO organizza sulle pendici del Monte Bianco la “Settimana internazionale degli sport invernali”, inizialmente pensata come prologo alle Olimpiadi estive di Parigi.
Gli sport presenti son ben 9 (bob, combinata nordica, curling, hockey su ghiaccio, pattinaggio artistico, pattinaggio di velocità, salto dal trampolino, sci di fondo e pattuglia militare, antenato del biathlon) con 292 atleti a gareggiare, 13 dei quali sono donne. Anche l’Italia annovera 23 atleti.
Il successo di questi 10 giorni di gare è sorprendente: con addirittura 10000 spettatori paganti, la “Settimana internazionale degli sport invernali” verrà rinominata nel 1925 la prima “Olimpiade Invernale”.
È in questa prima edizione che si verifica uno degli episodi più singolari della storia olimpica: il norvegese naturalizzato statunitense Anders Haugen si vede sfuggire la medaglia di bronzo nel salto speciale e termina ai piedi del podio, dietro al norvegese Haug. Anni dopo la giuria ammette un clamoroso errore di calcolo e assegna con una speciale cerimonia di premiazione, tenutasi ad Oslo nel 1974, il bronzo ad un Haugen 85enne, che si vede consegnare la medaglia dalla figlia del bronzo olimpico in carica erroneamente per ben 50 anni.

St. Moritz (Svizzera) 1928 È considerata un’edizione “bollente” a causa delle alte temperature registrate, che arrivano addirittura ai 25°C durante le gare di sci e che costringono all’interruzione delle batterie del pattinaggio di velocità, le quali si stanno svolgendo su una pista che si sta sciogliendo a poco a poco.
È la prima edizione in cui partecipa un paese dell’emisfero australe, l’Argentina, ed è l’edizione in cui comincia la leggenda di Sonja Henie, norvegese che nei Giochi precedenti si era classificata all’ottavo e ultimo posto nelle gare di pattinaggio artistico. Questa volta però, a soli 16 anni, riesce a vincere con successo, successo che manterrà anche negli anni a venire.
Nel salto con gli sci il norvegese Jacob Tullin Thams, campione olimpico uscente, realizza l’incredibile distanza di 73 metri ma cade e viene portato in ospedale. Ci riproverà nel 1936 a Berlino, stavolta però in un altro sport, la vela, e con molta più fortuna: sarà argento ed uno dei pochi a vincere una medaglia olimpica sia invernale che estiva.

Lake Placid (USA) 1932 È la prima edizione a svolgersi fuori dall’Europa, ma proprio questo, insieme alla crisi economica ancora in corso, è uno dei motivi per cui il numero di nazioni e dei relativi atleti partecipanti quasi si dimezza rispetto ai Giochi precedenti.
Nel bob a quattro l’oro viene vinto da Billy Fiske con il suo equipaggio. Tra di loro Eddie Egan, già campione olimpico di pugilato ad Anversa 1920, l’unico ad aver vinto un oro nelle olimpiadi estive e invernali in due discipline diverse.

Sonja Henie

Garmisch-Partenkirchen (Germania) 1936 I Giochi si svolgono sotto il potere nazista ma per l’occasione Baillet-Latour, presidente del CIO, fa rimuovere dai luoghi pubblici la scritta “vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei”.
La novità di questa edizione è l’introduzione dello sci alpino nel programma olimpico, ma il CIO decide di squalificare dalle gare i maestri di sci per professionismo e Austria e Svizzera si vedono costrette a ritirare le proprie delegazioni, lasciando via libera agli altri pretendenti alle medaglie.
Il pattinaggio vede Sonja Heine vincere il terzo oro olimpico e affermarsi non solo come stella dello sport ma anche come star cinematografica. Ciò non le impedirà di morire a 57 anni dopo una vita tormentata fatta di eccessi e matrimoni falliti.
Sempre nel pattinaggio, rivoluzionaria è anche la coppia tedesca (Ernst Baier e Maxi Erber) vincitrice dell’oro e prima ad inserire lo “shadow skating” nel loro programma, ossia i movimenti identici dei due pattinatori staccati uno dall’altro.

Edizione del 1940 I Giochi vengono assegnati prima al Giappone, che rinuncia nel 1938 a causa della guerra con la Cina, poi alla Svizzera, che si ritira per il divieto del CIO a far gareggiare i maestri di sci, e infine alla Germania. Vengono poi cancellati a causa della II guerra mondiale.

Cortina D’Ampezzo (Italia) 1944 Stessa sorte subisce l’edizione del 1944, la prima che si sarebbe dovuta svolgere in Italia, ma annullata a causa della guerra.

St. Moritz (Svizzera) 1948 La prima edizione dopo la Grande Guerra vede l’esclusione di Germania e Giappone, considerate scatenatrici del conflitto.
Gli Stati Uniti si presentano con due squadre di hockey, una di dilettanti e una composta anche da professionisti. Sarà quest’ultima a gareggiare e a posizionarsi al quarto posto, ma sarà poi squalificata dal CIO, da sempre a favore della partecipazione dell’altra squadra. Nella squadra della Cecoslovacchia gareggia invece Jaroslav Drobny, futuro tennista e vincitore anche del Rolland Garros.
C’è chi la medaglia olimpica ce l’ha nel DNA, come Martina Schild, che a Torino 2006 sarà d’argento nella discesa libera. Infatti proprio nell’edizione del 1948 sua nonna Hedy Schlunegger si mette al collo la medaglia d’oro nella stessa disciplina.
Arriva la prima medaglia olimpica invernale per l’Italia, addirittura d’oro. La conquista Nino Bibbia che, nelle pause dal suo lavoro di fruttivendolo pratica molti sport invernali tra i quali lo skeleton, disciplina in cui si imporrà a St. Moritz, dopo essere stato notato per caso e segnalato ai tecnici italiani.

Oslo (Norvegia) 1952 Olimpiade delle prime volte. Prima ed unica volta che le Olimpiadi si svolgono in una capitale e prima volta in cui alcune gare si disputano a più di 100 km da essa. Prima volta in cui in un’edizione invernale viene accesa la fiamma olimpica portata in giro dai tedofori; non ad Olimpia ma a Morgedal (Norvegia) nel caminetto di Sondre Norheim, considerato il padre dello sci moderno. Prima volta anche per il passaggio della bandiera olimpica invernale alla prossima città ospitante dei Giochi durante la cerimonia di chiusura, finalmente riconosciuta come evento ufficiale e a se stante.
Nel bob l’equipaggio tedesco si aggiudica le gare a due e a quattro ma riceve polemiche per i suoi equipaggi molto più pesanti degli altri e il CIO si vede costretto ad introdurre limiti di peso.
Nello slalom si impone il norvegese Eriksen, primo vero personaggio dello sci alpino, considerato l’inventore delle regole dello sci acrobatico, il freestyle.
Per l’Italia arriva la prima medaglia femminile, il bronzo Giuliana Minuzzi nella discesa libera. Zeno Colò agguanta l’oro nella discesa maschile a 31 anni, dopo i quarti posti nello slalom e nel gigante.

Cortina D’Ampezzo (Italia) 1956 Anche l’edizione italiana non manca di novità. Prima volta in cui a pronunciare il giuramento degli atleti è una donna, l’italiana Minuzzi.
Ultimo tedoforo è Guido Caroli, pattinatore di velocità che riesce a portare a destinazione la fiaccola anche dopo essere caduto a causa di un cavo della TV che lo fa inciampare.
Infatti quelle di Cortina sono le prime Olimpiadi ad essere trasmesse in diretta televisiva grazie alla RAI.
Fa il suo debutto anche l’Unione Sovietica che da subito si impone nel medagliere con 7 ori.
Incredibile la storia di Tenley Albright, ventenne statunitense, pattinatrice di figura. A due settimane dai Giochi cade in allenamento, ferendosi la caviglia con la lama del pattino che va a tagliarle una vena e intaccarle l’osso. Il padre, chirurgo, arriva a Cortina e la rimette in sesto permettendole di gareggiare e di vincere l’oro.

Toni Sailer

Non senza peripezie, la star dei Giochi è Toni Sailer, austriaco, primo a vincere i tre ori nello sci.
Nella gara di slalom si presenta all’ultimo momento al cancelletto di partenza, non avendo sentito la sveglia, con un pettorale rimediato all’ultimo momento, in quanto il suo lo aveva dimenticato per la fretta. Nella discesa libera, a pochi minuti dalla partenza, rompe una delle stringhe degli scarponi ma l’aiuto gli arriva dal tecnico della nazionale italiana che si priva di una delle sue stringhe per donarla allo sciatore che si imporrà anche in questa disciplina conquistando la tripletta.
Oltre a questa bella storia, per l’Italia arrivano una medaglia d’oro e due d’argento nel bob.

Tonia Imbastaro

 

 

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