Scrivici!










Seguici su:
20/02/2018
HomeSvagoSportQUELLO CHE NON SAPEVI SULLE OLIMPIADI INVERNALI (Parte II)

QUELLO CHE NON SAPEVI SULLE OLIMPIADI INVERNALI (Parte II)

Continua il nostro viaggio tra le curiosità e gli aneddoti più importanti delle Olimpiadi Invernali, tra grandi atleti e personaggi da ricordare.

Squaw Valley (USA) 1960 A candidarsi per ospitare questa edizione non ci sono solo città ma anche un uomo: Alexander Cushing. Egli, proprietario e unico abitante della Squaw Valley, località della California in cui sorge un antico centro minerario, ambisce a fare di questa valle un importante centro sciistico mondiale. Inaspettatamente il CIO non solo accoglie la candidatura, ma nel 1956 ritiene la Squaw Valley il luogo adatto per ospitare l’ottava edizione dei Giochi Olimpici Invernali. In soli quattro anni vengono costruiti dal nulla gli impianti sportivi e il villaggio olimpico.
Non mancano di certo i problemi: molte sono le defezioni da parte degli atleti che devono giungere dall’Europa e, essendo solo nove le nazioni iscritte alla gara di bob, gli organizzatori ritengono eccessivo il costo per la costruzione dell’impianto di gara. Questa rimane ad oggi l’unica edizione senza gare di bob.
Organizzatore delle cerimonie di apertura e chiusura è Walt Disney.
Da segnalare la vittoria nello sci alpino del francese Jean Vuarnet, il quale sarà negli anni a venire direttore tecnico della nazionale italiana passata agli annali come la “valanga azzurra” a causa degli incredibili successi ottenuti tra il 1974 e 1979.

Eugenio Monti

Innsbruck (Austria) 1964 Nonostante due importanti passi avanti come il cronometraggio elettronico gestito dai computer e la copertura televisiva completa, questa edizione inizia non nel migliore dei modi. L’esercito austriaco, a causa delle scarse precipitazioni nevose, è costretto a trasportare negli impianti blocchi di ghiaccio e metri cubi di neve.
Inoltre ben due tragedie si verificano durante le sessioni di allenamento degli atleti. Perdono la vita due atleti (un britannico e un australiano) e come sempre in queste occasioni gli incidenti vengono attribuiti alla scarsa esperienza degli atleti e non alle cattive condizioni dei campi gara.
Tra tutte queste brutte notizie si scrive però anche una delle pagine più belle dello sport italiano e non solo. Nella gara del bob a due il britannico Tony Nash si accorge che al suo bolide manca un bullone e non può quindi prendere parte alla gara. Sarà il nostro Eugenio Monti a prestargli il pezzo mancante dando così a Nash la possibilità di gareggiare e di vincere addirittura l’oro. L’italiano sarà bronzo. Un grande gesto di fair play che si ripete nella gara del bob a quattro quando i meccanici italiani riparano l’asse del bolide canadese che vincerà poi l’oro.

Grenoble (Francia) 1968 Tante novità per questa edizione. Fa la sua comparsa (per la prima volta nella storia dei Giochi Olimpici) la mascotte; in questa edizione è Schuss, uno sciatore stilizzato. Per la prima volta le immagini delle competizioni sono trasmesse a colori, anche se non in Italia.
Vengono introdotti i controlli antidoping e anche quelli sulla femminilità (grazie ad essi la sciatrice Erika Schinegger si accorge di essere pseudoermafrodita e qualche anno dopo deciderà di cambiare sesso e diventare Erik).
Italia protagonista. Nel bob Eugenio Monti, dopo numerosi titoli mondiali, riesce a prendersi anche due ori olimpici nel bob a due e a quattro. Anche nelle gare femminili vinciamo l’oro nello slittino femminile con Erica Lechner che, terza dopo le prime tre manche, balza al comando dopo la squalifica delle due tedesche che la precedevano. Arriva inaspettatamente anche il quarto oro azzurro grazie a Franco Nones, fondista che nelle 30 Km diventa il primo non nordeuropeo a vincere nello sci di fondo.
Nello sci alpino si fa notare l’austriaco Karl Schranz e non solo per le sue abilità sportive. Durante la seconda frazione si ferma intorno alla ventesima porta, chiedendo di poter ripetere la discesa perché disturbato dall’apparizione di “un uomo nero”. Accontentato, riesce a vincere l’oro ma, dopo due ore dal termine della gara viene squalificato e deve cedere la medaglia appena ottenuta.

Sapporo (Giappone) 1972 Ritroviamo Karl Schranz anche in questa edizione. Infatti l’austriaco è l’unico ad opporsi con fervore all’attacco del CIO contro il professionismo, problema che in altri sport non invernali era già stato superato da tempo. In tutta risposta il CIO gli impedisce di prendere parte ai Giochi.
In questa edizione il pattinaggio di figura viene ricordato soprattutto per il gossip che riguarda le due coppie sovietiche che si piazzano ai primi posti della classifica. La storia d’amore iniziata clandestinamente tra Aleksei Ulanov (vincitore dell’oro in coppia con la Rodnina) e Lyudmila Smirnova (vincitrice dell’argento con il compagno) scalderà il ghiaccio più delle loro esibizioni.
Per l’Italia Gustav Thöni si prende un oro e un argento nelle due specialità dello slalom.

Innsbruck (Austria) 1976 Olimpiade della prima squalifica per doping, avvenuta ai danni della sovietica Galina Kulakova, alla quale viene tolto il bronzo nella 5 km di fondo ma stranamente non le medaglie nella staffetta e nella 10 km.
Le medaglie per l’Italia arrivano dallo sci alpino: nello slalom dominiamo grazie alla doppietta di Gros e Thoeni in ambito maschile e grazie all’argento di Claudia Giodani tra le donne.

Lake Placid (USA) 1980 Disputate in piena Guerra Fredda, queste Olimpiadi sono caratterizzate da un’atmosfera che si fa sempre più tesa con l’avvicinarsi dell’inizio delle competizioni. Taiwan boicottò i Giochi per protesta contro l’ammissione, per la prima volta nella storia olimpica invernale, di atleti della Repubblica Popolare Cinese.
È l’anno in cui il piccolo stato del Liechtenstein riesce a vincere il suo primo e unico oro olimpico in assoluto grazie alla sciatrice Hanni Wenzel.
Ma questa è di certo l’edizione delle imprese dei padroni di casa statunitensi. Nel pattinaggio di velocità Eric Heiden si mette al collo 5 ori e rimane tutt’ora primo ed unico ad aver fatto l’en-plein su tutte e cinque le distanze olimpiche (500, 1000. 1500, 5000 e 10000 metri). Ma il risultato insperato lo porta a casa la nazionale di hockey, protagonista del famoso “miracle on ice”. Composta da giocatori universitari e dilettanti la squadra a stelle e strisce batte inaspettatamente la fortissima squadra dell’Urss e va a prendersi la vittoria olimpica due giorni dopo sconfiggendo anche la Finlandia.

Sarajevo (Jugoslavia) 1984 Dopo i Giochi estivi di Mosca 1980, caratterizzati dal boicottaggio degli Stati Uniti, c’è la speranza che questi siano i Giochi della riconciliazione, in quanto tutte le nazioni principali sono presenti con la propria rappresentativa. Purtroppo la speranza cadrà qualche tempo dopo con il boicottaggio del blocco comunista alle olimpiadi estive di Los Angeles.
Grande successo a livello di pubblico, questa edizione è penalizzata dal maltempo che costringe a rimandare le gare e dalle ancora insistenti polemiche contro il professionismo: i giocatori che avevano giocato nella NHL (National Hockey League che riunisce le squadre canadesi e statunitensi) non vengono ammessi a questi Giochi.
L’Italia torna a casa con due sole medaglie, entrambe d’oro. Una di Paul Hildgartner nello slittino e l’altra della diciannovenne Paola Magoni nello slalom.

Alberto Tomba con le due medaglie d’oro

Calgary (Canada) 1988 Senza dubbio questi sono i Giochi che consacrano Alberto Tomba nel firmamento delle stelle dello sci. Dopo le numerose vittorie in coppa del mondo il ventunenne della provincia bolognese riesce a vincere l’oro a cinque cerchi nello slalom e nel gigante. La notorietà raggiunta da Tomba è tale che addirittura il festival di Sanremo si ferma in diretta per seguire la vittoria del campione nostrano che tante altre gioie porterà al movimento dello sci azzurro.
Oltre al “nostro” Alberto i personaggi simbolo di questa edizione sono tanti. Christa Rothenburger, tedesca che si aggiudica i 1000 metri del pattinaggio di velocità e che dopo pochi mesi a Seul vincerà l’argento nel ciclismo, diventando la prima ed unica atleta della storia ad aver vinto una medaglia nell’edizione invernale ed estiva dei Giochi nello stesso anno.
Eddie Edwards, passato alla storia come Eddie “the eagle” per la sua performance nelle gare del salto con gli sci. Il britannico riesce a classificarsi ultimo in entrambe le prove olimpiche (trampolino normale e trampolino lungo) a cui prende parte, con numerosi punti di distacco dal penultimo classificato, a causa dei suoi salti ben al disotto del contesto di gara in cui si trovava. Per questo il nel 1990 il CIO istituì quella che divenne nota come la Regola di Eddie l’Aquila, che richiede per la partecipazione olimpica di competere preventivamente in eventi internazionali e di essere collocato nel 30% degli atleti migliori oppure entro i primi 50 concorrenti.
Da ricordare anche il debutto in questa edizione dell’equipaggio giamaicano nella gara di bob a quattro, poi divenuto famoso per il ribaltamento durante la gara, ancora oggi cliccatissimo.

Tonia Imbastaro

Fallo sapere anche su:




Nessun Commento

Lascia un Commento

css.php