17/06/2019
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QUELLO CHE NON SAPEVI SULLE OLIMPIADI INVERNALI (Parte III)

le medaglie di Polig e Martin celebrate su “La stampa”

Albertville (Francia) 1992 Edizione da incorniciare per l’Italia, protagonista soprattutto nello di sci di fondo, dove gli azzurri conquistano 8 medaglie. Stefania Belmondo si porta a casa un oro, un argento e un bronzo nella staffetta con le sue compagne di squadra. Marco Alberello e Giorgio Vanzetta vincono rispettivamente un argento e un bronzo e sono poi protagonisti nella staffetta dello splendido argento vinto con il resto della squadra. Arriva anche la doppietta di De Zolt e Vanzetta nella 50 km, rispettivamente argento e bronzo.
Nello sci alpino Josef Polig e Gianfranco Martin sono la grande sorpresa della spedizione azzurra. Mai nei primi posti delle classifiche mondiali di combinata, riescono ad appendersi al collo oro e argento, sfruttando gli errori dei grandi favoriti. Nel superG Deborah Compagnoni e Alberto Tomba fanno suonare l’inno di Mameli in terra francese. Tomba si prede l’argento nello slalom ma il sogno di vedere anche la Compagnoni conquistare una medaglia in questa specialità si infrange quando, dopo appena 15 secondi dall’uscita dal cancelletto, la lombarda si rompe i legamenti del ginocchio e il suo urlo in diretta TV è ancora impresso nella mente di tutti gli appassionati dello sci.
Arriva la prima medaglia dell’emisfero australe ai Giochi Invernali: è l’argento della neozelandese Coberger nello slalom.
Nel pattinaggio la nipponica Midori Ito è la prima donna capace di eseguire correttamente un triplo axel in gara.

Lilllehammer (Norvegia) 1994 Il CIO prende la decisione di non disputare più i Giochi Invernali nello stesso anno di quelli estivi. Alla patria degli sport invernali è affidato il difficile compito di organizzare la manifestazione a soli due anni di distanza dall’edizione precedente, compito portato a termine nel migliore dei modi visto che l’edizione norvegese è ancora oggi ricordata come la migliore nella storia dei Giochi per organizzazione e partecipazione di tifosi, il tutto in pieno spirito sportivo olimpico.
Rimane negli annali la storia che coinvolge le due pattinatrici statunitensi Nancy Karrigan e Tonya Harding. Un mese prima dei Giochi infatti la Karrigan viene aggredita da un uomo che la colpisce al ginocchio mettendo a rischio la sua partecipazione olimpica. L’aggressore altri non è che il marito di Tonya. Egli dichiara di averlo fatto per amore nei confronti della moglie e così non si può dimostrare che il mandante sia effettivamente la Harding, la quale viene ugualmente scelta per essere la seconda pattinatrice statunitense. Alla fine, la Karrigan vincerà un bellissimo argento mentre la Harding sarà protagonista di una gara fallosa che le farà meritare solo l’ottavo posto.
Rimane l’edizione che ha portato più medaglie a Casa Italia, ben 20. Nello sci di fondo Manuela Di Centa vince due ori e due argenti e Stefania Belmondo si prende un bronzo. Entrambe, con l’aiuto delle compagne di squadra, vincono un bronzo nella staffetta. Nella staffetta maschile impresa della squadra italiana che si prende la vittoria battendo inaspettatamente i padroni di casa norvegesi.
Nello sci alpino la Compagnoni si prende l’oro nel gigante e inizia a farsi notare anche la giovane Isolde Kostner con i suoi due bronzi. Di nuovo un argento per Alberto Tomba, protagonista di una bellissima rimonta dal dodicesimo posto.
Nello slittino i quattro fratelli Huber tornano in Trentino-Alto Adige con un oro, un argento e un bronzo. In questa edizione Armin Zoggeler inizia la sua collezione di medaglie olimpiche con un bronzo.
Nello short track la squadra italiana è la migliore e va a vincere il metallo più ambito.

Surya Bonaly e il suo famoso salto mortale

Nagano (Giappone) 1998 Nel corso della storia olimpica molto spesso si sono verificati problemi dovuti al mal tempo che ostacolava il normale svolgimento delle competizioni, ma in questa edizione si è raggiunto il limite: vento e pioggia hanno quasi impedito di disputare alcune gare, provocando numerosi rinvii.
Nel gigante maschile l’italiano Prugger è sconfitto per soli due centesime dal canadese Rebagliati, trovato poco dopo positivo alla marijuana, sostanza che però non è proibita dal CIO ma solo sottoposta a restrizione. Rebagliati si difende dicendo di aver respirato del fumo passivo ad una festa giorni prima e alla fine l’oro rimane saldamente in suo possesso a discapito dell’azzurro che si prende l’argento.
Rimane negli occhi degli spettatori la gara di pattinaggio artistico in cui da spettacolo Surya Bonaly, pattinatrice francese. protagonista sulle scene internazionali che non riuscirà mai a vincere una medaglia olimpica, ostacolata dai giudici non amanti del suo stile forte e potente e inusuale per una pattinatrice. In questa edizione, dopo aver sbagliato un salto che le preclude ormai la medaglia decide di sfidare il regolamento e eseguire il salto che l’ha resa famosa, vietatissimo nelle competizioni: il salto mortale all’indietro con atterraggio su una gamba. Rimane negli occhi e nei cuori del pubblico ma viene pesantemente penalizzata nel punteggio.
Le medaglie italiane arrivano grazie ad Armin Zoggeler nello slittino, ad Huber e Tartaglia dominatori nel bob in coppia, a Pieralberto Carrara argento nel biathlon e alla grande Deborah Compagnoni che si prende un oro e un argento.

Salt Lake City (USA) 2002 Edizione caratterizzata dagli scandali ancora prima del suo inizio. Salt Lake City risulta inaspettatamente vincitrice già dalla prima manche di votazioni del CIO del 1995 e la cosa si spiegherà tre anni e mezzo dopo quando si scoprirà che i capi del comitato organizzatore avevano comprato i voti di alcuni membri del CIO. Ormai però la decisione era stata presa e i Giochi rimangono negli USA.
Un’altra brutta pagina è quella dello “skategate”, come viene soprannominato l’accordo tra alcuni giudici per consegnare gli ori del pattinaggio alla coppia russa per l’artistico e a quella francese per la danza. Scoperta la truffa dopo la gara di artistico il CIO assegna l’oro anche alla coppia seconda classificata ma non vengono presi provvedimenti nei confronti della pattinatrice francese coinvolta nel complotto che va così a vincere l’oro nella danza, competizione in cui i nostri Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio si piazzano sul terzo gradino del podio.
Ultimo scandalo quello del doping nello sci di fondo. Squalificati il vincitore di tutte e quattro le prove maschili a cui partecipa, il tedesco Muhlegg, e le due russe Lazutina e Danilova. Complici anche queste eliminazioni, la nostra Stefania Belmondo conquista un oro, un argento (nella 30 km dove l’altra italiana Gabriella Paruzzi è oro) e un bronzo.
Le altre medaglie italiane arrivano da Zoggeler, che dopo i due metalli nelle edizioni precedenti va a prendersi l’oro nello slittino, e dalle ragazze dello sci alpino. Infatti Isolde Kostner è argento nella discesa e nel super G arrivano la vittoria inaspettata di Daniela Ceccarelli e il bronzo di Karen Putzer.
Come dimenticare poi la vera e propria avventura di Steven Bradbury, reso famoso in Italia grazie ad un filmato trasmesso in una puntata del programma “Mai dire Gol”. L’australiano riesce a passare i vari turni fino ad arrivare in una finale in cui vincerà addirittura l’oro, semplicemente grazie alla squalifica o alla caduta dei suoi avversari, nettamente superiori ma molto più sfortunati di lui. Bradbury, molto più lento degli altri atleti rimane indietro e riesce così a non essere coinvolto nelle cadute e diventa il primo campione olimpico invernale proveniente dall’emisfero australe.

Armin Zoggeler

Torino (Italia) 2006  Le Olimpiadi in Casa sono uno dei motivi in più che spingono un atleta a ben figurare davanti al suo pubblico. Ci riesce Enrico Fabris, il quale realizza la performance della vita e porta a casa due ori e un bronzo nel pattinaggio di velocità.
Si riconferma campione olimpico l’ormai immortale Armin Zoggeler alla guida del suo slittino.
Arriva la centesima medaglia italiana ai Giochi invernali grazie alla squadra femminile di short track, squadra in cui è presente una giovanissima Arianna Fontana, che tanto darà in futuro ai colori italiani.
Altri due ori li otteniamo nello sci nordico grazie a Giorgio Di Centa, il quale vince la 50 km e con i suoi compagni di squadra si prende l’oro  nella staffetta ed è la sorella Manuela a mettergli al collo la medaglia durante la cerimonia di premiazione.
Dopo questi successi è clamoroso il flop della nostra nazionale nello sci alpino, dove non otteniamo nessuna medaglia.
Un’altra delusione arriva per noi per la pessima gestione degli impianti olimpici, rimasti molto spesso inutilizzati e abbandonati dopo il termine delle gare a cinque cerchi. Insomma, non si è riuscito a sfruttare a pieno l’occasione di dare maggiore slancio agli sport invernali, ancora poco conosciuti al pubblico italiano nonostante un effimero slancio di interesse rimasto circoscritto alla durata dei Giochi.
L’evento si chiude con la cerimonia dove si esibisce per l’ultima in carriera volta Luciano Pavarotti.

Vancouver (Canada) 2010 Questa edizione inizia sotto una cattiva stella, con la morte dello slittinista georgiano Nodar Kumaritashvili. Complici le temperature primaverili che sciolgono il ghiaccio e il percorso molto difficile soprattutto nelle curve finali, il ventunenne perde il controllo dello slittino e va a schiantarsi contro uno dei pali di metallo della tettoia posta all’arrivo. Anche il nostro slittinista Zoggeler risente delle condizioni del percorso e finisce “solo”al terzo posto la sua gara, continuando la sua scia di ottime prestazioni olimpiche.
L’impresa italiana la compie Alessandro Pittin che con il suo bronzo porta al Bel Paese la prima medaglia olimpica nella combinata nordica. Ma l’eroina in questa disciplina è la slovena Petra Majdic che dopo essersi fratturata quattro costole nel riscaldamento arriva comunque a prendersi il bronzo nello sprint.
Amari sono i 10000 metri di pattinaggio dell’olandese Kramer, tradito nientedimeno che dal suo allenatore che lo indirizza clamorosamente sulla corsia sbagliata portandolo alla squalifica. Va meglio alla nostra Arianna Fontana che si prende il bronzo nei 500 metri.
L’unico oro italiano di questa edizione arriva grazie a Giuliano Razzoli nello slalom.

Vanessa Mae

Sochi (Russia) 2014  Nonostante la posizione sul mare della città russa, gli organizzatori costruiscono al meglio impianti e villaggio olimpico.
Per la prima volta le cinque mascotte dei Giochi vengono scelte grazie ad una votazione del pubblico e non dal CIO.
Tra i personaggi di questa edizione c’è sicuramente Vanessa Mae, sciatrice thailandese famosa soprattutto per la sua produzione techno-classica al violino più che per i suoi risultati sciistici. In quest’edizione si posiziona all’ultimo posto nello slalom e solo dopo si scoprirà che i risultati validi per la qualificazione erano stati falsificati.
Bella è la storia dell’atleta delle Isole vergini Peter Adam Crook che è riuscito a partecipare ai Giochi raccogliendo i soldi necessari grazie ad una colletta sui social network.
Nel bob fa quasi tenerezza l’affermazione della squadra giamaicana che racconta di essere più che soddisfatta di essere presente dato che il suo allenamento avviene non sulla neve, decisamente rara nella loro nazione, ma molto semplicemente nei parcheggi dei supermercati, coi carrelli della spesa.
Per l’Italia le medaglie arrivano grazie soprattutto ad Arianna Fontana che vince un argento e due bronzi nello short track e Christof Innerhofer che si mette al collo un argento e un bronzo nello sci alpino. La pattinatrice artistica Carolina Kostner agguanta il bronzo e l’intramontabile Zoggeler vince la sua sesta medaglia olimpica, un bronzo, prima di ritirarsi dalle competizioni.

Siamo così arrivati alla fine di questo excursus sportivo, per scoprire cosa altro le Olimpiadi hanno in serbo per noi  basta solo aspettare il 9 febbraio quando il sipario si aprirà sulla ventitreesima edizione dei Giochi Olimpici invernali.

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