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25/06/2018
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Scienza VS Popolo della rete: dall’opinione alla disinformazione.

So di non sapere”, diceva Socrate. Un’ignoranza intesa come consapevolezza di una conoscenza non definitiva, ma che diventa il motore fondamentale del desiderio di ricerca.

Se si applicasse questo semplice – quanto logico – principio di umiltà alle battaglie che oggi prendono vita dentro e fuori dai social, io non starei scrivendo quest’articolo e voi non mi stareste leggendo.

Come tutto, anche questo ha un’origine. L’enorme polverone Scienza vs popolo della rete nasce poco più di un anno fa durante un dibattito televisivo in una nota trasmissione d’informazione scientifica del palinsesto Rai (link alla puntata in streaming: http://www.raiplay.it/video/2016/05/Virus—Il-contagio-delle-idee-del-12052016-82a69049-a88d-4eeb-973b-c1c22b004683.html). Il duello vede contrapporsi – senza alcun criterio di scelta degli ospiti, mi lascerete specificare – Roberto Burioni, invitato per smontare le paure dei no-vax in qualità di professore e ricercatore di virologia al San Raffaele di Milano, e Red Ronnie, celebre conduttore di trasmissioni musicali degli anni ’90 e oggi fervido difensore della sanità vegan. Il contrasto si è successivamente trasferito sui social. Il resto è storia.

Da questa iniqua ed assurda vicenda, nasce lo slogan “La Scienza non è democratica”. Sì, esatto. Non lo è affatto, facciamocene una ragione. Perché giocare ad essere immunologi può illuderci di sapere cosa sia meglio per noi stessi e per gli altri, ma i commenti in rete non costituiscono un manuale di Eziopatologia, nè Google e Yahoo answers ci inficeranno mai di una laurea in Medicina

In un Paese in cui l’opinione dei più ha lo stesso peso della verità, si rischia di dar vita, in un breve e pericolosissimo lasso di tempo, ad un uragano di devastanti conseguenze. Prima fra tutte, e senza dubbio la più importante, quella di perdere la conquista dei bambini di non morire più di malattie ormai ritenute scongiurate, grazie ai vaccini e grazie a potenti dispositivi di sintesi chiamati “antibiotici”. Basti pensare, ad esempio, che il Morbillo è una malattia che causa tutt’oggi migliaia di morti fra i bambini di età compresa tra gli 0 e i 10 anni, in paesi in cui vigono precarie condizioni igieniche e un sistema sanitario decente è praticamente assente. O ancora, che il tasso di mortalità per Pertosse è passato dai 42,5 casi su 100.000 del 1890 a 0 casi rilevati del 2016.

Dati alla mano, la Scienza rimane l’unico ed inesauribile mezzo di cui possiamo servirci per prenderci cura di noi stessi e dei nostri figli con intelligenza e criterio. Non è democratica e non lo è mai stata, perché non consente escamotage di alcun genere. L’unico elemento su cui si basa è lo studio. Dietro ogni singola molecola atta a migliorare le nostre condizioni di salute e a prevenire malesseri di sorta, ci sono dati affidabili e sperimentazioni decennali condotte con rigoroso metodo scientifico, “che sarà imperfetto e come tutte le cose umane soffre di debolezze e fragilità – sostiene Burioni –  ma, come la democrazia, rimane il metodo migliore.”

E’ un po’ come mettere in discussione la matematica – aggiungo io – e sostenere che 2 + 2 faccia 5. Ma fino a quando non si adducono dimostrazioni, 2 + 2 fa sempre 4.  D’altronde, un tempo chi sosteneva che la Terra fosse tonda era considerato un impostore. Il progresso, però, ha dimostrato che i testi di Aristotele sulla linearità del nostro pianeta rimangono dei meravigliosi testi del sapere filosofico.

Il mondo di internet è, senza dubbio, una vastissima piattaforma di informazione e di opportunità, ma costituisce allo stesso tempo un delicatissimo strumento da maneggiare e di cui servirsi con parsimonia e spirito critico. E se ciò non basta, c’è un unico modo per migliorare le nostre conoscenze e divulgarle al mondo: Studiare. Solo questo.

Testi consigliati: “La congiura dei somari”, R. Burioni, Ed. Rizzoli.

Silvia Fanelli

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