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09/12/2018
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Scritti Corsari: Pasolini racconta un’Italia mai così attuale

Ultimamente sembra essere diventato di moda citare Pier Paolo Pasolini e il suo pensiero, così complesso eppure così limpido, su qualsiasi tipologia di Social Network conosciuta. Ed ecco, niente appare più ambiguo.

Pasolini è stato uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso, piaccia o non piaccia, barbaramente ucciso a cinquant’anni, che tanto ha discusso di Italia  e di italiani. Un autore certamente difficile, per tanti, rimasto a lungo nell’ombra, colpa anche di un sistema scolastico e universitario che quasi mai vuole parlarne, che oggi però sembra tornato di moda, improvvisamente tutti lo conosco, ne sono esperti, lo citano e lo piangono, lo usano impropriamente a destra e sinistra finendo per dimostrare una delle tante teorie di questo scrittore che di certo non bramava la fama.

Mentre, sopratutto in campagna elettorale, prendevo atto di questa “mania”, la mia mente volava a Scritti Corsari l’ultima opera di Pasolini.

Questo testo esce nel 1975, anno della morte, e raccoglie una serie di articoli scritti nel biennio ’74-’75 per il Corriere della Sera, in cui si trattano i temi centrali dell’Italia del tempo: dalla politica, ai grandi referendum, passando per le trasformazioni sociali ed economiche del paese, senza dimenticare che ci troviamo immersi in quelli che la storia ha definito come Anni di Piombo.

Pasolini compie così un’analisi approfondita del paese, al Governo la Democrazia Cristiana, all’opposizione il Partito Comunista Italiano, in mezzo un popolo che sta radicalmente cambiando. Lo scrittore non nasconde il suo disprezzo per la politica attuale fatta di nulla, un regime poliziesco sorretto da preti e finti cristiani che non hanno molto da invidiare a quel regime che li ha preceduti: Pasolini confronta attentamente quello che era la dittatura fascista con quella che è la dittatura di oggi senza nascondere che quella in cui viviamo è ancora peggiore, perché se nella prima vi era un potere che ha assoggettato milioni di italiani, esso non è  riuscito ad intaccarli nell’animo, gli italiani di ieri avevano ancora la propria anima pura e intatta, nella maggior parte dei casi. La dittatura odierna che ha reso la nostra penisola una folle società consumistica, portata avanti dalla Dc, un sistema guidato da poliziotti e preti che hanno modificato totalmente la popolazione.

Pasolini scrive mentre è in atto una vera rivoluzione socio-antropologica, mentre il popolo italiano va radicalmente cambiando  in cui le differenze si eliminano non perché sia il popolo ad invocarlo con una rivoluzione, dal basso, come avvenuto in Unione Sovietica, ma perché i potenti hanno deciso così e attraverso questa società dei consumi, magistralmente creata, si va delineando una forma indefinita e assolutamente negativa che crea l’uomo di massa, ricco di beni ma privo di cultura. L’italiano non più contadino ma nemmeno borghese, che invoca a gran voce uguaglianza e libertà dimenticandosi però che la libertà non è mai assoluta, in questo sistema. E in tutto questo, il regime democristiano altro non è che una maschera, un vuoto, che però detta regole e cambia l’Italia.

Sì perché la società dei consumi va creandosi non solo in quel periodo complesso dettato dalle molte stragi ma anche in quel periodo in cui al potere c’è il vuoto assoluto, il PCI è relegato all’opposizione, la DC si macchia di scelte discutibili e si professa antifascista senza mai sapere bene cosa stia facendo; un momento che non possiamo poi sentire così lontano dal nostro in cui gli italiani si nascondono dietro al possesso di beni sempre nuovi e maggiori convinti che la risposta ai loro problemi sia quella, senza accorgersi che chi li comanda li sta truffando, ingannando, portando ad un sistema che non vedrà migliorare lo loro condizioni, allontanandoli da valori e tradizioni che ne hanno sempre fatto la forza (pensiamo alle settimane scorse, ad una intera campagna elettorale quasi totalmente priva di contenuti, idee, pensieri e ideali).

E mentre tutto ciò accade e l’Italia come al solito, nella sua maggioranza ma non totalità, va detto, sembra cullarsi in una pace apparente; Pasolini non può restare indifferente, non può tacere, non può non scandalizzarsi, come lui stesso spiega:

Forse qualche lettore troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato. Resta da vedere se, come tutti coloro che si scandalizzano (la banalità del loro linguaggio lo dimostra), ho torto, oppure se ci sono delle ragioni speciali che giustificano il mio scandalo. 

Oggi possiamo dire che Pasolini aveva ragione a scandalizzarsi, a far sentire la sua voce e a ricordarci dove stava andando a finire il Paese. Allo stesso tempo però possiamo dire che questo stesso paese non ha avuto tempo e voglia di ascoltarlo, per nulla, e le sue parole sono cadute nel vuoto, e mai comprese, fino a quando anche Pasolini è diventano mainstream e allora tutti a citarlo, a fingere di capirlo, ad erigersi difensori della prima ora.

Quando la maggioranza non ha mai finito di leggerne nemmeno una citazione.

E per questo, per chi volesse davvero leggere Pasolini, capire questa Italia e perché no, allagare le proprie conoscenze, Scritti Corsari è un bellissimo libro da leggere e rileggere, per imparare a guardare e descrivere il mondo che ci circonda, perché pochi sapevano farlo come Pier Paolo Pasolini.

Partendo però dallo stesso atteggiamento dell’autore:

Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla e dal non averla voluta; dall’essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io considero del resto degno di ogni più scandalosa ricerca.

Perché anche in questo sta la sua grandezza, anche questa ignorata, di non erigersi mai a vate.

Chiara Bertoldo

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