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25/06/2018
HomeCultura«Secondo la legge cos’è che non si può scrivere su un cartellone?»

«Secondo la legge cos’è che non si può scrivere su un cartellone?»

Se all’inizio volessi inglobare il film in una categoria cinematografica, penseresti subito al genere drammatico. Dopo qualche scena inizi anche a farti un’idea su quale personaggio difendere a spada tratta e su chi scaricare le tue frustrazioni settimanali. Andando avanti però non puoi fare a meno di sbellicarti dalle risate, allora pensi che in realtà la pellicola è tragi-comica, con una sfumatura di caratteri polizieschi.

Non contento della tua analisi, il film continua a sorprenderti, ribaltando ruoli e inserendo colpi di scena che non avresti messo in conto neanche dietro suggerimento.

 

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è tutto questo.

Non è un semplice film, è un’opera cinematografica originale, dinamica e sarcastica.
Più che un copione cinematografico, sembra un dramma shakespeariano, la cronaca di un dolore provato da un essere umano non legato né a un ambiente specifico né a un determinato tempo.

 

La sceneggiatura e la regia portano la firma di Martin McDonagh, che riesce a creare un tono nuovo e non scontato, e che è riuscito a circondarsi di un cast strabiliante, pluricandidato alle statuette di questa stagione.
Il film è stato infatti proposto a 7 Premi Oscar e ha già portato a casa 4 Golden Globes 2018 per Miglior Film Drammatico, Miglior Sceneggiatura, Miglior Attrice Drammatica per Frances McDormand e Miglior Attore non Protagonista a Sam Rockwell.

 

 

 

 

 

La prima parte del film, quella più dolente ed esilarante, presenta la protagonista Mildred (Frances McDormand) personaggio ferito e indomabile, in cerca di giustizia per l’uccisione della figlia, che utilizza come mezzo di risonanza tre enormi cartelloni pubblicitari, citando, nel suo appello, gli avversari della sua battaglia: lo sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson, straordinario nella sua interpretazione) e i suoi agenti, che a detta della donna si stanno macchiando di negligenza verso questo caso.
La storia si svilupperà in maniera inaspettata e parallela rispetto alla trama iniziale, ed è questo che la rende grandiosa.

L’iter psicologico di ciascun personaggio vi sorprenderà davvero.
È una storia che racconta determinazione, speranza, drammi familiari, gesti di umanità sopiti ma che vengono rivelati pian piano.

 

Nulla è stato lasciato al caso, gli ingredienti hanno tutti pari dignità e sono stati utilizzati con rara maestria: la colonna sonora scandisce drammaticamente lo svolgersi dell’azione, le sequenze non permettono allo spettatore di riprendere fiato, i colori dei manifesti sono stati scelti per essere complementari con quelli di una vegetazione sospesa, ogni frammento di scena fa sperare allo spettatore che il film non finisca, il finale è sorprendente, per nulla scontato e così lo sono i finali delle tante situazioni interne, sempre diversi, sempre sagacemente costruiti.

 

 

 

 

Mildred Hayes (Frances McDormand): Secondo la legge cos’è che non si può scrivere su un cartellone? Immagino che non si possano scrivere cose diffamatorie e nemmeno “cazzo”, “figa” o “pisciare”?! 
Red Welby (Caleb Landry Jones): O…ano
Mildred: Tutto a posto, allora!
Red: Lei deve essere la madre di Angela Hayes…
Mildred: Esatto. Sono la madre di Angela Hayes 

 

 

 

Chiara Fiaccabrino

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