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09/12/2018
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“Sei personaggi in cerca d’autore” – Michele Placido al Teatro dei Rinnovati

La stagione di prosa del Teatro dei Rinnovati di Siena, dopo lo spettacolo inaugurale “Il maestro e Margherita” che ha riscosso un buon successo di pubblico oltre che di critica, prosegue da venerdì 7 a domenica 9 dicembre con il celeberrimo dramma di Luigi Pirandello “Sei personaggi in cerca d’autore“, portato in scena da Michele Placido con la sua compagnia e prodotto dal Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Goldenart Production srl.

Lo spettacolo fu rappresentato per la prima volta il 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma.

Un gruppo di attori si sta preparando per le prove del secondo atto di un’opera teatrale del drammaturgo girgentino quando l’usciere del teatro dà notizia al capocomico dell’arrivo di sei personaggi.
Il capocomico, che dapprima non gradisce la sospensione delle prove, ascolta questi personaggi che raccontano il proprio dramma, ideato dallo scrittore che diede loro vita, ma mai consumato appieno. Colpito da ciò, il capocomico si convince a mettere in scena il dramma dei personaggi, “servendosi” degli attori della compagnia, con risultati tutt’altro che soddisfacenti, motivo per cui saranno i personaggi medesimi a interpretare le loro sventure. A dire il vero la loro storia è legata a quella di un settimo personaggio che si manifesterà più avanti nel corso della narrazione.

La vicenda racconta di un padre, un uomo di cinquanta anni, che ha abbandonato la moglie e il figlio per il bene di lei e per permetterle di ricominciare una nuova vita con il segretario che abitava in casa con loro. Sebbene si sia allontanato dalla consorte, il padre vigila sempre sugli altri suoi tre figli: la bambina, la figliastra e il giovinetto.

Quando però il segretario perde la vita, viene a mancare l’equilibrio nel nuovo nucleo familiare.
La madre e la figliastra iniziano a lavorare presso un laboratorio di sartoria guidato da Madama Pace che, non soddisfatta dal lavoro della madre, mette gli occhi sulla figliastra e , approfittando della sua bellezza e della sua giovane età, le suggerisce di trascorrere del tempo con alcuni uomini se non vuole che la madre cresca quattro figli da sola e senza un lavoro. La figliastra decide di accettare la proposta di Madama Pace, ma un giorno si ritrova come cliente il padre.

Il settimo “misterioso” personaggio è Madama Pace la quale fa il suo ingresso sulla scenda quando viene ricreato il retrobottega del laboratorio di sartoria; fa appena pochi passi verso il centro del palcoscenico: è una donna robusta e presenta capelli rivestiti da una rosa scintillante. Ha un vestito rosso di seta con un ventaglio di piume in una mano e una sigaretta accesa nell’altra.

Alla sua vista gli attori fuggono via lasciandola sul palcoscenico da sola con la figliastra. La scena prosegue con l’annuncio da parte della madama alla figliastra dell’arrivo di un cliente, che è il Padre.

A questo punto il capocomico, compiaciuto dell’effetto della scena, la fa provare alla sua compagnia, ma, poichè la rappresentazione è troppo ricercata, la figliastra si lascia andare a una sonora risata, ragion per cui il capocomico acconsente al fatto che i personaggi diventino i protagonisti della scena, perché sono gli unici che riescono a provare le loro emozioni.

La narrazione va avanti fino all’arrivo in scena della madre che cerca di frapporsi tra il padre e la figliastra per evitare l’incesto; Madama Pace se ne va e la storia termina all’improvviso con il sipario che cala per un errore del macchinista.

Quando la rappresentazione ricomincia è ambientata in un giardino dove la madre trova la bambina affogata in una vasca e si accorge della presenza del giovinetto che ha in tasca una rivoltella. A un certo punto parte un colpo di pistola al quale fa seguito il grido di disperazione della madre. Gli attori restano sconcertati e con il dubbio se il ragazzo sia deceduto o meno. Il padre urla la verità di quanto accaduto.

Il conflitto immanente tra la vita e la forma è condizione inesorabile non solo dell’ordine spirituale, ma anche di quello naturale; la vita che si è fissata per essere nella nostra forma corporale a poco a poco uccide la sua forma.

Il capocomico, infastidito per aver perso una giornata di prove, ordina all’elettricista di spegnere le luci e manda via tutti.  Eppure dietro il fondo, dove c’erano quei personaggi che erano andati ad aiutare la bambina e il giovinetto, per sbaglio si accende una luce verde che proietta quattro ombre, quelle del padre, della madre, del figlio e della figliastra, sul capocomico, che fugge in preda alla paura. Una volta spenta questa luce, entrano sul palcoscenico il padre, la madre e il figlio. Per ultima compare la figliastra che ripete la sua perdizione e abbandona la scena, rivolgendo agli altri una risata stridente.

Corrado Romano

 

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