Scrivici!










Seguici su:
20/02/2018
HomeAttualitàUna sorprendente Ungheria, il racconto di Christian.

Una sorprendente Ungheria, il racconto di Christian.

L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.

(Anne Carson)

I viaggi sono un’esperienza che sembra fatta apposta per cambiarci, a volte non succede, spesso si. L’ambiente che ci circonda tende a creare in noi una prospettiva che rende sorprendente l’approccio a una realtà diversa; quindi capita che il bagaglio culturale con cui siamo partiti venga ribaltato, rovesciato e scombussolato da quello che troviamo.

A Christian, studente di medicina del IV anno, è successa una cosa del genere. Chris è partito con uno dei tanti scambi organizzati dal SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina), in particolare con clekship SCOPE (Standing Committee on Professional Exchange), che gli ha permesso di andare a stare in Ungheria per un mese.

 

Chris, partiamo dando uno paesaggio al tuo racconto, dove sei stato esattamente? E perché hai scelto l’Ungheria?

Ho scelto l’Ungheria perché come prima esperienza all’estero volevo puntare ad un paese europeo, che non fosse troppo lontano e che non richiedesse troppo impegno anche a livello logistico. Sono stato a Debrecen, alloggiavo nella casa dello studente all’interno del parco dove era collocato anche l’ospedale. Dal punto di vista di strutture ed organizzazione è molto diverso dall’Italia, il complesso ospedaliero si trova infatti all’interno di questo grande parco, è suddiviso in vari edifici ognuno dei quali ospita un reparto.

Lo studentato accoglie sia studenti stranieri sia quelli della facoltà di Debrecen che si spostano là durante il periodo del tirocinio, lungo circa 2-3 mesi.

Io dovevo attraversare tutto il parco a piedi per arrivare al mio reparto, una passeggiata molto piacevole.

 

Come definiresti l’accoglienza delle persone che hai trovato?

Quello che ho notato è che gli Ungheresi non sono molto accoglienti con gli stranieri, nemmeno con i turisti. Abbiamo fatto un tour a piedi per Budapest e la guida ci ha raccontato un po’ di storia dell’Ungheria, parlando di invasioni, di tutte le volte che è stata strapazzata e di come paradossalmente la popolazione sia rimasta molto unita, come se questo passato di instabilità avesse contribuito a renderli coesi.

Ovviamente l’accoglienza è stata diversa da parte degli studenti ungheresi che ci hanno ospitato, loro ci hanno accolto in maniera molto amichevole e socievole, pur mantenendo una distanza maggiore rispetto ai ragazzi di altri paesi con cui condividevamo i momenti liberi.

 

Dal punto di vista di didattica e di gestione del corso di Medicina, cosa ti ha colpito?

Noi facevamo lezione con il primario un giorno a settimana, erano lezioni molto più colloquiali rispetto a quelle a cui siamo abituati, fatte di domande e risposte e discussione di casi clinici. Il giovedì facevamo il giro visite di tutta la struttura, il resto della settimana frequentavamo il reparto, endocrinologia nel mio caso, la mattina o il pomeriggio a seconda delle necessità. La cosa che facevamo di più erano le visite; hanno un approccio alla medicina molto diverso dal nostro, il rapporto medico-paziente è piuttosto freddo e distaccato rispetto a quello che ci si aspetterebbe. Da questo punto di vista si può definire quasi vecchio stampo.

Inoltre non esiste strumentazione all’interno dei reparti, gli esami strumentali, anche una semplice ecografia, vengono effettuati tutti lo stesso giorno e nello stesso posto, questo può significare un ricovero di anche una settimana per poter ricevere un esame.

Le stanze dei reparti sono sovraffollate, in alcuni casi i pazienti non hanno nemmeno un lettino, solo una sedia per il giorno ed una barella per la notte. Questa cosa per me è stata utile, ho rivalutato tanto quello che abbiamo e quello che ho ritrovato quando sono tornato in Italia, sembra una sciocchezza ma sono molto grato a questa esperienza per quel che mi ha lasciato. Ho visto tanti casi clinici che qui non avrei mai visto. Anche dal punto di vista di prevenzione primaria e politiche sanitarie il paese è estremamente arretrato, questo fa sì che si trovino situazioni che qui da noi sono ormai (per fortuna) estremamente rare. Per uno studente di medicina potersi confrontare con questo genere di situazioni permette una crescita personale e didattica davvero significativa, dal punto di vista umano è una realtà difficile con cui fare i conti. 

 

E oltre la medicina…?

Ho conosciuto persone di quarantatre differenti nazionalità con cui ancora mi tengo in contatto, mangiato piatti tipici di tutto il mondo e imparato a brindare in un sacco di lingue diverse. Ho partecipato a tre festival in un mese, bevuto un sacco di birra e visitato Budapest. E’ stato bello, mi è piaciuto, lo consiglierei e lo rifarei.

 

Una storia curiosa: Il monumento alla Liberazione di Budapest

 

Budapest è divisa in due parti da un fiume: Buda e Pest. Queste due città non comunicavano tra loro a causa della presenza del fiume, finchè a qualcuno non venne l’idea di costruire un ponte, così da trasformarla nella Budapest che conosciamo noi adesso. Buda rappresenta la parte collinare e nella collina più alta, nel 1947, venne costruito dai sovietici un monumento per celebrare la liberazione dal nazismo da parte dell’Armata Rossa. Sembra che dopo la caduta dell’unione sovietica, la statua sia stata dapprima coperta e poi scoperta di nuovo con tanto di cerimonia di presentazione divenendo il monumento alla liberazione di Budapest dall’URSS.

Sofia Q.

Fallo sapere anche su:




Nessun Commento

Lascia un Commento

css.php