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25/06/2018
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Storico eroe popolare

L’ora di cena romana di domenica 28 maggio è rimasta indigesta a molti. Francesco Totti, core de Roma, er capitano, ha detto stop all’attività agonistica che lo ha reso uno degli sportivi più famosi della Storia e della Terra. Non ci sono molti esempi di un ritiro di tale livello, l’agape che ha caratterizzato il suo rapporto con Roma è un unicum. Proprio il rapporto tra la città eterna e l’ex numero 10 giallorosso pone lo stesso Totti in uno speciale spogliatoio. Una stanza in si cambiano, si fanno la doccia e si concentrano i più grani EX del mondo sportivo. Pochi eletti che hanno caratterizzato la “storia moderna” in quanto eroi di un popolo, quello sportivo, caloroso e numerosissimo. Parliamo di Michael Jordan, di Joey Di Maggio, di Floyd Mayweather, di Pelè. Gli attributi per questi divi si sprecano, le loro gesta sono impresse sui libri di scuola. Ma perché Totti ? Perché un professionista non più fenomenale di tanti altri ha saputo conquistare il cuore degli sportivi di tutto il mondo ? Eppure di esempi come lui ce n’erano: Paolo Maldini e Ryan Giggs hanno sempre giocato con la stessa maglia, così come Totti. Ma l’ex dieci della Roma lo sentiamo più toccabile, più vicino, più … come noi.

Francesco Totti è uno di noi, è un eroe del popolo, è un mito del sacrificio, un paladino della semplicità. Per gli haters del ” con tutti quei milioni che prende” dovete sapere che nel mondo sportivo solo nelle categorie basse la circolazione del denaro è esigua. Tutti i professionisti di alto livello guadagnano cifre esorbitanti, chi più chi meno. Quindi la semplicità di questo calciatore, che ha sempre tifato, servito e onorato un’unica maglia, è proprio nel suo rapporto con essa e con chi come lui la sostiene. Gli sputi agli avversari, le esultanze bambinesche, gli scatti d’ira, gli abbracci ai tifosi. Sono tutte gesta di uno che non sa cosa sia il lusso se non come avere il privilegio di fare quel che più si ama nella vita. Chi vuole certe cose compie determinate scelte, come andare in club più prestigiosi, più ricchi, e vincere la Champions o il Pallone d’oro.

Er Capitano nel bivio più grande della sua carriera ha scelto la fazione del cuore, saltando l’ostacolo che forse l’avrebbe fatto rimuginare per tutta una vita. Quando il Real Madrid si presentò alla porta offrendogli l’oro ci piace pensare che Totti si trovasse in una di quelle terrazze in stile La grande Bellezza e contemplasse il panorama. E li vedi: Castel Sant’Angelo, il Cupolone, i pini marittimi, la Storia. Li ha guardati e ha capito che quelli erano la nascita, la vita e il destino della sua vita. Probabilmente anche la sua morte, anzi sicuramente ci spera. Quindi niente Madrid e addio sogni di gloria, come quelli che invece altri hanno conseguito cercando le ricchezze del mondo sportivo. Magari tale scelta gli avrebbe reso di più, perché diciamocelo, Totti non ha vinto moltissimo. Ma avrebbe sofferto più tardi, in futuro si sarebbe guardato indietro e avrebbe pensato a quello skyline, quei mattoni di Storia e quei tifosi. E non avrebbe mai voluto perdere quell’immancabile accento romano che nessuno ha portato con più stile.

 

 

di Riccardo Belardinelli

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