Scrivici!










Seguici su:
15/11/2018
HomeCulturaStreghe, fantasmi e lupi mannari…il soprannaturale tra le mura di Siena

Streghe, fantasmi e lupi mannari…il soprannaturale tra le mura di Siena

Siena è una città antica. Le sue mura medievali la circondano quasi intatte, e chiudendo gli occhi non è difficile immaginare le sue stradine strette percorse da piedi inguainati in calzari di cuoio, sotto vesti fruscianti, in epoche molto lontane dalla nostra. Come molte persone vi hanno vissuto, altrettante vi sono morte: basti pensare ai degenti del San Niccolò, o ai malati del Santa Maria della Scala, per non parlare di tutti coloro che hanno abitato quelle stesse casupole allampanate che oggi si specchiano sulle pietre del lastricato umide di pioggia.
In una notte come quella verso cui stiamo per affacciarci, porta spalancata tra i mondi per eccellenza, chissà che non vi capiti d’incontrare qualcuna di quelle anime che non ha avuto troppa fretta di lasciare la città! Per gli aspiranti ghostbusters, gli amanti del brivido e i curiosi, ecco a voi le più famose presenza soprannaturali tra le mura di Siena:

 

Il fantasma di Giomo
La sua testa, che si affaccia da una nicchia in Via delle Cerchia, è una delle tante piccole curiosità che si annidano tra le pietre senesi (a cui vi abbiamo invitato a dare la caccia qui), ma chi fosse davvero Frate Giomo è ancora un mistero. Di certo pare esserci soltanto che fosse un monaco camaldolese, morto, secondo una versione della storia, a Montalto della Berardenga nel 1208 in uno scontro tra Siena e Firenze: il suo corpo, sul campo di battaglia, sarebbe stato illuminato da una luce misteriosa e lo spirito sarebbe sopravvissuto alle spoglie.


Secondo un’altra versione, il frate non sarebbe stato altro che Giacomo De’ Magagni, detto Giomo, giustiziato mediante impiccagione in seguito alla propria relazione peccaminosa con una suora. Il suo spirito inquieto si sarebbe manifestato più volte all’Orto Botanico, e si dice che le sue ossa si trovino proprio sotto la casa del custode.

 

Il vampiro dell’Orto de’ Pecci
Altro inquietante abitante delle mura cittadine, anche sull’identità del vampiro che infesta il bellissimo Orto de’ Pecci, l’ex colonia agricola del manicomio senese. Si dice che si trattasse di un uomo, Niccolò di Tuldo, passato alla storia innanzitutto per essere stato decapitato nientemeno che davanti alla presenza di Santa Caterina!
Non è un caso quindi che, una volta non-morto, sia rimasto intrappolato proprio là: un tempo infatti l’Orto era conosciuto come Valle di Porta Giustizia, e ad esso si accedeva tramite Via dei Malcontenti, che conduceva fino a Porta Giustizia e infine alle forche, situate vicino alla Coroncina. Coloro che percorrevano questa strada avevano tutte le ragioni di essere malcontenti: in fondo li attendeva il boia, pronto a decapitarli. I loro corpi venivano poi gettati nel carnaio degl’impiccati, una fetida fossa comune a lungo cercata, soprattutto nell’Ottocento, perché si riteneva che proprio là si trovasse il corpo del vampiro. Le sue aggressioni notturne ai danni di un fiaccheraio, di un maniscalco e di una giovane fanciulla nei pressi dell’Orto de’ Pecci e di Piazza del Mercato scatenarono una vera e propria caccia al vampiro, ma sebbene esso fosse stato in un’occasione anche accerchiato, non fu mai catturato.

 

Il licantropo di Vicolo degli Orefici
Parallelo a via di Pantaneto, vicolo degli Orefici non è altro che un piccolo cunicolo buio, nel quale anche la luce del giorno fatica ad entrare. Il luogo ideale, quindi, per la metamorfosi di un lupo mannaro. Si dice in effetti che il licantropo che abitava questa viuzza non fosse che un uomo colpito da una terribile maledizione in seguito all’omicidio dello strozzino che lo tormentava: riuscì a sottrarsi alla giustizia umana, ma da quel giorno, in ogni notte di luna piena, dolore e angoscia lo tramutavano in una feroce bestia assetata di morte.

 

Streghe all’Osservanza
La Basilica di San Bernardino da Siena, meglio nota come Basilica dell’Osservanza, si erge dalla metà del Cinquecento sul colle della Capriola, in una bella zona poco fuori dalla città. Nonostante l’apparente tranquillità del luogo, la leggenda vuole che gli abitanti delle zone circostanti la chiesa abbandonassero le proprie case per disperazione, disturbate dalle continue scorribande e dai sordidi rituali delle streghe che infestavano il cimitero adiacente la basilica. Questi eventi, secondo chi ancora li ricorda, sarebbero cessati nel ’44, quando la struttura fu quasi rasa al suolo dai bombardamenti degli aerei americani.

 

Il pozzo delle sirene e dei defunti
Nel cortile interno di un palazzo Cinquecentesco che si affaccia su Via del Porrione, se avrete il coraggio di dargli la caccia, troverete un pozzo rotondo dal solido basamento, passato alla storia non per la sua bellezza ma per le sue macabre abitanti: si narra infatti che dalle sue profondità, le voci ammaliatrici di alcune sirene invitassero soavemente i passanti a gettarsi nelle acque scure. Non solo: affacciandosi oltre il bordo era possibile udire le voci di tutti coloro -e secondo la storia non erano pochi- che si erano tolti la vita proprio in quel malefico buco.
Oggi il pozzo è stato riempito di terra: ma chissà che, in una notte come questa, nel silenzio spettrale di Ognissanti, non sia possibile sentire ancora il richiamo dei defunti e delle sirene!

 

La fanciulla di Laterino
In una notte di pioggia alla fine degli anni Sessanta un giovane stava rientrando col proprio furgoncino da una serata passata a suonare in un locale in provincia. Proprio davanti alla Basilica di San Domenico, luogo dove un tempo si effettuavano gli esorcismi, scorse in mezzo al fitto temporale la sagoma di una ragazza che si affrettava a camminare sotto l’acqua, senza ombrello né cappuccio; si fermò per offrirle un passaggio e, non appena la giovane salì sul furgone, vedendola tremare livida in volto le offrì la propria giacca. La ragazza ringraziò, e gli disse di essere la figlia del custode del cimitero di Laterino, chiedendogli il favore di portarla fino a là.
Arrivati al cancello del cimitero, la pioggia continuava a battere incessante sulle pietre del lastricato: allora, sorridendo, lei chiese di potersi tenere la giacca.
<<Vieni e prenderla domani>> disse al ragazzo <<Mi troverai proprio qui.>>

Il giorno dopo il giovane musicista tornò a Laterino ma, quando chiese al custode dove fosse la figlia alla quale la sera prima aveva dato un passaggio, fu sorpreso nel sentirsi rispondere sgarbatamente che di figlie non ne aveva e anzi, l’unica che avesse mai avuto era morta suicida diversi anni prima. Se non ci credeva, controllasse da sé.
E in effetti, tra le file del camposanto, il ragazzo riconobbe su una lapide lo stesso volto sorridente che l’aveva salutato la notte precedente. E, appesa alla tomba, la propria giacca.

 

Felice Halloween da Piazza del Campus!

-Lucia Cherubini

 

 

Fallo sapere anche su:




Nessun Commento

Area Commenti Chiusa.