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09/12/2018
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The Eric Andre Show: il talk show più folle di sempre tra Jackass e David Lynch

C’era una volta un normalissimo studio televisivo, arredato di tutto punto e pronto per accogliere il più classico dei talk show: scrivania con lampada e tazza per il caffè, comoda poltrona per l’ospite, palco per il gruppetto jazz a fare da accompagnamento musicale. A un certo punto uno speaker esterno annuncia con voce enfatica “Ladies and Gentlemen, THE ERIC ANDRE SHOW!”, parte un rullo di tamburi. Un maniaco sbuca dal nulla gridando a pieni polmoni, corre a perdifiato verso il fondale e vi si schianta contro con violenza, procedendo poi a spaccare e smantellare sistematicamente, nella maniera più bestiale, sadica e fantasiosa possibile, l’intera scenografia. Dopo l’apocalisse dello studio televisivo non restano che squallide macerie: morte, desolazione e caos sono sparsi ovunque. Il presentatore, esausto dopo tanta furia animalesca, si accascia ansante sulla propria sedia. A questo punto misteriose mani fuori campo procedono a rimuovere rapidamente ogni traccia di tale devastazione, riportando la situazione alla totale normalità come se il pandemonio precedente non fosse mai avvenuto. Il programma inizia.

Questo è il grandioso, delirante incipit dell’Eric Andre Show, il TV talk che dal 2013 all’interno del palinsesto americano Adult Swim (lo stesso a cui dobbiamo rendere grazie per Rick & Morty) porta in scena l’incubo televisivo definitivo: ciascuna delle 40 puntate finora trasmesse è caratterizzata da una diabolica variazione di tale formula introduttiva (alcune di queste implicano la partecipazione di maestri ninjafolletti irlandesi e Abramo Lincoln) che funge da perfetta apripista per tutto ciò che seguirà immediatamente dopo. Ma procediamo con ordine.

La potenza dirompente dell’Eric Andre Show si basa su una ricetta tanto semplice quanto audace: prendere tutti i rituali e gli elementi stereotipici che compongono lo scheletro del talk show americano contemporaneo e rivoltarli come un calzino, all’insegna del nonsense spietato, dell’horror cosmico e del grottesco estremo. Il baricentro e direttore d’orchestra di tale mattanza è colui che dà il nome al programma, quel luciferino Eric Andre che già dal suo aspetto fisico e dalle sue movenze rende perfettamente il senso di questo capovolgimento totale. Eric è semplicemente la persona più sbagliata che si possa scegliere per condurre un talk show: figlio di un improbabile incontro fra etnie agli antipodi (padre haitiano e madre ebrea), non combacia in nessun modo con la sagoma classica dell’anchorman a stelle e strisce – uomo bianco di mezza età, elegante, faccia pulita e aspetto rassicurante -, e il completo classico giaccia e cravatta da lui maldestramente indossato non fa che accentuare tale attrito. Ad aggravare il quadro si aggiunge la personalità schizoide del soggetto: iperattivo, molesto, scurrile come lo potrebbe essere un dodicenne che ha appena scoperto le parolacce, apparentemente incapace di gestire un discorso coerente, grande urlatore e pessimo battutista. Il risultato finale è allo stesso tempo disastroso ed esilarante, come dimostrano gli stupidissimi monologhi zeppi di turpiloquio e insulti casuali a persone e categorie all’inizio di ogni episodio.

A bilanciare costantemente la personalità da Bugs Bunny schizofrenico di Eric è presente il comico e co-presentatore afroamericano Hannibal Buress. Fattosi le ossa a suon di stand-up comedy, Buress rappresenta la spalla perfetta del conduttore proprio in quanto suo esatto opposto: flemmatico, inespressivo, imperturbabile al limite dello zen, eppure capace di scagliare micidiali strali di comicità proprio quando meno ce lo si aspetta. Il suo atteggiamento noncurante e svogliato (il più delle volte se ne sta completamente sprofondato nella poltrona degli ospiti o resta in disparte a mangiar patatine e controllare il cellulare) permette di dar vita a duetti memorabili col folle collega, talvolta svolgendo la parte di grillo parlante e voce della coscienza di Andre e talvolta fregandosene bellamente, anche lui trascinato nel vortice di follia totale del programma.

Ma un talk non può esistere se manca la materia prima da modellare: gli ospiti. Nel talk show standard il presentatore e la regia si prodigano per creare un’atmosfera quanto più confortevole e cordiale possibile, dimodoché anche la più grande stella del cinema o della musica si senta a proprio agio ed appaia al pubblico come una persona alla mano, con cui è possibile scambiare quattro chiacchiere amichevoli. L’Eric Andre Show, ovviamente, va esattamente in direzione contraria. Con l’avanzare delle stagioni – e di pari passo con l’aumento del budget disponibile – gli invitati al programma sono divenuti nomi via via sempre più prestigiosi (si è passati dal patetico sosia di di quarta categoria di George Clooney del pilot a Jack Black nell’ultima puntata sinora trasmessa), ma quel che è rimasto invariato è il trattamento a loro riservato: l’ospite è il nemico, la vittima e la preda, e non merita nessuna pietà. Il set del programma si trasforma quindi in vera camera di tortura e mostra delle atrocità: attori, cantanti e sportivi vengono umiliati, derisi, costretti a partecipare a giochi sadici e ad assistere a spettacoli disgustosi e surreali (comprensivi di nudità, scarafaggi, yeti e doppelganger lynchani), e più in generale messi in ogni condizione di disagio psicofisico concepibile. E le reazioni a tali stress estremi – a quanto dice Eric Andre stesso – sono autentiche: nel migliore dei casi l’invitato starà al gioco, nel peggiore si arriverà alla denuncia, al conato di vomito o all’aggressione fisica. Quel che importa è filmare il crollo rovinoso della star, a cui gli spettatori assistono in parte inorriditi, in parte spellandosi dalle risate, in parte godendo sottilmente nel vedere i più grandi soffrire e cadere impotenti. Emblematico è l’episodio in cui il wrestler WWE Chris Jericho entra in studio, si siede e per un lunghissimo minuto assiste al delirio epilettico dei presentatori senza proferire una sola parola.

Come se già questo non bastasse, Eric Andre non si accontenta di mettere in pratica le proprie fantasie depravate solo sulla pelle splendida dei divi di Hollywood&Co.: le interviste agli ospiti sono regolarmente inframezzate da allucinanti candid camera ai danni di indifesi passanti, anche queste ad altissimo tasso di nonsense, oscenità ed effetti speciali da film splatter di serie B. Che si tratti della metro, di un ristorante o di una galleria d’arte, non c’è luogo che non possa divenire il nuovo teatro delle crudeltà di Eric e del suo team: neppure il pubblico può trovare riparo da quella stessa follia televisiva di cui si nutre ogni giorno.

E tutto questo non è che la punta di quell’iceberg nero che è l’Eric Andre Show: ogni elemento che lo compone è studiato ad arte per suscitare sensazioni grossolane e primitive di fastidio, ilarità scomposta, confusione totale e voglia terribile di averne ancora. Dalla band scalcinata che suona in un playback straniante e sfacciatissimo ai misteriosi freaks da circo che popolano le quinte dello studio, dall’aspetto orrendo e fatiscente del mobilio alle risate preregistrate inserite nei momenti meno opportuni, fino agli ospiti musicali chiamati a chiudere in bellezza l’episodio (vedere video qui sotto): tutti gli aspetti del programma concorrono a restituire una dimensione di surrealtà e comicità senza compromessi che al momento non trova eguali in nessun altro palinsesto televisivo passato e presente. Eric Andre sta giocando da quattro stagioni ad un pericoloso gioco al continuo rialzo, mettendo sempre più in su l’asticella della spettacolarità e dell’orrore e rischiando puntualmente di cadere nel baratro del cattivo gusto gratuito; per il momento, miracolosamente, lo show mantiene un raro equilibrio di scrittura, regia e montaggio. E quindi non possiamo fare altro che augurarci che la nuova quinta stagione prevista per questo 2018 esca al più presto, e che l’intera serie diventi al più presto disponibile attraverso i vari canali distributivi anche qua in Italia. Per passare un altro anno all’insegna dell’orrore psichedelico, della risata maligna e del “cosa cazzo ho appena visto”.

Musica.

 

Matteo Cardelli

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