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09/12/2018
HomeCulturaArteUna dura sopravvivenza, una cruda rigenerazione: In/Action Contro lo scacciatempo, la noia

Una dura sopravvivenza, una cruda rigenerazione: In/Action Contro lo scacciatempo, la noia

Visitabile dal 9 novembre 2018 fino al 9 dicembre 2018, al Santa Maria della Scala, la mostra collettiva “IN/ACTION Contro lo scacciatempo, la noia” è la risposta espositiva e curatoriale al progetto Just Image inserito nel programma di Toscana in Contemporanea 2017.

Come in un gioco tra registi e attori, i curatori della mostra Lisa Andreani, Matteo Binci, Gloria Nossa e Milena Zanetti hanno saputo dare voce alle pratiche artistiche Fluxus di famosi protagonisti degli anni Sessanta, come Dick Higgins e John Cage, unendole ed integrandole alle opere di sei artisti viventi, tra cui Aideen Doran, Benni Bosetto, Matteo Cremonesi.

 

 

“Oblomov’s Dream”, Aideen Doran

La sala espositiva, ovattata di moquette e riscaldata da una color quarzite alle pareti, condensa e trattiene i rumori,

le immagini, le parole della video art. In questo luogo ideale, il visitatore viene immediatamente attratto, come un insetto alla luce, da uno schermo, al centro della parete di fondo: improvvisamente NOIA e STANCHEZZA prendono il sopravvento sul suo corpo, la schiena si incurva e le gambe si abbandonano al sostegno della panca.

Non è un caso che il video riprodotto sullo schermo, “Oblomov’s Dream” di Aideen Doran, ruoti proprio attorno a questi due temi: la NOIA come forma di resistenza allo scegliere e all’agire e la STANCHEZZA come risultato cronico della inerzia e della indifferenza.

Il visitatore si perde in questo video straniante, dove pagine di Wikipedia, “scrollate” impulsivamente, si alternano alle cifre lampeggianti degli orologi digitali e all’incessante ticchettio di quelli analogici.

 

 

Si inizia a capire come l’obiettivo della mostra sia la critica della relazione tra NOIA e TECNOLOGIA. In un mondo sovraccarico di contenuti e falsi contenuti, la persona che è alla ricerca di qualcosa finisce per perdersi nel caos cibernetico, mentre la noia (che va ad indentificarsi con la monotonia) lo assale di fronte al mancato raggiungimento dell’oggetto del desiderio.

 

 

“Gli Imbambolati”, Benni Bosetto

Distrutto mentalmente e fisicamente, il visitatore tende a volgere lo sguardo a destra e riesce a riconoscersi nei protagonisti di un’altra opera: Gli imbambolati di Benni Bosetto. L’opera mostra solo una parte ridotta dell’allestimento ambientale che l’artista aveva progettato per l’ADA Project di Roma.

Sfruttando il reale volume della stanza, al punto di congiunzione angolare tra pareti e pavimento, viene tracciata a matita una griglia che serve per inquadrare visivamente il campo fisico d’esistenza con cui ognuno interagisce inconsciamente.

 

In questa piccola dimensione ambientale, sono collocati dei bassorilievi, in ceramica bianca, di volti umani, tutti deformati dallo spazio-tempo e tutti con gli occhi rivolti verso l’esterno della scatola d’esistenza. Gli Imbambolati diventano, così, condizione di contemplazione e attesa di una desiderata evasione.

 

 

“Untitled”, Matteo Cremonesi

Trascinandosi nell’altra stanza espositiva, il visitatore potrà trovare il dittico fotografico di Matteo Cremonesi “Untitled” che sarà per lui una strana composizione da decifrare. È stato scelto, appositamente per intensificare il senso di smarrimento, di inserire le foto in maniera disallineata, nel margine in basso a destra di due cornici bianche, usando come fondo per la composizione, lo stesso foglio di fabbrica delle cornici che ne illustra ed esibisce le caratteristiche (dimensioni, materiali, denominazione di inventario). Ancora più irriconoscibili a primo sguardo, sono gli scatti: si tratta di particolari molto ingranditi di una fotocopiatrice, uno strumento (device) cardine della capitalizzazione dell’era digitale.

 

Uscito da questa dimensione, il visitatore rimane ammutolito, mentre già, in lui, si mette in moto il processo dell’autocritica consapevole. È così che, proprio da quel buio intorpidito della noia, inizia la germinazione della riflessione profonda. La nostra era, i nostri “scacciatempo” (le occupazioni e le preoccupazioni quotidiane che intrattengono il tempo) crollano inesorabilmente e l’uomo può finalmente comprendere la sua autentica condizione di “essere nel mondo”.

 

 

“In altre parole, contro tutti gli scacciatempo, la noia!

 

 

 

Ecco il link del sito web del Santa Maria della Scala con le informazioni sugli orari di apertura e sul costo dei biglietti:

https://www.santamariadellascala.com/it/mostre/in-action-contro-lo-scacciatempo-la-noia-just-image-project-room/

 

 

Gaia Colasanti

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