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15/11/2018
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Vedere e vivere: “Oltre la follia … vedo”

 

 

All’interno del ciclo di eventi tenuti in memoria dei 200 anni del San Niccolò si colloca la mostra fotografica “Oltre la follia … vedo” di Andrea Lensini, visitabile, nei locali della Cappella dell’ospedale, già dal 29 ottobre fino al 9 novembre. A contribuire alla cura, all’allestimento ed al restauro delle opere in esposizione, la cooperativa “Riuscita Sociale”, il nucleo ART della Misericordia di Siena (specializzato in operazioni di messa in sicurezza dei beni culturali) ed il Laboratorio di Restauro del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena.

 

I soggetti della mostra non sono persone in carne ed ossa, ma quanto percepito da uno dei degenti dell’ospedale: Paris M.

 

Nel rappresentare il suo mondo “a percepire”, Paris ha usato la terracotta, il modellato, la maniera privilegiata per piegare quanto più possibile la materia alla visione reale, condensando in accurate scene viste dall’esterno, dall’alto, come se si stesse guardando una casa di bambole, momenti di vita quotidiana all’interno dell’ospedale, dalle lezioni di anatomia, alle terapie, alle campagne fotografiche operate sui degenti stessi.

 

L’abilità di Andrea Lensini (fotografo senese attivo non solo nella sua città natale, ma anche a livello internazionale) è stata quella di ridurre, quanto più possibile, la distanza tra i personaggi viventi nella terracotta e l’osservatore, immergendo a scala reale, l’obiettivo nell’opera d’arte. A caricare emotivamente gli scatti e ad accentuarne i contrasti e le prospettive, ha contribuito, poi, il filtro del bianco e nero.

 

Quello che colpisce, entrando nello spazio espositivo, è la coscienza di identità della mostra stessa; non si è voluto riallestire lo spazio, utilizzando appositi criteri di illuminazione o isolanti pannelli espositivi, ma si è permesso alle opere (sia fotografiche che originali in terracotta) di convivere e condividere lo spazio autentico della cappella, facendole ritornare al loro luogo di origine (l’ospedale psichiatrico), rendendo quello spazio nuovamente vivo, nuovamente AMBIENTE.

È nel suo essere “luogo antico” che il San Niccolò fortifica la mostra ed in quello che sembra essere un sacro silenzio di contemplazione, i soggetti visti (prima da Paris M.) e rivisti (dopo, da Andrea) emettono un lucido grido per confermare il proprio “essere nel mondo”.

 

 

Gaia Colasanti

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