17/06/2019
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La timidezza: una risorsa o un’arma?

Quante volte ci è capitato di sentirci in imbarazzo in una situazione, di arrossire e di rimanere immobili senza possibilità di fuga?
È tutto normale secondo la definizione di timidezza che troviamo sul vocabolario: “tratto della personalità che caratterizza in varia misura il comportamento dell’uomo improntato ad esitazione, ritrosia, impaccio e inadeguatezza sociale”.

Secondo le stime in Giappone il 60 % della popolazione soffre di questo disturbo, negli Stati uniti il 40% e in Israele il 25%. Se consideriamo le percentuali ci appaiono come molto alte.
Le origini di questa insicurezza risalgono alla tradizione mitica greca.
L’antichità classica ci ricorda la storia di Anfrite, figlia della divinità marina Nereo e di Doride, una delle cinquanta Nereidi che facevano parte della corte di Poseidone.
Era una delle più belle, tuttavia Poseidone non si accorse mai di lei; fino a quando un giorno la fanciulla danzò con le sue sorelle nell’isola di Nasso.
In quell’occasione il dio, attratto dalle sue movenze, notò la sua grazia, la freschezza del viso e la bellezza che superava quella delle sorelle e se ne innamorò, chiedendole dunque di sposarla.
La giovane e timida fanciulla, non abituata ai modi bruschi di Poseidone, spaventata dalla richiesta si buttò in mare e nuotò fino ai confini occidentali dove incontrò Atlante che sorreggeva sulle spalle la volta celeste e solo arrivata in quel luogo si credette al sicuro.

In molte situazioni però non possiamo scappare di fronte ad episodi poco piacevoli o a difficoltà.
In psicologia recenti studi hanno dimostrato che tale disturbo può provocare nei casi più gravi attacchi di panico e fobia sociale, rendendoci incapaci di relazionarci con l’altro.
Alfred Adler, pioniere della materia e allievo di Freud, nei suoi studi ha verificato che durante la giovinezza si è più propensi a questo stato di timidezza, ma questo primordiale senso di inferiorità può essere dominato attraverso il superamento di tre condizioni: la prima manifestata dal raggiungimento della maturazione psicofisica e affettiva, la seconda attraverso il conseguimento di un buon livello di autonomia e infine, in ultima istanza, attraverso la consapevolezza delle proprie possibilità.

Invece, Philip Zimbardo, attraverso i suoi studi, nel 1972 arrivò a formulare una vera e propria definizione del sentimento provato dal timido, sostenendo che la persona sottraendosi alla vita si fa prigioniera in sé stessa, nascondendosi dietro una corazza, scegliendo la silenziosa sicurezza della propria prigione.
Dunque, se ti sudano le mani, se vorresti scappare a nuoto, o correre senza fermarti di fronte ad alcune situazioni, fermati perché una soluzione c’è!

La fobia che riguarda i rapporti sociali e che porta a sentire gli altri come una minaccia può essere vista in tutt’altro modo. Se si analizza questa apparente minaccia scopriremo che i timidi patologici sono ottimi ascoltatori in un mondo fatto di tante parole, sono in grado di osservare dettagli quasi microscopici, che possono rivelarsi in alcune situazioni delle armi vincenti e ottimi leader.
Sono in grado di capire, riflettere e aiutare, insomma qualità di cui si parla spesso, ma difficili da scovare.
Moltissimi personaggi famosi soffrivano di timidezza, ad esempio Cormac McCarthy l’autore vincitore del premio Pulitzer con il libro “Non è un paese per vecchi” era ossessionato dalle interviste, Agatha Christie e perfino J. D. Salinger tanto che la sua vita privata oggi è ancora un mistero. È importante però che i timidi patologici sviluppino un sistema di analisi delle proprie capacità, provando a sintetizzare l’ansia cercando di eliminare i cosiddetti fattori di mantenimento del disturbo, magari con l’aiuto di un terapeuta che possa affiancare questo percorso passo dopo passo con consigli e metodi strutturali.
Anche nella settima arte troviamo questa rappresentazione dell’animo umano, in “Emotivi anonimi” (2010) un film di Jean-Pierre Améris, una storia d’amore senza precedenti che per 70 minuti inserisce riflessioni e sensazioni che ci aiuteranno ad uscire da questa dimensione, alla ricerca di nuove esperienze, possibilità e perché no magari anche nuove conoscenze.

 

Infine, se ti sei imbattuto almeno una volta in questa situazione, se ti sei sentito escluso da alcune cene con amici, se a scuola ti dicevano “sei bravo, ma sei troppo timido, non fai mai domande e non sarai mai il migliore” è giunta l’ora di riscattarsi.

Emil Cioran, ci lascia un grande insegnamento: “la timidezza è fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, ma la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore” .
E allora, per noi timidi, non ci resta altro che uscire dalla corazza, affrontare ogni sfida, armati della nostra meravigliosa personalità e del nostro bagaglio emotivo.

 

Chiara Frisone

 

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