16/10/2019
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Il razzismo che fa parlare

Ieri 17 gennaio, presso l’Università di Siena, ha avuto luogo un partecipato incontro-dibattito dal titolo “La discriminazione razziale fra diritto, etica e scienza” che ha visto fra i suoi relatori personaggi di spicco della vita intellettuale del nostro Paese quali il giornalista Gad Lerner ed il filosofo Massimo Cacciari. Spostato dal Palazzo del Rettorato al presidio Mattioli a causa della larga presenza di uditori, l’evento, come era prevedibile vista la discussione pubblica sulle attuali politiche di questo governo, ha interessato molte persone: studenti, comprese classi delle scuole superiori, e semplici curiosi. Ecco un resoconto della giornata di ieri.

⦁ h. 10.20: l’incontro si apre con i ringraziamenti del Rettore Francesco Frati, nella triplice veste di cittadino, rettore e biologo, per lasciare poi la parola a un breve intervento del moderatore Enzo Cheli.

⦁ h. 10.40: il già Professore di Diritto internazionale Riccardo Pisillo Mazzeschi parla dei diritti umani, cominciando col sottolinearne il carattere necessariamente globale. Tra i diritti umani figura, all’art.1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, quello di “non discriminazione”, il quale, con quella che il Professore definisce “eccessiva vaghezza”, viene sancito il diritto di ogni essere umano a godere degli altri diritti fondamentali a prescindere dalla sua appartenenza più o meno presunta a certe categorie. Dopo aver fatta presente la sostanziale differenza tra questo principio e quello di uguaglianza, il Professore mette bene l’uditorio in guardia dal ritenere legittimo un governo che, nel cercare di prevenire l’immigrazione clandestina, svuoterebbe di contenuto il diritto internazionale, il quale garantisce anche a chi si infiltra illegalmente nel territorio di uno stato sovrano almeno le tutele fondamentali. Un commosso ricordo al teorico del diritto internazionale Kelsen, con annessa presa di distanza dal principio di sovranità nazionale, chiudono il suo intervento.

⦁ h. 11.10: il Professore di Diritto internazionale Ugo Villani sottolinea, come in parte era già emerso nell’intervento precedente, come il diritto di non discriminazione non abbia una valenza autonoma, in quanto legato al godimento di altri diritti. Tuttavia la sua efficacia in ambito internazionale, come dimostrano le sentenze emanate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, è ampia. La Corte infatti parte sempre presumendo che la discriminazione abbia veramente avuto luogo, lasciando allo Stato nazionale il compito di dimostrare il contrario. Tuttavia Villani osserva che nonostante le varie condanne, il dato normativo non costituisce il dato reale, che al contrario ci informa di un’ampia diffusione del razzismo, come trasferimento di un concetto biologico al campo delle scienze umane, a vari livelli, dalla scuola allo sport.

⦁ h. 12.15: il Professore di Diritto costituzionale Paolo Caretti spiega che il razzismo messo in atto dal fascismo storico ha ragioni più profonde di quelle che comunemente attribuiscono al regime italiano una semplice imitazione del regime di Hitler in Germania. La legislazione coloniale infatti fu applicata prima delle note leggi razziali del 1938, e comportava l’istituzione di statuti speciali per i cittadini italiani della Libia, delle isole dell’Egeo, dell’Etiopia, dell’Eritrea e della Somalia. Tali statuti determinavano la illegalità del matrimonio misto, per esempio. Il 1938 fu in realtà l’anno in cui la questione della “cittadinanza speciale” iniziò a riguardare anche gli ebrei italiani, fino al divieto del matrimonio misto, l’espulsione dagli uffici pubblici, la limitazione nelle libere professioni e nel patrimonio. Con la Repubblica sociale italiana, continuazione del fascismo, la discriminazione razziale compie un salto di qualità, ovviamente in peggio, con la concessione della cittadinanza solo alla stirpe ariana italiana.

⦁ h. 14.40: il Professore di Filosofia della scienza Telmo Pievani spiega l’impossibilità scientifica di sostenere l’esistenza di razze naturali all’interno della specie Homo Sapiens, facendo notare innanzitutto che quella umana è una specie giovanissima (circa 200 mila anni), motivo per il quale ogni individuo è in un certo modo “cugino” dell’altro. Il genoma umano sarebbe una sorta di “mantello di arlecchino” di varie specie umane che sono esistite in passato, e che si sono reincontrate a seguito di migrazioni: questo significa che l’uomo ha da sempre un’attitudine a migrare ed inoltre che la purezza genetica non gli appartiene. Nonostante questo ultimo punto, la specie Homo Sapiens presenta una bassa variabilità genetica, motivo principale per il quale non è possibile distinguere tra una razza e l’altra all’interno della specie umana.

⦁ h. 15.15: il Professore di Filosofia Massimo Cacciari espone un intervento dal titolo De dignitate hominis. Il razzismo è un’ideologia che, in maniera tutt’altro che sovrastrutturale, determina la stratificazione sociale e quindi i rapporti di potere. Ad essa Cacciari propone di opporre un’altra ideologia, che più si addice all’uomo e che presenta un sapore squisitamente illuministico: è l’ideologia della dignità, ovvero, etimologicamente, l’ideologia di ciò che è propriamente umano. E cosa, se non una forma specie-specifica di causalità incondizionata, cioè di libertà, nel segno di una significativa somiglianza dell’uomo con Dio, può essere considerato la vera proprietà dell’essere umano? Questa kantiana possibilità dell’uomo di agire secondo massime universali è stata storicamente limitata dal razzismo, dal momento che il razzismo non è altro che il tentativo di determinare causalmente l’uomo, ancorandolo al mondo fisico, reificandolo. La libertà così delineata tuttavia non sarebbe completa: un altro elemento viene aggiunto durante l’incontro, ovvero il carattere intersoggettivo della libertà. Una libertà che costituisce la proprietà umana fondamentale esiste solo per se ed ad alium, ovvero nel reciproco riconoscimento della uguale dignità, oltre la quale siamo, come individui del tutto singolari e irripetibili, completamente diversi.

⦁ h. 15 50: il giornalista e saggista Gad Lerner muove una critica contro il ministro degli Interni Matteo Salvini, proponendo l’equiparazione del suo operato con quello del Duce. Tale analogia viene da Lerner sviluppata soprattutto attraverso l’analisi del linguaggio utilizzato dalla lega, descrivendolo come canzonatorio e denigratorio nei confronti dello straniero. Si conclude così la giornata di dibattito, sui toni accesi della politica italiana.

– Marco Pisanu

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