23/08/2019
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Tempus fugit: il tempo nell’era dei social networks

Che sia una rapida sbirciatina all’ultima news della home, la ricerca del profilo dell’amico di amici con cui siamo usciti ieri sera, o l’ultima confusa ricerca su Google poco prima dell’esame, ogni scusa è buona per avere il proprio smartphone tra le mani. Gli effetti collaterali? Liti in famiglia, gelosie tra fidanzati, invidie tra amici e un’immane perdita di tempo. Eppure continuiamo imperterriti a mangiare impugnando con una mano la forchetta e con l’altra il telefono, mandiamo messaggi vocali evitando le chiacchiere a quattr’occhi  e trascorriamo le noiose ore di lezione spulciando tra la home dei nostri cari social networks. Che oltre a rovinarci l’umore, alle volte ci rovinano anche la vita. Come? Facendoci perdere tempo.

Gli ultimi dati sull’uso di smartphone
Tendenzialmente, secondo le ultime ricerche del Digital In 2017, noi italiani trascorriamo in media circa due ore al giorno al cellulare, controllandolo tra le 150-200 volte al giorno, talvolta  anche
inconsapevolmente. Questo ha ripercussioni non solo sul fattore tempo, ma anche sulla produttività: sembra che l’unico modo per fare sì che il nostro cervello non sia condizionato dal pensiero di controllare messaggi, notifiche ed email, sia quello di spegnerlo e portarlo in un’altra stanza. Perché anche se silenzioso, in borsa o in modalità aereo, il fatto di essere comunque a portata di mano influenza la smania di poterlo controllare, rispondere e farci distrarre.
Detto così, due ore non sembrano neanche troppe. Proviamo a moltiplicarle per una settimana, per un mese, fino ad arrivare ad un anno intero. Tenendo in considerazione  quelle due ore per ogni singolo giorno d’un intero anno, abbiamo come risultato 730 ore, che corrispondono a circa 30 giorni. Un mese!

I rischi
Le conseguenze di una dipendenza accentuata da smartphone sembrano lontani e poco quantificabili. Eppure si parla già e sempre di più della postura del “TextNext”, la tipica da smartphone, che ci costringe a guardare il telefono piegando il collo in posizione innaturale, causando a lungo andare problemi di postura e dolori cervicali. Senza considerare il grande impatto che il continuo sbirciare sui social networks ha sul nostro umore e perfino sulla nostra personalità. Una foto del nostro vicino in vacanza mentre noi siamo costretti a trascorrere la nostra estate in città, quella della nuova ragazza del nostro peggior nemico, o il video della splendida festa a cui non siamo andati perché ammalati, non solo scatenano un’autocommiserazione non arginabile, ma generano anche inadeguatezza, ansia e poca autostima.

Non ho tempo per…
Quante volte abbiamo pronunciato queste parole, adducendo scuse fragili come castelli di carta. Eppure, la constatazione di quanto tempo sprechiamo non è altro che un buona occasione per rivalutarlo (e per rivalutarci).
Che cosa potremmo fare in quelle due ore giornaliere? Ricominciare a praticare attività fisica, segnarci ad un corso di cucina, fare del volontariato?
Quante nuove opportunità si celano dietro la pigrizia di saltare compulsivamente da un social networks ad un altro?
Proviamo a dedicare un momento esclusivamente a noi stessi: ci accorgeremo che il tempo, se ben occupato, non trascorre mai troppo veloce. Questo avvertimento non dovrebbe suonare nuovo: così scriveva Seneca, nel I secolo d.C. al suo amico Lucilio, per metterlo in guardia del tempo che gli sfuggiva di mano senza che potesse rendersene conto. Tra le righe leggiamo il celebre inciso,“Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi”, rivendica il tuo tempo a tuo favore.

Tra i tanti propositi, è forse ora di rispolverare anche quel celebre classico, mai banale, che è il De Brevitate vitae: Seneca, di certo, sapeva come non farci perdere tempo.

 EA

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