15/07/2019
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Addio Capitano

Domenica 4 marzo il mondo calcistico (e non) si è risvegliato con una notizia gelida che ha lasciato tutti sgomenti. A Udine, dove la Fiorentina si apprestava a disputare la 27esima giornata di Serie A, un fulmine a ciel sereno ha sconvolto in maniera scioccante la formazione viola. Il capitano 31enne della squadra infatti, Davide Astori, non si è presentato alla prima colazione di rito pre-gara. Data l’estrema puntualità e il comportamento sempre impeccabile del difensore, il fatto che non si fosse presentato alla colazione ha immediatamente destato sospetti. Ciò che ne è risultato, quando la porta della sua camera è stata aperta, è stato qualcosa che nemmeno il più beffardo e meschino destino possibile avrebbe potuto prevedere. Nel sonno infatti il cuore di Davide Astori si è fermato improvvisamente. La successiva autopsia ha chiarito che la morte cardiaca è avvenuta a causa di una bradiaritmia.

L’improvviso decesso del giocatore nato a San Giovanni Bianco, piccolo paesino in provincia di Bergamo, ha completamente raggelato e distrutto la famiglia in primis, i suoi compagni di squadra, e tutti coloro che hanno avuto l’occasione di conoscerlo, da ex compagni agli addetti ai lavori. Immediatamente il presidente del Coni e attuale commissario della Lega di Serie A Gianni Malagò, in concerto con gli altri presidenti delle leghe inferiori, ha sospeso la 27esima giornata, rimandando tutte le partite che si sarebbero dovute giocare di lì a poco, tra le quali il derby della madonnina. Anche i posticipi delle Serie B e C sono stati rinviati poiché non sussistevano le condizioni per poter giocare in tranquillità.

Tutto il mondo del calcio, tramite profili social e non solo, ha espresso cordoglio attorno alla famiglia di Astori e infinito dolore per l’accaduto. Da Sergio Ramos, a Buffon, a Rudi Garcia, a Fognini (che con il calcio non c’entra), molti sono stati i messaggi di condoglianze e rammarico per una morte così brutale e prematura, che vedeva come vittima un atleta di trentun anni, quotidianamente monitorato dai dottori della squadra ove militava. Nella giornata successiva, la ventottesima, su ogni campo italiano è stato effettuato un minuto di silenzio. Allo stadio Artemio Franchi di Firenze, dove la Fiorentina affrontava il Benevento, lo spettacolo è stato surreale. L’intero stadio ha tributato un omaggio emozionante e strappalacrime al proprio capitano scomparso, unendo non solo la città di Firenze, ma simbolicamente anche tutto il mondo calcistico. Al tredicesimo minuto infatti, tredici come il numero che era solito indossare, la curva Fiesole ha innalzato una scenografia che ha fatto venire i brividi a tutti i presenti: “Davide 13” troneggiava a caratteri cubitali e un silenzio rispettoso e giusto ha unito tifosi e giocatori. Per mero dato di cronaca, la partita è stata vinta dalla Fiorentina per 1 a 0, con gol del difensore centrale Victor Hugo, sostituto proprio di Astori, e ironia della sorte, con il numero 31, 13 al contrario. Probabilmente avesse giocato, quel gol lo avrebbe fatto il compianto capitano. Sarebbe stato il secondo della sua stagione.

L’otto settembre in piazza Santa Croce a Firenze si è celebrato il funerale. Presenti in piazza diecimila persone, tantissimi i volti noti appartenenti al mondo del pallone. Davide lascia la compagna Francesca Fioretti, effimero volto televisivo e modella, e la figlia Vittoria, nata appena due anni fa. Nella settimana successiva al decesso sia la Fiorentina che il Cagliari (squadra di cui Astori è stato la colonna difensiva per svariati anni) hanno deciso di ritirare la maglia numero 13. Numero che indossava per via del suo idolo, Alessandro Nesta. Mai più nessuno in queste due compagini potrà indossare questa divisa, che resterà per sempre sua.

Davide Astori è cresciuto calcisticamente nella primavera del Milan, da dove è stato mandato in prestito in C1 al Pizzighettone prima, e alla Cremonese poi. Nell’estate del 2008 il Cagliari crede in lui intravedendone la buona tecnica e l’eleganza difensiva. Debutta in Serie A contro il Siena il 14 settembre del 2008. Resta per cinque anni a Cagliari, dove a meno che non sia infortunato gioca sempre titolare, tanto da attirare l’attenzione della Roma, che nell’estate del 2014 lo prende in prestito oneroso. Gioca solamente una stagione nella capitale, la compagine giallorossa non lo riscatta a fine anno e Astori torna al Cagliari, per poi finire nella stessa sessione di mercato alla Fiorentina. Siamo nell’estate 2015. A Firenze è titolare accanto al capitano Gonzalo Rodriguez; a fine stagione la squadra viola decide di riscattarlo dal Cagliari per cinque milioni di euro. Agli albori della stagione corrente viene nominato capitano, data la partenza di Rodriguez.

Definito da molti come un ragazzo tranquillo e rispettoso, è stato un professionista invidiabile e mai fuori dalle righe. Un aneddoto vuole che nell’estate 2014 Astori avesse chiuso col Napoli. Presentatosi come d’accordo negli studi della Filmauro, la società cinematografica che fa capo al presidente del club partenopeo Aurelio de Laurentiis, dove generalmente vengono firmati i contratti del Napoli, aspettò l’arrivo del presidente per oltre un’ora. Passata un’ora e mezza, si alzò dalla sedia, e se ne andò, firmando poi con la Roma. Episodio curioso che ne delinea il personaggio e l’integrità morale.

Astori è stato per parecchio, ed era tuttora, nel giro della nazionale. Convocato per la prima volta da Prandelli nel 2010, il difensore ha indossato la casacca azzurra per quattordici volte. Presenze condite anche da un gol, contro l’Uruguay nella Confederations Cup del 2013 in Brasile. La città di Firenze e la proprietà della squadra hanno deciso di omaggiarlo intitolandogli il centro sportivo, affinché rimanga per sempre un simbolo della squadra viola.

Nei futuri impegni internazionali della nazionale italiana in Inghilterra, che sanciranno il debutto del neo ct ad interim Gigi di Biagio, la selezione giocherà con una divisa speciale in memoria di Astori. Memoria che conserverà sempre chi gli è stato compagno di squadra, chi amico, chi parente, chi figlia, chi compagno di vita. Come il saluto in stile militare che i giocatori viola gli hanno dedicato alla fine dell’ultima partita contro il Torino, e che era già stato proposto da Victor Hugo in occasione del gol casalingo contro il Benevento. Un gesto verso il loro capitano, che resterà tale per sempre.

Raul Polanco Zampieri

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