23/05/2019
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Erasmus+ Traineeship: un nome noto, un’esperienza sorprendente

Quartiere degli artisti, Norimberga

Erasmus. È un nome che tra gli studenti evoca libertà. Eppure un universitario che scelga di studiare all’estero per un periodo che varia dai 6 ai 12 mesi è ancora guardato come se stesse perdendo tempo, come se preferisse far festa tutto il giorno anziché studiare e stesse  di conseguenza accantonando le sessioni universitarie dell’Alma Mater Studiorum di appartenenza.

Solo chi ha vissuto quest’esperienza sa che il più delle volte invece l’Erasmus è il primo vero momento in cui ci si allontana da casa e si vive da soli.

In realtà quella persona armata di valigie piene di fogli da far firmare prima di partire, durante la permanenza e al ritorno, sta facendo la scelta più coraggiosa di tutte: mettere alla prova la propria capacità di comunicare in una lingua straniera, di confrontarsi con un altro sistema universitario, mostrando così una grande voglia di migliorarsi.

Fontana Bella, Norimberga

Lo studente Erasmus entra in contatto con una cultura diversa dalla sua, partecipando a feste e gite organizzate dalle associazioni ESN, interagisce con studenti provenienti da altri Paesi rispetto a quello ospite, che come lui hanno scelto di saggiare le proprie forze, superare i propri limiti.

Quello che lo studente Erasmus riporta indietro con sé è un bagaglio variegato, colorato, multiculturale fatto di storie da condividere al proprio ritorno, foto e splendidi ricordi.

Vista l’ampia partecipazione, dal 2014 la Commissione Europea ha dato al progetto il nuovo nome di Erasmus+ perché fosse più inclusivo verso ambiti quali l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport.

L’Erasmus+ Traineeship è il principale sottoprogetto del programma Erasmus finalizzato allo svolgimento di un tirocinio in un Paese ospitante estero per un periodo che varia dai 2 ai 12 mesi.

È l’idea dai tratti più freschi forse destinata a soppiantare il fratello più “anziano” -l’Erasmus per motivi di studio- vista la minore burocrazia che si deve affrontare per potervisi candidare e soprattutto la sua maggiore utilità.

Sì, il finanziamento della borsa di studio è garantito per un numero minore di mesi, ma si può scegliere di svolgere il tirocinio mentre si è ancora iscritti all’università cosicché venga considerato come curriculare; oppure si può optare per svolgerlo post lauream e richiedere un certificato da allegare al curriculum perché esso risulti come esperienza lavorativa.

La Giostra del Matrimonio, Norimberga

In questo caso non si testano solo le proprie capacità di comunicare in una lingua (che può essere la lingua prima del Paese ospite oppure una lingua veicolare straniera), non si apprendono soltanto usi legati ad una cultura nuova, vista per la prima volta da vicino; ma si mette a frutto tutto il patrimonio teorico raccolto durante gli anni di studio e ci si confronta conmetodi di lavoro, tempistiche, scadenze e consegne.

Insomma, nonostante gli impegni e gli ostacoli che all’inizio possono sembrare insormontabili, non si può uscire dall’Erasmus+Traineeship che arricchiti.

Io stessa ho avuto la fortuna di essere selezionata per Erasmus+ Traineeship.

Al termine della triennale quando ho svolto il primo, mi sentivo come se avessi consapevolmente scelto di saltare nel vuoto.
La lettera d’accettazione dell’ente ospitante in cui avrei svolto il tirocinio specificava che la lingua di lavoro sarebbe stata l’inglese ma mi sembrava impossibile essere stata presa in Portogallo, senza avere pregresse esperienze lavorative, né saper parlare il portoghese. Di quel Paese affacciato sull’Atlantico non sapevo più di quanto non venisse fatto vedere dai telegiornali, eppure ho scelto di rimanere più a lungo dei 4 mesi pattuiti perché il progetto al quale collaboravo mi permetteva di lavorare con ragazzi provenienti dalla Lituania, dalla Polonia, dall’Inghilterra, dalla Turchia: un ambiente stimolante e multiculturale a tutti gli effetti.

Il lavoro mi lasciava poi abbastanza tempo per andare sul lungofiume ad ammirare le case dalle pareti colorate addossate l’una all’altra ed il Duoro che alle cinque del pomeriggio riluceva dorato per l’inclinazione del sole.

Così sono passati due anni in cui spesso la nostalgia tornava a mordermi il cuore. Eppure non ho rinunciato ad imbarcarmi in una nuova avventura europea, scegliendo un altro ente.

Dal mio secondo tirocinio svolto in Erasmus avevo un più alto numero di aspettative. Ho scelto la Germania guidata dallo stereotipo personale che sussurrava che lì mi avrebbero mostrato come mettere proficuamente a frutto ciò che sto ancora studiando.
Ero stata rassicurata sul fatto che la mia competenza linguistica in tedesco, inesistente, non avrebbe influito in alcun modo sulla mia esperienza, perché tutti parlavano inglese, ma è stata dura, è stata dura trovare una casa in cui vivere, convincere i coinquilini, biondi e dagli occhi azzurri che non ero in grado di capire una sola parola in tedesco.

Ma il tempo e le birre condivise hanno alleviato ogni dolore, ogni paura: man mano che mi abituavo al freddo nevischio che cadeva intermittente imbiancando la città, rimanevo sempre più spesso incantata dalla musicalità di una lingua che per me restava un mistero, mi fermavo ad osservare con il naso all’insù il profilo schietto e maestoso della cattedrale gotica nel centro storico, mi mescolavo ai turisti alle 12 per osservare le figurine del carillon dell’unica chiesa cattolica della città fare la loro sfilata armoniosa e regolata da meccanismi antichissimi per intrattenere gli spettatori.

Poiché volevo fortemente imparare ad insegnare l’italiano, ho dovuto inevitabilmente richiedere un prolungamento, anche perché mi faceva male il cuore al pensiero di dover lasciare quel luogo così pulsante di Storia, quella medievale che convive con le più recenti e controverse cicatrici della Seconda Guerra Mondiale.

Mi dispiaceva allontanarmi da una cultura che non possiede in realtà tutti gli stereotipi che le si attribuiscono; da persone che mi hanno fatto sentire a casa, che stando a contatto con me si sono messe in gioco, con le quali ho comunicato, interagito (anche se continuo a sapere solo poche parole in tedesco!) e grazie alle quali ho imparato che anche quelli che vengono definiti “I Freddi Tedeschi” sono in grado di donarti un pezzetto del loro cuore.

L’Erasmus Traineeship non è mai soltanto un modo per fare un’esperienza lavorativa ma anche un’occasione per conoscere se stessi e tornare trasformati.

 

 

 

Martina Conti




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