19/07/2019
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Natale è bello ma non ci vivrei- breve storia triste del Natale

Non cercheremo di convincervi che non ci piaccia il Natale. Ammettiamolo: Jesoo è riuscito ad accaparrarsi una gran bella festa di compleanno. Le lucine colorate, i regali sotto l’albero, le leccornie sulla tavola, i cinquanta euro che ti allunga nonna per comprarti il gelato, il camino scoppiettante, le brevi ma meritate vacanze. Sotto sotto a tutti, anche ai più cinici, piace il Natale. Tuttavia, da qui a viverlo con la serenità e la gioia che vediamo sulle facce di quelli che fanno la pubblicità al pandoro, ce ne corre: e questo perché l’approssimarsi del Natale significa anche un considerevole ammontare di innegabili rotture di coglioni.

Necessariamente prima tra tutte, forse banale ma sempre attuale, i regali. Primo, perché siete poveri. Secondo, perché avete circa ottanta milioni di parenti e tutti, dico tutti, vi regaleranno qualche stronzata colossale che siete dunque costretti a ricambiare, intraprendendo una maratona disperata tra i quattro negozi del centro di Siena nei quali potete permettervi di fare acquisti, alternando il gelo polare della strada al caldo infernale che regna dietro le vetrine e accaparrandovi così una manciata di pensierini di merda e una bella polmonite.
Se siete fidanzati, vi tocca pure soddisfare la dolce metà- che: se è una donna non sarà mai contenta, se è un uomo l’unico modo per farlo felice è cercare il suo regalo nello stesso luogo in cui avete acquistato quello per il vostro nipotino di dieci anni. Se non lo siete vi rallegrate per i soldi risparmiati, ma dura poco: giusto il tempo di ricordarvi che l’unica vagina che avete visto negli ultimi cinque anni era fatta di pixel.

Tutto questo, naturalmente, da fare nei tre o quattro giorni che separano l’ultimo esame che avete dato a Dicembre -bocciandolo miseramente perché maiunagioia-  e la vostra partenza per il viaggio della speranza che vi riporterà a casa. Settantadue ore di corse, soldi buttati, bagagli e pura follia che vi lanceranno in un’atmosfera natalizia che manco ve la sto a dì.

Fatti i regali e sparatevi quelle sedici ore di viaggio totali tra tram, treno, autobus, aereo, taxi e passaggio offerto da un camionista che passava di lì, siete a casa: poche ore a Natale, pochissime all’acme della tragedia, meglio conosciuto come pranzo coi parenti. Da lì in poi, sarà pura avanguardia.

Se vostra madre ha iniziato a cucinare verso le sei di mattina, vostra nonna non dorme da due giorni per vegliare sull’ebollizione del ragù e il riposo del baccalà; vostro padre, dal canto suo, è uscito a comprare le sigarette l’altro ieri e non è più tornato: si manifesterà improvvisamente a capotavola quando verrà servito l’antipasto.
La quantità di cibo che passerà sotto gli occhi dei commensali il 25 Dicembre sarebbe in grado di sfamare la popolazione del Ghana per dodici generazioni, esattamente come le ore che passerete senza potervi alzare da tavola, a subire le domande inopportune e insistenti dei vostri vicini dal primo al quarantesimo grado di parentela. Un saggio delle più gettonate: e la laurea? ma di preciso, quanti esami ti mancano? ma il tuo fidanzato non ce lo presenti? e quindi, quando vi sposate? Nemmeno ubriacarsi servirà a sfuggire: vostra madre sorveglia con occhi vigile ogni bicchiere di vino che vi versate, pronta in qualsiasi momento a smerdarvi come alcolisti di fronte a tutta la famiglia.

Finito il dolce, arriva il momento dei regali: quello che da bambini attendevate con trepidazione e gioia per tutta la durata del pranzo e che ora porta con sé soltanto spossatezza e una leggera ansia mentre vi chiedete dove potreste mettere l’ennesima tazza con le renne. Per ogni regalo carino che avete fatto, ovviamente, ne riceverete uno di merda. Per ogni regalo orrendo, uno ancora più brutto. Quest’anno, però, in mezzo al solito mucchio di sciarpe, penne, scaldamani e creme per i piedi, c’è una novità: vostra zia, che da sempre vi guarda con un misto di simpatia e pena, vi ha regalato un abbonamento in palestra. A voi, amici, trarne le inevitabili e amare conclusioni.

 

Buon Natale!

 

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