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22/04/2019
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Il nome della rosa: dal libro alla serie tv

Nella lista dei 100 libri da leggere prima di morire è presente anche Il nome della rosa. Pilastro del pensiero e della letteratura italiana del secondo Novecento, l’autore, Umberto Eco, ambienta la vicenda in un’abbazia del Nord Italia (senza specificare precisamente di quale luogo si tratti, rendendo tutto più misterioso), nella prima metà del Trecento, un secolo in cui si mescolano grandi cambiamenti a spunti tradizionalisti.
Il titolo non è molto d’aiuto per comprendere il contenuto dell’opera. Dichiara lo stesso autore, in Appendice, che inizialmente il libro avrebbe dovuto chiamarsi L’abbazia del delitto, idea poi modificata per lasciare spazio al titolo più enigmatico che adesso figura sulla copertina. “Il nome della rosa” vuole essere un richiamo alla dottrina nominalista, protagonista del dibattito trecentesco sulla natura dei nomi.

Nonostante il libro abbia l’infelice fama di essere noioso e poco scorrevole, lo scrittore riesce a far emergere tutti quegli elementi affascinanti che il Medioevo custodisce. Certo, le frasi in latino non sono poche, così come i dibattiti religiosi e i lunghi excursus di vario tipo, ma non è scritto da nessuna parte che Il nome della rosa debba essere necessariamente letto con lo spirito di un medioevista o di un letterato. Per di più, è lo stesso Umberto Eco a dire esplicitamente che le prime 100 pagine sono una sorta di “prova” che il lettore deve superare prima di poter procedere con una lettura più avvincente.
Trattandosi (anche) di un giallo storico, la vicenda trascina chiunque legga in un susseguirsi di omicidi, in un enigmatico labirinto e soprattutto tra scaffali pieni zeppi di libri. Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk, quasi come antenati di Sherlock Holmes e del Dr. Watson, cercano di scoprire il segreto che si nasconde nell’abbazia e, soprattutto, nella biblioteca.
Tocco di classe è sicuramente la modalità di narrazione: è Adso a parlare, così che il lettore vede e sente solo ciò che viene percepito da questo novizio benedettino, che si trova al seguito di un francescano dalla lunga esperienza e dall’acume                                                                            intellettuale strabiliante.

Non è il caso di anticipare altro. Si tratta di un romanzo molto poliedrico, dove confluiscono filosofia, storia, religione e soprattutto mistero e omicidio. Per cui, ce n’è per tutti i gusti!

Non si preoccupino i più pigri e riluttanti a una sana lettura, perché anche per loro c’è un’alternativa. Sono ormai 3 settimane, infatti, che Rai 1 sta trasmettendo tutti i lunedì in prima serata una serie tv dedicata a questo romanzo.


È bene precisare che la trasposizione non è completamente identica al libro (ma d’altronde quanti sono i casi in cui ciò avviene?!). Si deve però riconoscere che la serie risulta essere il più fedele possibile al romanzo di Umberto Eco, da cui sono tratti dialoghi, particolari e tematiche.
Ci sono state delle modifiche abbastanza evidenti, ma bisogna sempre tenere in considerazione che si tratta di un prodotto per un pubblico eterogeneo che potrebbe non gradire le lunghe descrizioni e i dibattiti filosofici presenti nel romanzo. E poi diciamoci una cosa: leggere un libro è diverso da guardare una serie tv, la quale necessita di molta più azione e suspence per catturare l’attenzione dello spettatore.

Un lavoro soddisfacente, dunque, quello dei registi e degli sceneggiatori, a cui va il merito di aver reso fruibile per un pubblico più ampio una storia che non merita di restare tristemente chiusa negli scaffali di una libreria.

 

Nicole Messinò

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