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17/01/2019
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IL SOTTOFONDO DELLE SOTTONE- quando cantare è una RIVINCITA

Uno dei motivi principali per cui ascoltiamo e apprezziamo la musica è che, molto spesso, riconosciamo in essa situazioni ed emozioni che viviamo o abbiamo vissuto in prima persona.

Ed è sempre questo il motivo che spinge gruppi di ragazze dai 15 anni in poi a cantare a squarciagola canzoni vicine al loro sentire in occasione di karaoke, serate italiane o nottate passate in casa in compagnia di patatine, pizza e rancore. Ritengo di poter affermare con certezza che ognuna di noi l’abbia fatto almeno una volta, se vi fa sentire meglio potete giustificare la pietosa performance con il tasso alcolico ma, per quanto riguarda me e le mie amiche, non ne abbiamo mai avuto bisogno e ne andiamo fiere.

Di solito le costanti in queste pittoresche esibizioni sono: uomini stronzi, donne sottone che a un certo punto si ridestano e ritrovano la dignità (o no), notti di fuoco intervallate da notti di lacrime e rimpianto per l’amor proprio smarrito. Per quanto riguarda le improvvisate performers, invece, di solito si distinguono per scarso talento canoro compensato dalla sincera e ostentata identificazione con la protagonista della sfortunata vicenda, sguardi complici scambiati con le amiche che stanno a significare “sì, proprio come quella volta” e risatine tra l’isterico e l’ammiccante.

Per questo a noi di Sex&theSiena sembrava doveroso dedicare del tempo a commentare, in maniera profondamente autocritica e politicamente scorretta (è ovvio), la top 5 dei brani della musica italiana più cantati (o meglio, URLATI) da rancorose e stonate donzelle di tutti i tempi.

5.UN’EMOZIONE DA POCO, ANNA OXA
In fondo alla classifica troviamo un brano senza dubbio singolare, vi consiglio vivamente di non leggere mai con attenzione il testo perché vi imbattereste in una serie di periodi sconclusionati e privi di senso. È tuttavia innegabile che l’aggressività con cui la talentuosa Anna Oxa intona l’incipit della canzone risulta irresistibile per qualsiasi ragazza anche solo vagamente incazzata con un individuo di sesso maschile.
Per non parlare del fatto che pian piano, poi, una serie di luoghi comuni quali “che senso ha dare amore a un uomo senza pietà” trascinerebbero anche la più pacata di noi a seguire  il ritmo di quel “per me, per me”, fino a trasformarla in una baccante urlante e furente.
Il discutibile valore del brano è compensato dall’appassionata condivisione di alcuni imbarazzanti situazioni nelle quali, ahimè, tutte ci siamo trovate, come “invece per me, più che normale che un’emozione da poco mi faccia stare male, una parola detta piano basta già ed io non vedo più la realtà”, parafrasando: se sei in sessione, psicologicamente instabile e soffri di carenza d’affetto ti basta uno sguardo ammiccante (o presunto tale) per immaginarti all’altare con lui e una visualizzazione senza risposta su whatsapp per sentirti tradita, usata, sedotta e abbandonata.

4.GLI UOMINI NON CAMBIANO, MIA MARTINI
In quarta posizione un grande classico firmato Mia Martini, una di noi ma molto più intonata e, probabilmente, ancor più sfortunata. Il motivo del suo successo si intuisce già dal titolo: una chiara e schietta dichiarazione di odio e rassegnazione nei confronti del genere maschile.
Si parte con un disinvolto tuffo nel passato, origine di un complesso di Elettra a causa del quale, se hai un padre stronzo, ti innamorerai del primo stronzo che ti degna di uno sguardo, o meglio “il primo che ti capita e che ti dice una bugia”.
Il testo è costellato da perle di vita quotidiana (anche per una sfigata media); una per tutte: “Gli uomini non cambiano, prima parlano d’amore e poi ti lasciano DA SOLA”, oltre all’agghiacciante veridicità dell’enunciato, da segnalare il ritmo incalzante col quale vanno cantante le ultime due parole della frase, se non avete mai visto una ragazza cantare a squarciagola quel “DDAAA SSSOOOLAAAA” non sapete cosa significhi davvero mescolare rabbia, risentimento e Negroni.
Insomma “Gli uomini non cambiano” è il non plus ultra dell’autocommiserazione, perfetta per animare una serata tra amiche a base di carboidrati e depressione a tema “la colpa è sempre degli uomini”. Cosa volere di più?

3. FOTOROMANZA, GIANNA NANNINI
Sul gradino più basso del podio la nostra Gianna, nata e cresciuta a Siena. È facile pensare che anche lei, come tutte noi, abbia avuto occasione di imprecare tra Banchi di Sopra e Pantaneto in una serata particolarmente sfortunata, perché in questo brano ci riconosciamo alla perfezione: “Se la sera non esci ti prepari un panino mentre guardi la tv, anche tu? Ti addormenti con qualcuno che alla luce del giorno non conosci più, anche tu?”…sì Gianna, anche noi, ma l’ipotesi del panino è certamente la più quotata.
Come dimenticare l’eterno e annoso dilemma, centrale nel brano, del “Ti telefono o no, ti telefono o no, IO NON CEDO PER PRIMA! Mi telefoni o no, mi telefoni o no, chissà chi vincerà?”; per esperienza posso dire che chi esclama con  fierezza “io non cedo per prima!” il più delle volte ben presto cambia idea e si nasconde dalle amiche mentre, mestamente , cede su whatsapp.

Non ho ancora capito se in amor vince chi fugge o se, come dice una mia amica, chi è sincero non fa mai figure di merda, certo è che chi canta a squarciagola Fotoromanza ha ceduto tante volte e di figure di merda ne ha fatte tante.

2.LA BAMBOLA, PATTY PRAVO 
Al secondo posto la bellissima Patty Pravo con un brano del 1968, “La bambola”, che piace principalmente perché dimostra come dal ’68 oggi non sia cambiato un cazzo, oltre al botulino sulla faccia di Patty Pravo.
I temi cardine del brano, che spingono frotte di ragazze inferocite e deluse a cantarla appassionatamente, sono gli alti e bassi emotivi  che una relazione con un individuo fondamentalmente disinteressato comportano (“Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi una bambola, poi mi butti giù, poi mi butti giù come fossi una bambola”), la strafottenza maschile (“non ti accorgi quando piango, quando sono triste e stanca, tu pensi solo per te!”), l’autoillusione che spinge a credere che non si faranno più concessioni che vadano a scapito della propria dignità (“Non ci gioco più quando giochi tu, sai far male da piangere! Da stasera la mia vita nelle mani di un ragazzo no, non la metterò più”….pssss) e, infine, la folle, ridicola speranza che potrai cambiarlo e, udite udite, addirittura farlo innamorare di te (“No, ragazzo no, tu non mi metterai tra le dieci bambole che non ti piacciono più”…e invece sì!).
Insomma, temi sempreverdi, che non perdono significato neanche a 50 anni di distanza, perché il tragico epilogo, diciamocelo, resta sempre lo stesso.

1. MINUETTO, MIA MARTINI
Medaglia d’oro per Mia Martini, la regina indiscussa delle sottone con “Minuetto”. Tutte la conosciamo, tutte l’abbiamo “cantata”, ognuna di noi almeno una volta si è sentita “piccola così”, non negate.
Se ogni brano di cui abbiamo parlato rispecchia un aspetto dell’infelice vita sentimentale di una ventenne, Minuetto fa ancora di più: descrive alla perfezione l’impietosa realtà dei rapporti occasionali o meglio, la realtà di un rapporto ritenuto occasionale solo da una delle due persone coinvolte. Facile indovinare da quale parte si collochi chi canta, commossa e amareggiata: “è un’incognita ogni sera mia…un’attesa pari a un’agonia. Troppe volte vorrei dirti NO, ma poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho”,  scenari del tutto simili si svolgono ogni sera tra le scalinate di fronte al Bibò e Piazza del Campo, dove ragazze fintamente indifferenti si profondono in aperte dichiarazioni di disinteresse nei confronti della loro ultima fiamma, perché “no, cioè basta, non posso stare a sua disposizione”, dicendosi ben contente di passare una serata in compagnia delle amiche nel caso in cui il fusto in questione non si palesasse, salvo poi scomparire con un velocità imbarazzante non appena il suddetto fusto compare dal nulla, deus ex machina.
Se è vero (oh, quant’è vero) che dopo le 2 di notte non succede mai nulla di buono, non c’è da fidarsi dell’improvviso interesse manifestato a tarda notte da chi ti ignora per il resto del giorno (e della serata), eppure ci ritroviamo tute a cantare lo stesso ritornello:”E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai, dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi. Tanto sai che quassù male che ti vada avrai tutta me, se ti andrà per una notte…“.

Tutto sommato è capitato a tutte di sbagliare, sarà capitato a Mia Martini, a Patty Pravo, a Gianna Nannini, così com’è capitato a noi. L’importante è rendersi conto, presto o tardi, che: “rinnegare una passione no, ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te“.

 

 

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